La lunga estate calda delle post-democrazie

di Marco Marano

La carovana dei migranti sul ponte che segna il confine tra Guatemala e Messico_Ciudad Hidalgo_ 20 ottobre 2018_Pedro Pardo_Afp

PIANO DI LAVORO

I migranti e le leve del Potere nelle post-democrazie

L’inizio della fine

L’Europa non è dei popoli

L’eterogenesi dei fini nella  cultura liberale

Migrazioni, media e potere

La verità ed il suo contrario

I sovranismi anti-costituzionali nell’epoca delle post-democrazie

I caratteri delle post-democrazie

L’Ungheria caposcuola di sovranismo

Come svuotare le democrazie rappresentative

La lunga estate calda

Gli Stati federati contro Trump

Il paradosso italiano

Dalla Russia con poco amore: vietato protestare

Ricatti, reverenze e crudeltà tra Usa e Guatemala

Quella lunga estate calda del sovranismo internazionale

Nei “porti sicuri” si continua a morire

Strage di migranti in un lager del governo Serraj

Richiedenti asilo come carne da macello

La guerra aerea per risolvere il conflitto civile

Chi rivendica la difesa dei diritti umani?

Ancora 150 morti ‘ammazzati’ nel Mediterraneo

Un eccidio come gli altri

I migranti carne da macello dei contendenti

Dalla crisi migratoria alla crisi umanitaria

Uno scempio utile a tanti

La comandante che ha salvato l’onore europeo

Quei migranti calpestati in tutto il mondo

I diritti lesi dei migranti latinoamericani

A caccia degli immigrati Usa

Le deportazioni Usa innescano lo scontro nel paese

I primi morti dopo l’accordo killer Usa Messico sui migranti

Quell’umiliazione che passa dall’attesa forzata

Fuga per la morte

La difficile interpretazione della realtà

Migliaia di dollari chiesti dal Salvador per il rientro delle salme

Retate di massa e deportazioni al confine tra Usa e Messico

La retata negli hotel

Trasferiti nei campi profughi

Per ora negli States solo annunci di rastrellamenti

Migrazione e sicurezza parole d’ordine latinoamericane

Il caos centroamericano voluto da Trump

Il caso brasiliano: dal golpe istituzionale alla distruzione del pianeta

Come uccidere un senzatetto nel Brasile di Bolsonaro

Il far west brasiliano

Il valore della vita di un senzatetto

Un paese militarizzato

Conferme sull’assassino di Marielle Franco, vicino ai Bolsonaro

La prova che inchioda l’assassino

Quelle armi lanciate in fondo al mare

In condominio con la famiglia Bolsonaro

La resistenza degli artisti brasiliani per la liberazione di Lula

Una festa per la democrazia scippata

La nascita di un nuovo blocco sociale

La chiave di lettura del nostro mondo

Svelato il golpe contro Lula: l’accusatore diventa accusato

Le dinamiche del golpe giudiziario

Come impedire l’elezione d’un presidente

Chi sta con chi?

Inventata la corruzione di Lula con un articolo di O Globo

Come incastrare Lula?

Non ci sono documenti, basta un articolo

I nuovi dettagli di Intercept: come screditare Lula sui giornali

Una strategia di comunicazione contro Lula

Contro lo stato di diritto

Spostare l’attenzione lontano da Moro

Quella cocaina nell’aereo del presidente brasiliano Bolsonaro

Una rete internazionale di narcotraffico

Un sistema militare corrotto

La guerra personale alle favelas

Lo strano caso di uno stato di diritto oligarchico

No es fuego es capitalismo

 

C_2_articolo_3152605_upiImagepp

I migranti e le leve del Potere nelle post-democrazie

 Iniziamo un viaggio attraverso i meccanismi che dal 2015 hanno determinato il sovvertimento delle tradizionali democrazie europee, e più in generale occidentali, in post-democrazie, insieme all’inabissamento dei governi progressisti latinoamericani, che ha generato lo stesso effetto.

L’inizio della fine

Il 2015 è l’anno di svolta del processo di passaggio delle democrazie occidentali in post-democrazie.  E’ l’apice della guerra in Siria, tale da provocare l’esodo massiccio dei rifugiati in Europa, al punto da inaugurare la narrazione dell’invasione. Un apice che innesca i meccanismi di sfaldamento dell’Unione europea, all’interno del quale le variegate realtà nazionali si riposizionano, sia culturalmente che politicamente.

E’  l’anno dell’affermazione del cosiddetto “sovranismo”, che all’indomani della crisi economica europea, grazie al riemergere dei movimenti fascisti o neofascisti, individuano nei processi migratori il “nuovo nemico” che l’Europa ha il dovere di combattere…

In tal senso, la fragilità della situazione storica è connotata dalla sfiducia dei popoli continentali nei confronti della governance europea, rappresentata dalla troika: Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.

Questo perché tali organismi internazionali, e quindi sovranazionali, hanno imposto, per rientrare economicamente dalla crisi, politiche così restrittive, al punto da cambiare la visione del futuro da parte dei cittadini europei: il fantasma è diventato il caso greco, che ha terrorizzato i popoli continentali.

L’Europa non è dei popoli

Se gli organismi internazionali hanno in qualche modo scoperto le carte, chiarendo che gli interessi in gioco non erano configurabili con la salvaguardia dei popoli ma con quella delle oligarchie economiche e finanziarie, l’esplosione dei processi migratori ha in qualche modo aperto una prateria in relazione alle dinamiche del consenso.

Il sovranismo, cioè l’idea che le singole nazioni debbano chiudersi al mondo, innalzando quelle frontiere abbassate dalla globalizzazione economica, da un lato, ma anche dai patti europei degli anni novanta, dall’altro, si è facilmente trasformato in odio per chi viene da “laggiù”…

Il paradosso è che la globalizzazione delle merci ha promosso un modello di società dove la monetarizzazione dei processi sociali ha sostituito il legame sociale… In questo scenario la massificazione degli affari legati alle armi ha fomentato guerre e disastri proprio in quei paesi da cui la gente fugge… Poi ci sono gli affari legati alle risorse naturali cosa che ha determinato una sorta di nuovo colonialismo, con la benevolenza di dittatori spietati, che si fanno chiamare presidenti, tramandandosi il potere per generazioni, o acquisendolo  grazie al sistema militare… La vicenda dell’Egitto di Al-Sisine è la rappresentazione plastica, al punto che per salvaguardare gli affari italiani si è sacrificata la verità su Giulio Regeni…

Ma ci sono altre vicende di dittature come l’Eritrea o l’Etiopia o il Niger o la Nigeria, per non parlare della Libia, il Congo, ecc… che vedono i paesi europei, con l’Italia in testa, stendere  accordi e patti antimigrazioni, prima con il piglio della sicurezza, poi con la grottesca motivazione dell’aiutiamoli a casa loro, finanziando “i vari Totò Riina” che stanno al potere, permettendogli di usare questi danari nei loro conti off-shore.

