Rojava Siria Turchia

La risposta del Rojava all’occupazione turca: ‘resisteremo e vinceremo!’

L’invasione dell’esercito turco nel cantone kurdo di Afrin, nel nord della Siria, sta mietendo vittime tra i civili. Mentre i media legati ad Ankara stanno costruendo false informazioni sul campo, monta la resistenza popolare.

di Marco Marano

Bologna – La guerra del presidente sultano turco Erdoğan contro il popolo kurdo sabato 20 gennaio è entrata nel vivo. Dopo un’avanzata sul campo da parte non dell’esercito ma delle milizie affiliate alla Turchia chiamate “Esercito Siriano Libero”, prontamente respinte dalla YPG, le “Unità di Protezione del Popolo”, sono entrati in azione i jet. Questi hanno potuto penetrare lo spazio aereo grazie alla ritirata dell’apparato militare russo che di esso ne aveva la responsabilità. Così i primi villaggi sono stati bombardati, mietendo, in due giorni, una ventina di vittime tra donne e bambini. La Turchia, con la sua narrazione costruita ad hoc, ha dichiarato di aver colpito solo postazioni terroristiche. La manipolazione informativa ridefinisce la realtà proponendo la visione di un popolo che in quanto kurdo è terrorista. Ecco perché anche se vengono uccisi donne e bambini si parla di terroristi.

La resistenza è giusta”

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Siamo un popolo che difende la libertà. La nostra posizione è stata chiara sin dall’inizio. Resisteremo agli attacchi di invasione da parte dello stato turco. Insieme al nostro popolo, aumenteremo la nostra resistenza. Questa non è la prima né l’ultima resistenza per noi. Lo spirito di resistenza sviluppato a Kobanê crescerà in Afrin e conseguirà la vittoria. Attingiamo la nostra forza e il nostro morale dalla nostra gente. La vittoria sarà certamente nostra. Perché la nostra resistenza è legittima. ”

E’ quanto dichiarato all’agenzia di stampa kurda ANF il generale delle YPG Sipan Hemo. L’offensiva avviata nella mattina di sabato, ha visto l’impiego di mortai, bombardamento aereo con 32 caccia e combattimenti sul campo.

Un’operazione annunciata

Free Syrian Army fighters head towards Afrin as part of the Turkish operation _AP

L’operazione bellica denominata “Ramo d’ulivo”, ha lo scopo, a quanto dichiarato dal ministro della difesa turco Binali Yildirim, di creare una “zona di sicurezza” con una profondità di 30 km dal confine. Non esistendo una motivazione legata ad un principio di realtà, è chiara la volontà, da sempre manifestata da parte del sultano, di far crollare il progetto di confederazione democratica multiconfessionale e multietnica, creata in Rojava dal popolo kurdo.

Gli attori in campo

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Gli attori in campo si stanno defilando dalle proprie responsabilità. La Russia, come detto, si è ritirata dallo spazio aereo, dando mano libera alla Turchia. Sipan Hemo: “Per due anni le forze russe si sono recate ad Afrin e hanno affermato che essi stessi avrebbero risolto determinati problemi di collaborazione con i kurdi. Hanno costantemente detto che una soluzione senza kurdi non è possibile… Avevamo alcuni accordi con la Russia. Ma essa improvvisamente li ha trascurati e ci ha tradito. Ci hanno chiaramente venduto. Perché erano soliti dire che una soluzione senza kurdi non è possibile e affermavano che avrebbero risolto i problemi insieme ai kurdi. Ma ciò che sta accadendo ora ha rivelato gli intenti della Russia “.

Dall’altro lato, gli Stati Uniti invitano alla moderazione, di fatto lasciando campo aperto alla Turchia, dopo aver smentito, per le proteste di Ankara, la costituzione di un esercito di frontiera di 30mila uomini, nel nord della Siria, formato anche dai kurdi.

Sarà interessante vedere il dopo Afrin, poiché la Turchia ha annunciato dopo di voler occupare Manbij, città che attualmente vede la presenza del maggior contingente americano, insieme alle SDF, l’esercito multietnico a guida kurda. La Francia ha chiesto formalmente l’arresto delle operazioni belliche, convocando una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La guerra mediatica

A Turkish military convoy arrives at an army base in the border town of Reyhanli near the Turkish-Syrian border in Hatay province, Turkey January 17, 2018 © Osman Orsal_Reuters

Poi, vi è la guerra mediatica, funzionale a ribaltare il sistema dei significati. La trasformazione di un popolo che combatte da un secolo per affermare la propria autonomia e autodeterminazione è stata portata avanti negli ultimi trent’anni in Turchia dal PKK, il partito dei lavoratori kurdi, il cui leader è Ocalan, prigioniero delle galere turche, in quanto terrorista. Se il PKK ha condotto le sue battaglie anche attraverso forme di lotta armata, l’assioma che il popolo kurdo e le sue istanze di autonomia siano terroristiche è ormai una “realtà” conclamata a livello mediatico.

Ancora Sipan Hemo: “Nessuna delle informazioni pubblicate negli organi di informazione sotto il controllo di Erdoğan ha alcun legame con la verità. Quello che sta succedendo oggi ad Afrin è il massacro di civili. Inoltre, attraverso i media, per due mesi, hanno cercato di creare le basi per l’invasione di Afrin, con quello che stanno producendo e cioè i massacri… Il fatto è che Erdoğan denota i civili massacrati come “combattenti” perché vede tutti i kurdi come combattenti. È così che pensa di avere il diritto di uccidere qualsiasi Kurdo. Ecco perché insiste nel chiamare i civili da massacrare “combattenti” e “soldati”. Ma la verità è che Erdoğan prende di mira villaggi e città e uccide i civili”.

Il depistaggio

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Il portale di notizie Sputnik, filo-turco, ha dato una notizia assolutamente falsa allo scopo di fiaccare la resistenza kurda: “Jaysh al-Thuwar, uno dei più grandi gruppi all’interno delle Forze Democratiche Siriane, ha cambiato volto e si è unito alle forze sostenute dalla Turchia”.

Le SDF, all’interno del quale esistono oltre che i kurdi anche altre etnie, rappresentano il vero esercito regolare del Rojava. Così il comandante Hecî Ehmed delle SDF si è premurato a rispondere: “ Le notizie che riguardano Jaysh al-Thuwar non hanno nulla a che fare con la verità, sono completamente inventate… Stiamo agendo insieme alle altre forze di difesa di Afrin. Abbiamo vissuto insieme in queste terre per anni e stiamo combattendo fianco a fianco contro il nemico. La nostra lotta continua. Continueremo a combattere anche in futuro. Le dichiarazioni fatte per nostro conto non sono altro che una bugia. Hanno davvero bisogno di queste bugie. Vogliono dare il morale alla loro parte e demoralizzare il nostro popolo”.

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