Ma intanto cresce l’odio verso il nemico migrante, massimo ribaltamento del sistema di significazione… Odio verso il nemico da combattere, tipico della sottocultura fascista: c’e un NOI e c’è un LORO, quindi o noi o loro…

Attraverso questo meccanismo mistificatorio, in molti paesi europei si sono riaffacciate le organizzazioni di estrema destra e neofasciste che sono riuscite a consolidare serbatoi di consenso, che gli stessi partiti tradizionali, dalla destra alla sinistra, hanno rincorso.

L’eterogenesi dei fini nella  cultura liberale

Questo elemento ha accentuato l’eterogenesi dei fini nella cultura liberale e libertaria tipica della tradizione europea, la medesima da cui sono nate le costituzioni nazionali, all’indomani della rivoluzione francese, a cui l’Europa fa riferimento.

In tal senso possiamo parlare di “ribaltamento dei sistemi di significazione della civiltà alfabeta”. In realtà non è la prima volta che tale ribaltamento viene storicamente innescato. Infatti questa espressione fu coniata dal massmediologo Marshall McLuhan per definire gli effetti della propaganda nazionalsocialista, architettata da Joseph Goebbels, durante gli anni trenta.

A quell’epoca ciò fu possibile soprattutto per il fatto che i tre principali mezzi di comunicazione di massa, stampa, radio e cinema, erano univocamente in mano al regime. Soprattutto la funzione della radio ebbe un’importanza sostanziale nel ribaltamento dei significati, nella costruzione dell’ingegnere delle anime che poi era l’uomo del destino: Adolf Hitler…

Ma oggi tale ribaltamento com’è stato possibile, in una società della comunicazione massificata, dove tutto è comunicabile al punto da annientare la linea di separazione tra spazio pubblico e spazio privato…?

Una delle leggi fondamentali della Communication Research ci dice che il surplus di informazioni genera disinformazione: la pioggia di informazioni, spesso inventate, attraverso la moltiplicazione dei media di massa ma anche dei nuovi sistemi di comunicazione massificata legati al web, determina caos sociale che se direzionato, in una situazione di anomia sociale, cioè assenza di norme sociali condivise, come quella che stiamo vivendo in questo tempo storico, può essere deflagrante…

Migrazioni, media e potere

Se questo è un paradigma decisivo per comprendere il ribaltamento dei significati, non basta a spiegare come questo abbia potuto imporsi nel giro di pochi anni. In tal senso in aiuto ci viene il giornalista anglosassone Daniel Trilling, collaboratore del quotidiano The Guardian, il quale ha elaborato una ricerca dal titolo: “Lights in the Distance: Exile and Refuge at the Borders of Europe”.

Dice Trilling: “I termini che circondano la migrazione sono indissolubilmente legati al Potere, così come il modo in cui le nostre organizzazioni mediatiche scelgono di diffonderli (…) L’effetto, troppo spesso, era di inquadrare queste persone appena arrivate come altregente di “laggiù”, che aveva poco a che fare con l’Europa stessa perché  estranea, persino antagonista, alle sue tradizioni e cultura”.

Trilling ci dice che le stesse testate giornalistiche di tradizione liberale hanno seguito la stereotipia sovranista ribaltando il sistema di significazione della tradizione culturale europea: Lo spostamento (migrazione ndr)  non è solo una caratteristica della vita delle persone provenienti da altre parti del mondo; è stata anche una parte importante e recente della storia dell’Europa. E ciò che ha mantenuto in vita le persone, ciò che ha preservato le tradizioni e permesso alle persone di costruire identità e realizzare il loro potenziale, è la solidarietà: il desiderio di difendersi l’un l’altro e di lavorare verso obiettivi comuni”.

E ancora: “Se arriviamo a vedere la cultura in questo modo – come qualcosa di fisso e strettamente limitato dalle ideologie della razza e della religione, o come mezzo per le parti ricche del mondo per difendere i loro privilegi – allora siamo diretti verso ulteriori, maggiori disastri. L’ironia è che puoi credere in questa visione solo se ignori non solo la storia dell’Europa, ma anche il suo presente”. 

La verità ed il suo contrario

E già il suo presente. Ma a quale presente fa riferimento Daniel Trilling?

“L’Europa ha svolto un ruolo chiave, storicamente, nella formazione di un mondo in cui il potere e la ricchezza sono distribuiti in modo diseguale e le potenze europee continuano a perseguire politiche di commercio di armi che hanno contribuito a causare i conflitti e l’instabilità da cui molte persone fuggono (…) Movimento, scambio, nuove connessioni, creazione e rifacimento della tradizione: queste cose stanno accadendo intorno a noi e coinvolgono già persone che sono state attratte qui da altre parti del mondo da legami non solo di conflitto ma di economia, storia, lingua e tecnologia”. 

Ma il paradigma legato al ribaltamento del sistema di significazione non è il solo che caratterizza questo tempo storico. Gli altri due possono essere rappresentati nella affermazioni di leggi liberticide che aggirano i dettati costituzionali e in un sistemi corruttivi nazionali strutturati. Con questi due paradigmi si entra in pieno nell’epoca delle post-democrazie.

 

328b0232-c822-474d-8daf-92032d80e811

I sovranismi incostituzionali nell’epoca delle post-democrazie

La rimozione delle regole costituzionali e dei suoi valori sottesi, da parte di tutti gli attuali governi sovranisti, viene attivata attraverso la mistificazione del rapporto tra la dimensione della sicurezza e quella della legalità.

Se, come abbiamo visto nella prima parte di questo raccontol’epoca delle post-democrazie si caratterizza per il ribaltamento dei significati della società alfabeta, l’altro elemento, di pari passo, che le contraddistingue, è sicuramente l’esautorazione delle carte costituzionali, attraverso legislazioni liberticide.

I caratteri delle post-democrazie

Fondamentalmente, ciò avviene mediante il ribaltamento di un paradigma sostanziale della civiltà liberale, cioè quello di legare il concetto di sicurezza sociale a quello di legalità.

Sappiamo che i due ambiti, in una società democratica, non possono e non devono essere l’uno la diretta conseguenza dell’altra, poiché esprimono precetti che attengono la prima alla gestione dell’ordine pubblico, la seconda alla dimensione etica della società: dai comportamenti privati a quelli pubblici.

La loro unione, si traduce nella realtà come una “mistificazione dei valori democratici”, poiché va contro la mission stessa di una società liberale, e ciò significherebbe la deviazione verso una società etica, che storicamente ha prodotto i totalitarismi…

La Corte costituzionale ungherese: nessuno ha il diritto di essere povero

Il primo ad innescare questo processo è stato Viktor Orbán in Ungheria, che tra il 2013 ed il 2015, ha praticamente sovvertito l’ordine costituzionale, trasformando gradatamente, a colpi di maggioranza parlamentare, la legge fondamentale, con i contrappesi, sbilanciati a suo favore.

Ma non si è fermato a questo. Dal punto di vista dei principi fondamentali, ultimamente ha imposto di inserire nella Costituzione magiara il divieto di povertà, con il conseguente l’arresto dei senza dimora: mistificazione valoriale

Il divieto di povertà nei confronti dei senza dimora è stato inserito all’interno della carta costituzionale nel 2018, attraverso il settimo emendamento. In seguito a questo provvedimento, già dallo scorso autunno, nella metropolitana di Budapest parecchi senza dimora sono stati arrestati.

Così l’Infractionment Task Force, il comitato ungherese di Helsinki, per la salvaguardia dei diritti e della libertà, ha dichiarato inaccettabile e inapplicabile il settimo emendamento.

Ma in soccorso del leader sovranista ungherese è arrivata la decisione della Corte Costituzionale magiara che sottolinea la perfetta costituzionalità del provvedimento.

Come svuotare le democrazie rappresentative

Se la situazione ungherese ha consentito colpi di mano radicali del processo costituzionale, gli altri paesi si sono dovuti adattare al fatto che le loro maggioranze non hanno potuto sovvertire, fino ad oggi, le leggi fondamentali.

La tecnica usata dai governi sovranisti, in tutti i paesi del mondo, è quella di narrare la salvezza della patria contro un nemico ideale: i poveri o i migranti. Con questo escamotage narratologico, viene usato l’involucro delle democrazie rappresentative, per poi svuotarle dei suoi contenuti, attraverso, appunto, il sovvertimento dei significati e la mistificazione dei valori sociali tradizionalmente condivisi.

Ma bypassare i dettati costituzionali vuol dire innescare fisiologicamente scontri istituzionali tra varie componenti, prima delle quali la magistratura. Essa è chiamata a dirimere conflitti tra stato e singoli comuni, o fra stati e regioni, e ancora, nei sistemi federali, tra stati federali e governo nazionale.

La lunga estate calda

L’estate del 2019 si è dimostrata quanto mai rivelatrice di questa dimensione portata avanti da tutti i governi sovranisti: dall’Italia al Brasile, dagli Stati Uniti ai paesi centro-americani, fino alla Russia e alla Turchia, paese palesemente autoritario.

Due notizie di questi giorni che riguardano gli Stati Uniti e l’ Italia, raffigurano precisamente queste crescenti realtà, laddove sono i sistemi giudiziari a fare la differenza, che, quando non sono corrotti come si è scoperto in Brasile, rispondono alla logica della separazione dei poteri, smentendo le leggi “etiche” liberticide e anticostituzionali.

Gli Stati federati contro Trump

New York, Connecticut, Vermont, California, Pennsylvania, Washington, con un’altra decina di Stati, insieme alla città di New York, hanno sottoscritto una causa legale contro la Casa Bianca.

La norma che ha fatto imbestialire i governatori ed il sindaco della grande mela,  vieta la concessione della residenza permanente agli immigrati e di conseguenza impedisce l’erogazione dei servizi sociali  legati  all’assistenza pubblica, sia dal punto di vista medico, passando per i buoni pasto, ma anche in merito all’indennità di alloggio. Una norma questa che dovrebbe entrare in vigore nel mese di ottobre, il cui senso è quello che gli immigrati non devono essere un onere pubblico, anche se pagano le tasse.

Le dichiarazioni di anticostituzionalità da parte del Procuratore generale di New York, la democratica Letitia James, rappresentano lachiave di lettura delle post-democrazie: “Generazioni di cittadini sono arrivati ​​sulla costa di Ellis Island con nient’altro che un sogno tra le braccia (…) Gli sforzi a malapena velati dell’amministrazione Trump, per chi deve entrare negli Stati Uniti, che soddisfano i suoi restrittivi requisiti etnici, razziali ed economici, sono una chiara violazione delle nostre leggi e dei nostri valori“.

Il paradosso italiano

Proprio in questi ultimi tre giorni è tornato alla ribalta il tema controverso del “porto sicuro” italiano…

La Open Arms, nave di una Ong spagnola, ha salvato un centinaio di persone nel Mediterraneo, tenute 19 giorni in mare senza poter sbarcare. Ora, analizzando i passaggi di questa vicenda, si comprende perfettamente come il sistema istituzionale italiano sia stato fatto implodere in modo deliberato, creando una situazione sociale paradossale.

Sullo sfondo ci sono i decreti sicurezza voluti dall’ex, o quasi, ministro degli interni, dove, in sintesi, viene impedito il salvataggio dei rifugiati in mare, ma anche l’approdo in un porto sicuro italiano. Già di per sé è sotto gli occhi di tutti come queste due leggi vadano in senso contrario a vari articoli della Costituzione italiana. A ciò si aggiunga la catena di comando, che parte dal ministro e raggiunge, a caduta, i suoi funzionari e dirigenti, che si sono resi responsabili di vietare un attracco che non poteva essere vietato dalle leggi superiori e vigenti: trattati internazionali e dettato costituzionale.

In linea, quindi, con gli ordini di un ministro, che ha chiesto pieni poteri, la magistratura di Agrigento ha prima aperto un fascicolo contro ignoti, indirizzato ad indagare sul comportamento della Ong, per favoreggiamento dell’emigrazione clandestina, rispondendo così alla legge liberticida. In un secondo momento però, ne ha aperto un altro opposto per sequestro di persona, violenza privata, omissione e rifiuto di atti d’ufficio, rivolto chiaramente alla catena di comando. Tutto ciò dopo che il Tar del Lazio, su vertenza della Ong, legittimava la nave ad entrare nelle acque territoriali. Infine, il giudice Patronaggio, sempre dopo denuncia della Ong, recandosi direttamente nella nave, valutava l’urgenza di fare sbarcare le persone…

Dalla Russia con poco amore: vietato protestare

Olga Misik è un’adolescente di 17 anni diventata simbolo della resistenzaall’oppressione della polizia in Russia: la foto della ragazza che legge la Costituzione, a causa degli arresti  del 27 luglio è diventata virale.  La manifestazione era stata convocata dagli oppositori al regime per contestare contro l’esclusione deliberata degli esponenti anti-Putin alle elezioni comunali di Mosca, in programma l’8 settembre di quest’anno.

Così, la polizia fermava e arrestava un migliaio di manifestanti. La ragazza decideva di inscenare una sua personale protesta. Si sedeva per terra per  leggere la Costituzione russa, laddove afferma il diritto di organizzare manifestazioni pacifiche: arrestata anche lei…

Ma il metodo degli arresti come strumento politico il regime di Putin lo utilizza anche nei confronti dei funzionari governativi, nel contesto delle lotte intestine per il potere tra gli oligarchi. In questo caso abbiamo il terzo pilastro delle post-democrazie: un sistema corruttivo strutturato.

Lo scienziato politico ed economista Kirill Rogov, così spiega questo fenomeno: “La proliferazione di accuse contro alti funzionari mira a mantenere la tensione in tutta l’élite, un senso di terrore ‘leggero’. L’obiettivo è garantire la lealtà dell’élite e la stabilità del sistema mediante la minaccia permanente. In precedenza, la promessa di arricchimento era sufficiente per mantenere la coesione, ora dobbiamo aggiungere la paura”.

Ricatti, reverenze e crudeltà tra Usa e Guatemala

Il caso del Guatemala si annoda sull’incostituzionalità di leggi liberticide messe in atto dai due paesi: l’uno ha seguito l’altro. Lo scontro istituzionale guatemalteco, tra il governo dell’uscente Presidente Jimmy Morales, e la Corte Costituzionale del paese centro-americano, nasce in seguito all’accordo con Washington per dichiarare il Guatemala “paese sicuro”, al fine di fermare lì i migranti che provengono da El Salvador e Honduras, per chiedere l’asilo politico. Accordo che la Corte Costituzionale ha rigettato.

Questo patto scellerato nasce in seguito ad una ordinanza dell’inquilino della Casa Bianca, che a detta di tutti i giuristi avrebbe forti elementi di incostituzionalità, secondo cui chi arriva negli States passando da un altro Stato, non può chiedere la protezione internazionale. In tal senso Trump ha imposto il Guatemala come sponda per contenere i migranti, una cosa molto simile all’accordo che la Germania, per conto dell’Europa, ha firmato con la Turchia, in cambio di vari milioni di euro, per fermare lì i richiedenti asilo siriani…

La sintesi di questo accordo può così essere descritta: un salvadoregno che scappa da un paese dove i territori sono governati dalle gang, che ai semplici cittadini impongono il pizzo anche per respirare, pena la morte, va a chiedere asilo in un paese dove più della metà della popolazione è sotto la soglia di povertà… Dove le gang, anche legate agli apparati di sicurezza, esercitano violenza sulla società, con un alto tasso di omicidi…

Il ricatto dell’amministrazione americana, comunque ben accolto dall’ex Presidente Morales, si fondava sulla possibilità, se l’accordo non fosse passato, di imporre tasse sulle rimesse dei cittadini guatemaltechi residenti negli Usa. Come incentivo Trump garantiva una serie di benefit come permessi di soggiorno a gogò per attività lavorative nel settore agricolo.

Così la Consulta guatemalteca: “Per motivi di cittadinanza e nell’attuale congiuntura, esortiamo tutti i funzionari pubblici ad assumersi le proprie responsabilità in conformità con la Costituzione e le altre leggi della Repubblica”.

 

safe_image

Quella lunga estate calda del sovranismo internazionale

L’estate 2019 verrà probabilmente ricordata per la crudeltà dei governi sovranisti, statunitense e italiano, dopo avere imposto politiche liberticide che hanno causato morti e persecuzioni, nei rispettivi paesi di confine: Guatemala, Honduras, El Salvador, Messico da un lato, Libia e Tunisia dall’altro.

Nei “porti sicuri” si continua a morire

In quelli che il governo sovranista italiano ha continuato a considerare “porti sicuri”, in realtà si è continuato a morire:  Tunisia e  Libia. In quest’ultimo caso, i migranti sono stati usati come scudi umani dal governo Serraj, titolare dei lager dove si trovano per essere torturati o venduti circa 7000 persone tra uomini donne e bambini. E’ lui infatti che ha minacciato, un giorno si e l’altro pure, di liberare gli “ostaggi”, per farli imbarcare verso l’Europa, con i clan alleati che gestiscono “le partenze”.

Poi, c’è il generale Haftar, che non si pone alcun scrupolo a lanciare bombe sui lager, senza nessuna pietà. Ma secondo l’Onu sarebbe solo lui a commettere i crimini contro l’umanità, e non il governo Serraj, da esso legittimato.

Strage di migranti in un lager del governo Serraj

Nel “porto sicuro”, il 2 luglio, un raid aereo dell’Esercito Nazionale Libico, al comando del generale Haftar, ha fatto strage di richiedenti asilo provenienti dal corno d’Africa, rinchiusi in uno dei lager controllato dal Governo di Accordo Nazionale.

40 persone uccise e 80 ferite, tutti uomini adulti, è il risultato di un raid aereo effettuato ieri, in un campo di detenzione per migranti a Tripoli, controllato dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Sarraj, nei pressi di un campo militare, nel sobborgo orientale di Tajoura.

Richiedenti asilo come carne da macello

La responsabilità dell’attentato è da assegnare all’Esercito Nazionale Libico (LNA), del generale Khalifa Haftar, all’attacco della capitale libica, all’interno di una guerra civile che ha come mission il controllo dei giacimenti petroliferi.

Il centro di detenzione, che ha più le caratteristiche di un lager, è occupato da 600 persone, l’ala colpita dal raid aereo ne conteneva 150 circa, provenienti da Sudan, Somalia ed Eritrea, paesi dove i diritti umani sono calpestati e la sicurezza delle persone è messa in serio rischio, tra dittatori, instabilità e guerre jihadiste…

La guerra aerea per risolvere il conflitto civile

Il comandante dell’aeronautica dell’Esercito Nazionale Libero, aveva dichiarato che i “mezzi tradizionali per liberare Tripoli si sono esauriti…” Quindi, ha annunciato la campagna aerea per risolvere il conflitto civile, in luoghi della città definite “aree di confronto”. In tal senso il lager si trova dentro una di queste aree, poiché adiacente ad un campo militare. Così, l’ufficiale, ha invitato la cittadinanza a non circolare in queste zone.

Chi rivendica la difesa dei diritti umani?

La scena che si è presentata ai soccorritori è stata quella di una montagna di macerie dove le persone detenute sono rimaste sepolte. I militari di Serraj accusano Haftar di crimini contro l’umanità, poiché già da aprile colpiscono coscientemente aree residenziali. C’è da dire che, certo, in fatto di crimini contro l’umanità, il governo di Serraj, non è che possa deresponsabilizzarsi, dato che nei suoi lager, ci sono richiedenti asilo provenienti da aree instabili e pericolose per i civili: dall’Africa sub sahariana al corno d’Africa. Questi sono trattati come carne da macello, umiliati, torturati, taglieggiati, stuprati, regolarmente…

Secondo l’UNHCR, l’Agenzia l’Onu per i rifugiati, ci sono 3500 richiedenti asilo nei lager di Tripoli vicino a queste “aree di confronto”…

Ancora 150 morti ‘ammazzati’ nel Mediterraneo

La nuova tragedia del mare, del 25 luglio, ha  raccontato di 150 morti tra uomini, donne e bambini. La particolarità di questa strage è segnalata dal fatto che mentre accadeva, gli stati europei giocavano a rimpiattino con il governo sovranista  italiano, che continuava a negare i cadaveri nel Mediterraneo.

Un eccidio come gli altri

I numeri e le immagini di questo eccidio del mare nel Mediterraneo sono impietosi: due barche che trasportavano circa 300 persone sono affondate a 120 km a est di Tripoli; di questi 150, compresi donne e bambini, sono annegati, mentre altre  145 sono riusciti a salvarsi, secondo il triste conteggio dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM). I sopravvissuti, sono stati soccorsi dai pescatori locali, poi raccolti dalla Guardia Costiera libica, che li ha riportati nei centri di detenzione.

La maggior parte di questa gente proveniva da paesi ad alto rischio per guerre, instabilità e dittature come Sudan, Eritrea, Etiopia, Palestina. L’agenzia Associated Press ha sentito un sopravvissuto eritreo: “Nel pomeriggio, siamo partiti dalla Libia per andare in Italia, ma dopo un’ora la nave ha iniziato ad affondare e la maggior parte delle persone è annegata“.

I migranti carne da macello dei contendenti

A fine agosto si registravano un migliaio di morti nel Mediterraneo nel solo 2019. Ma il governo sovranista italiano continuava a negare che nel Mediterraneo si continua a morire, poi però parlava ancora di emergenza migratoria, per legittimare il proprio autoritarismo.

Dalla crisi migratoria alla crisi umanitaria

Dovrebbero essere circa 6000 i rifugiati rinchiusi dentro i centri di detenzione. In tutto ci  sono 50.000 rifugiati registrati in giro per il paese, uno dei più insicuri del mondo. Questi diventano carne da macello dei due leader che si stanno combattendo, all’interno della guerra civile: scudi umani di Serraj e bombardamenti di Haftar. La  storia da raccontare è che si è passati dalla crisi migratoria inventata alla crisi umanitaria vera.

Uno scempio utile a tanti

A nulla valgono le richieste da parte dell’Onu di costruire canali umanitari per far fuoriuscire dai lager libici gli “schiavi” detenuti. Ma le Nazioni Unite hanno anche sollecitato l’Unione europea a smettere di sostenere la Guardia costiera libica, visto che è parte in causa di questa tragedia umanitaria, cerniera tra i clan che gestiscono i barconi e il governo di accordo nazionale, di questi alleati, che usa i migranti come merce di ricatto.

La comandante che ha salvato l’onore europeo

La vicenda della Sea-Watch 3, la nave guidata dalla giovane comandante tedesca Carola Rackete, a cavallo tra giugno e luglio, è probabilmente la storia più rappresentativa della lunga estate calda del sovranismo europeo. Se da un lato il decreto sicurezza del ministro leghista Salvini, consente di far implodere il sistema istituzionale italiano, come fu per la nave Diciotti, e per tutte le azioni relative ai “porti chiusi”, questa vicenda, come altre, è diventata un boomerang per il governo razzista italiano.

L’aspetto grottesco è relativo al fatto che la schiera di avvocati delle Ong presenti nel Mediterraneo, comprendendo l’impossibilità di applicare delle leggi che vanno contro il dettato costituzionale e i trattati internazionali, hanno sfidato il governo razzista, facendo cadere in contraddizione il sistema istituzionale.

Quando la manovra di attracco della comandante ha rischiato di schiacciare una motovedetta della Guardia Costiera, il sistema istituzionale italiano ha iniziato ad implodere su se stesso, inventando l’accusa di aver praticamente innescato un atto di guerra contro una “nave da guerra”.

Quando poi qualcuno faceva notare che una motovedetta della Guardia costiera non è per niente una nave da guerra, la donna era già in manette per rispondere alle accuse di favoreggiamento dell’emigrazione clandestina, e varie, oggetto di bestiali insulti da parte dei militanti fascio-leghisti che l’attendevano sulla banchina del porto: il richiamo allo stupro da parte dei “negri”, del resto è il loro motivo dominante…

Le accuse sono state rigettate al mittente dalla Gip siciliana che si è occupata del caso, la quale non poteva fare altro che rilasciare la comandante con tante scuse, per il semplice fatto che le leggi superiori, Costituzione e trattati internazionali, non possono essere ignorati da leggi nazionali…

Se questa è la descrizione della vicenda, dal punto di vista cronachistico, il racconto fatto dal giornale Le Monde ci riporta dentro la scottante realtà del sovranismo italiano… Il quotidiano francese parla esplicitamente della comandante come di colei che ha “salvato l’onore dell’Europa”, cioè di quella tradizione europea, nata all’indomani della rivoluzione francese, dove i diritti fondamentali non possono essere evasi.

“Carola Rackete ha osato sfidare un governo che ha violato i principi di base del salvataggio e del primo ricevimento. Salva così il nostro onore, l’onore perduto dell’Europa. Ciò sconvolge la politica cieca del “ognuno per sé” di Dublino e gli accordi ipocriti che affidano ai paesi, ai margini dell’Unione europea (UE), il compito di attuare politiche disumane di rifiuto e morte per noi europei”.

Ma l’aspetto più interessante fatto risaltare da Le Monde, che ovviamente nessun organo d’informazione italiano ha sottolineato, riguarda il ruolo storico delle Ong, nate, all’indomani della seconda guerra mondiale insieme all’Onu.

“Le organizzazioni non governative (ONG) hanno, nella storia politica europea, un ruolo di contro-potere e influenza sull’evoluzione delle politiche del governo. Abbiamo pensato a questo ruolo ben ancorato, comunemente accettato nel funzionamento dei nostri Stati. Questa funzione, indispensabile alla democrazia, è oggi oggetto di numerosi tentativi di destabilizzazione”.

“Se il termine organizzazioni non governative appariva nel 1945 contemporaneamente alla nascita delle Nazioni Unite, i loro predecessori, le associazioni internazionali di solidarietà, le avevano precedute nella gestione di alcune crisi, opponendosi a decisioni governative giudicate inaccettabile: ecco come Oxfam nacque nel 1942 per contrastare il blocco degli Alleati che stava morendo di fame la popolazione greca”.

Quei migranti calpestati in tutto il mondo

Dalla Libia al Messico migranti e rifugiati sono stati trattenuti, in stato di detenzione, in condizioni disumane. La crisi umanitaria libica, determinata dalla guerra civile in corso, paese considerato dall’Italia sovranista un “porto sicuro”, è stata praticamente ignorata dal governo italiano, per questo il parlamento ha rifinanziato l’addestramento alla guardia costiera di Tripoli, principale artefice del business degli sbarchi, insieme ai clan e alle milizie che controllano la città e l’area. Mentre, subdolamente, il governo sovranista accusava le Ong di tenere accordi con le bande di scafisti legate al governo Serraj.

Intanto in Messico, l’accordo liberticida con gli Stati Uniti, ha nascosto una terrificante realtà: i migranti tenuti in veri e propri lager, in condizioni miserevoli…

Le deportazioni Usa innescano lo scontro nel paese

L’operazione del presidente americano Trump di deportare un milione di immigrati ha fatto da specchio agli gli insulti nei confronti delle quattro parlamentari democratiche che hanno stigmatizzato l’anticostituzionalità della sua azione.

Sempre nella logica dell’anticostituzionalità si è inserito il provvedimento che impedisce di chiedere l’asilo politico al governo a stelle e strisce se prima si è attraversato un altro paese, cioè il Messico. In tal senso tre organizzazioni a difesa dei valori costituzionali hanno avviato una denuncia alla Corte Federale della California.

Situazione paradossale se si osserva l’esaltazione con cui lo stesso Trump ha salutato le migliaia di soldati schierati sul confine messicano, dando del “fedele” al presidente López Obrador, ricordandogli sempre di essere sotto ricatto.

I primi morti dopo l’accordo killer Usa Messico sui migranti

Un padre venticinquenne salvadoregno insieme alla figlia di pochi mesi, sono stati trovati annegati nelle  acque del Rio Grande, al confine tra i due paesi che hanno sottoscritto un accordo liberticida per fermare la fuga dei migranti.

Quell’umiliazione che passa dall’attesa forzata

Oscar Alberto Martinez Ramirez e la figlia Angela Valeria di 21 mesi, sono stati trovati morti, ieri l’altro, tra le acque del Rio Bravo, al confine tra Usa e Messico, dopo un giorno di ricerche, interrotte nella notte tra domenica e lunedì. L’intento del giovane padre era quello di superare il confine di Brownsville in Texas, partendo dal campo profughi messicano di Matamoros, denominato “Puerta Mexico”.

Il motivo dell’improvvisa fuga, che fortunosamente ha risparmiato la vita alla moglie e madreTania Vanessa Avalos di 21 anni, è stata generata dal fatto che i tempi per le procedure di richiesta asilo agli Stati Uniti si sono allungati volutamente per sfiancare le persone e convincerle a tornare indietro. Anche questo elemento è rientrato nell’accordo liberticida tra il governo messicano e quello statunitense. In questo momento nei due campi di Matamoros ci sono 2000 persone in attesa di riconoscimento dell’asilo politico da parte degli Usa: le richieste vengono evase tre alla settimana…

Fuga per la morte

La giovane famiglia salvadoregna si trovava al confine già da aprile. Le loro speranze di poter raggiungere una vita migliore si affievolivano giorno dopo giorno, soprattutto dopo le strettoie procurate dal nuovo accordo tra Donald Trump ed il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador.

Così, domenica, visto che le acque del fiume sembravano tranquille, decidevano di attraversarlo a nuoto, insieme ad un altro richiedente asilo. Ad un certo punto la corrente iniziava a farsi insistente. La ragazza in difficoltà riusciva a mettersi in salvo grazie alla quarta persona partita con loro. Ma mentre veniva salvata, vedeva il marito e la figlioletta inghiottiti dal fiume. Saranno ritrovati il giorno dopo.

La difficile interpretazione della realtà     

La madre e la sorella di Óscar Alberto, avevano parlato con lui, tramite facebook, poco prima di scomparire nel fiume. Hanno raccontato della paura dei due giovani genitoririspetto alla situazione di tensione prodotta dallo scellerato accordo dei due capi di stato, in barba ai più elementari diritti di umanità. Da elsalvador.com riportiamo la seguente dichiarazioni della madre: “Hanno detto di avere paura sul modo in cui la situazione dei migranti era stata messa sotto pressione da Trump: ecco perché hanno deciso di attraversare il fiume. L’idea era di consegnarsi alla polizia di frontiera degli Stati Uniti “. Un’idea fuori da ogni principio di realtà, proprio perché la polizia americana li avrebbe poi respinti…

Migliaia di dollari chiesti dal Salvador per il rientro delle salme

Ma lo strazio non è finito ancora per la vedova e la famiglia dell’uomo, vittima degli accordi bilaterali, poiché occorrono tanti soldi che non hanno per rimpatriare le salme. Il ministero degli esteri salvadoregno ha chiesto alla famiglia indigente 7.500 dollari. La famiglia non ha potuto fare altro che aprire una colletta pubblica presso il Banco Davivienda…

Retate di massa e deportazioni al confine tra Usa e Messico

In seguito all’accordo bilaterale tra i capi di stato dei due paesi è stata inaugurata la stagione delle retate di massa. Il centro di Veracruz chiuso da una operazione su vasta scala.

La stretta sui migranticentroamericani è dunque partita. La città di Veracruz ne è stata protagonista ieri l’altro, mediante un dispiegamento massiccio di polizia, coordinata dal personale dell’Istituto Nazionale di Migrazione (INM) e dal Segretariato della Pubblica Sicurezza (SSP). Gli Hotel del centro sono stati raggiunti da capillari controlli che hanno generato il fermo di 260 persone, tra cui una dozzina di minori, provenienti da Honduras, El Salvador e Guatemala.

La retata negli hotel

Veracruz è uno dei maggiori centri portuali, situata nel golfo del Messico, ad un centinaio di chilometri dalla capitale dell’omonimo stato federale Xalapa. Insieme a Las Choapas, Sayula de Alemán, Acayucan, Tierra Blanca, Amatlán de los Reyes, Córdoba è uno  dei preferiti punti di transito dei migranti che cercano di raggiungere il confine. L’operazione ha chiuso a raggio la zona tra la stazione centrale degli autobus e appunto il centro storico. I 260 migranti sono stati trovati in Hotel a basso costo, non oltre i 150 pesos. Il numero più cospicuo, 180 persone, è stato rintracciato presso  Hotel Azteca.

Trasferiti nei campi profughi

Le persone rastrellate negli Hotel sono state concentrate nell’auditorium Benito Juárez, ex campo di basket. Dalle fonti ufficiali del governo si apprende che lì sarebbero curati da medici e psicologi e sfamati. Successivamente verranno trasferiti in un campo profughi situato ad Acayucan, a 300 chilometri da Veracruz. Per ciò che concerne i minori non accompagnati, questi sono stati presi sotto la “protezione” della municipalità della città portuale.

Ma sempre lo stesso giorno, sulla carretera 180 , nei pressi di Veracruz, la polizia ha trovato stipati in un camion 36 uomini, 27 donne e 71 minori. In tal senso il discorso pubblico del presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, diverge da quello trumpiano, poiché, attraverso il sostegno medico, viene dimostrato il rispetto dei diritti umani…

Per ora negli States solo annunci di rastrellamenti   

“La prossima settimana l’ICE inizierà il processo di rimozione dei milioni di stranieri clandestini che si sono illegalmente trovati negli Stati Uniti (…)  Saranno rimossi con la stessa rapidità con cui sono entrati”. L’inquietante Twitt di Donald Trump della settimana scorsa, ha avuto la funzione di dimensionare la situazione in Messico più che sul territorio a stelle e strisce. Questo perché le deportazioni negli States, secondo la legge americana, devono essere validate dai tribunali, dopo i processi. Poi un suo funzionario si prodigato a sottolineare che il presidente si riferiva ad un milione di persone che hanno avuto sentenza di espulsione. Sempre da fonti della Casa Bianca, intercettate dall’Associated Press, viene confermato che i proclami presidenziali, sono funzionali a lanciare un chiaro messaggio dall’altra parte del confine…

A caccia degli immigrati Usa

L’azione del presidente Usa contro un milione di immigrati che avevano ricevuto un ordine giudiziario di espulsione è stata contestata dalle istituzioni territoriali. Le città coinvolte sono: Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco, New Orleans.

Tutti o quasi, i governi locali, insieme agli attivisti di Ong e associazioni comunitarie, si sono apertamente schierati contro i raid pianificati casa per casa. Forse per questo, inizialmente, l’operazione è andata a rilento per spedire nei lager del Texas i migranti intercettati…

Quelle notti e quei giorni passavano nel delirio più assoluto, con le famiglie che facevano incetta di viveri o si nascondevano dentro i loro appartamenti.

La paura correva tra i quartieri per il timore che l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), la contestata agenzia federale nata all’uopo per rastrellare i migranti per le strade, potesse far man bassa…

In quei giorni la notizia più terribile proveniva sempre dalla Casa Bianca: una nuova norma, che molti definivano anticostituzionale, impedisce la richiesta di asilo politico a chi arriva negli Usa passando da un altro paese…

I diritti lesi dei migranti latinoamericani

C’è una fotografia sui confini latinoamericani che ci porta in El Salvador e in Messico. Da un lato troviamo il rafforzamento delle forze dell’ordine attraverso l’apparato militare, che, solo dal punto di vista visivo, hanno terrorizzato i migranti, al punto che i vecchi valichi di frontiera sono stati abbandonati. Se il Messico ha condotto, in sintonia col governo americano, la militarizzazione dei suoi confini, al tempo stesso, nel paese a stelle e strisce, ha organizzato Task force di avvocati, nelle sedi consolari, per supportare i migranti messicani.

Il caos centroamericano voluto da Trump

Ma le vicende legate alle nuove disposizioni statunitensi sull’immigrazione, avviate ad inizio giugno, generavano il caos nei paesi da cui i rifugiati fuggono: Guatemala, Honduras, El Salvador.

In Guatemala, paese estremamente corrotto, il presidente Morales ha bypassato la censura della Corte Costituzionale, imponendo l’accordo con Trump che riconosce il paese come “sicuro”, al fine di poter accogliere le richieste di asilo che gli States non vogliono.

Ma la crudeltà dell’inquilino della Casa Bianca, viene definita dal modo in cui i bambini migranti continuano ad essere separati dai genitori, subendo violenze nei centri di detenzione americani.

Migrazione e sicurezza parole d’ordine latinoamericane

Se da un lato le condizioni interne di Messico, El Salvador, Guatemala e Hoduras, sono assolutamente disastrose, dal punto di vista della sicurezza interna, questi territori continuano ad essere controllati dalle organizzazioni criminali che rendono impossibile la vita quotidiana.

Faceva venire i brividi la proposta di Trump, di dichiarare Messico, Guatemala, El Salvador paesi terzi sicuri, dove poter accogliere le richieste di asilo politico. Richieste stoppate dai governi, ma anche dalla Corte Costituzionale, nel caso del Guatemala, poiché il suo presidente, aprendo un contenzioso con il sistema giudiziario, ha deciso a tutti i costi di accontentare il suo “sponsor” a stelle e strisce.

Anche perché, continua la narrazione malata sugli interventi economici per creare sviluppo nei paesi suddetti, trasformandosi in una sorta di ricatto politico come nel caso del Messico, che ha completamente stravolto la sua politica migratoria per accontentare l’inquilino della Casa Bianca. Impensabile l’aiutiamoli in casa loro, di italiana memoria, con governi super corrotti e con le gang che fanno il bello ed il cattivo tempo. Così Trump, per il Guatemala, ha uscito un coniglio dal cilindro, promettendo migliaia di visti per lavorare nel settore agricolo statunitense…

agencia o globo

Il caso brasiliano: dal golpe istituzionale alla distruzione del pianeta

La realtà sociale brasiliana è entrata in una profondissima crisi nel 2016, all’inizio del golpe istituzionale che ha permesso la defenestrazione prima della presidentessa Dilma Rousseff e poi l’arresto dell’ex presidente Lula, sulla base di accuse totalmente inventate. Quello che ne è uscita fuori è una nazione in preda sempre di più alla violenza, ai soprusi, alle angherie delle consorterie economiche, alle ingiustizie sociali. A fare da perno a questi anni di brutalità vi è la famiglia Bolsonaro, il cui pater familias è diventato presidente del Brasile grazie al golpe istituzionale. E’ lui che è diventato il simbolo della vendita e dell’uso delle armi in modo deliberato. E’ lui che si scopre essere tra i mandanti dell’omicidio della consigliera comunale di Rio Marielle franco. E’ lui che nasconde le falsificazioni della magistratura per far arrestare Lula, il cui principale accusatore è il suo ministro della giustizia. E’ lui infine che determina lo sventramento della foresta amazzonica per far posto all’agrobusiness…

Come uccidere un senzatetto nel Brasile di Bolsonaro

Un imprenditore decide di uccidere un senzatetto senza porsi il problema di essere ripreso dalle telecamere, mentre Bolsonaro fa approvare il suo decreto sulla liberalizzazione delle armi ad alta potenza usate dai servizi di sicurezza.

Una piccola storia ignobile

E’ questa una piccola storia ignobile che arriva dal Brasile. A riportarla è il giornale on line Revista Forum. Sebastião Lopes dos Santos, era un senzatetto di 40 anni che viveva in una zona di São Paulo che si chiama Santo André. L’uomo è stato trucidato a colpi di pistola, in seguito ad una lite di qualche giorno prima.

Il far west brasiliano

La storia in realtà è venuta alla luce grazie alle telecamere di sicurezza sulla via Visconde de Mauá. Qui si vede chiaramente la figura di quello che è stato identificato come un uomo d’affari mentre impugna una pistola e spara al senzatetto. “Le immagini mostrano un uomo di media altezza, in maglietta e berretto, che scende dal sedile del passeggero di un’auto di lusso, camminano verso Sebastiao e spara”. Non è stato rivelato il nome dell’omicida, poiché sembra essere un personaggio potente della città. Accanto a lui è stato anche incriminato un altro uomo suo complice, probabilmente il suo autista.

Il valore della vita di un senzatetto

Gli inquirenti sono risaliti all’assassino grazie alla Mercedes GLK 280, usata per commettere il crimine, posteggiata sotto casa dell’assassino proprio la notte dell’agguato. L’inchiesta, condotta in tempi velocissimi, ha permesso l’identificazione dell’uomo, il quale aveva litigato pochi giorni prima con il senzatetto, probabilmente per futili motivi, anche se l’arma del delitto non è ancora stata trovata. Fatto sta che l’imprenditore paulista ha forse ragionato sul fatto che la vita di un senzatetto poteva essere stroncata senza batter ciglio.

Un paese militarizzato

Una storia che parla da sola dato che coincide con l’approvazione del decreto Bolsonaro, che regola il possesso di armi, consentendo a qualsiasi cittadino brasiliano di acquistare fucili d’assalto T4 utilizzata dalle forze d’assalto.

La società produttrice con sede a Rio de Janeiro esulta segnalando che hanno già 2000 ordinazioni che possono essere soddisfatte in due o tre giorni. Il decreto aumenta il limite di potenza delle armi che possono liberamente essere acquistate. Questo porterà alla possibilità che un comune cittadino possa acquistare pistole calibro 40 in dotazione alla polizia militare…

Conferme sull’assassino di Marielle Franco, vicino ai Bolsonaro

Diventa sempre più chiara la responsabilità dell’ex agente di polizia militare Ronnie Lessa, indagato per l’omicidio di Marielle Franco e del suo autista, come anche i suoi rapporti con la famiglia del presidente del Brasile

L’inchiesta sul brutale omicidio della consigliera municipale e attivista dei diritti umani Marielle Franco e del suo autista Anderson Gomes, avvenuto il 14 marzo del 2018, condotta dalla polizia civile, acquisisce una nuova prova contro il sospettato numero uno, l’ex agente di polizia militare, di 48 anni, Ronnie Lessa. La nuova prova è un video di sorveglianza che dimostra come l’appartamento dell’uomo sia stato visitato da tre persone lo stesso giorno del suo arresto, il 13 marzo 2019, al fine di portare via l’arma usata per l’agguato di Franco e Gomes.

La prova che inchioda l’assassino

Sette mesi dopo l’uccisione di Marielle Franco, il Consiglio di controllo delle attività finanziarie(Coaf) aveva individuato un versamento sospettoso di 100.000 Reais nel conto bancario di Ronnie Lessa. In tal senso, venivano bloccati i suoi beni dalla Procura di Rio de Janeiro, nell’ipotesi di rimborso alle vittime.

Già dall’inizio delle indagini l’appartamento dell’ex agente della polizia militare era stato messo sotto osservazione, poiché vi era il sospetto che lì dentro ci potessero essere diverse armi, tra cui la mitragliatrice MP-5, mediante la quale le due vittime furono crivellate di colpi. Ora è arrivata la prova tramite un video di sorveglianza che ritrae la scena del trasbordo delle armi.

Quelle armi lanciate in fondo al mare

Le prime immagini si riferiscono all’alba del 13 marzo 2018: tre persone, non identificate, si sono recate sul posto per raccogliere tutte le armi nell’appartamento. Erano le 2:27 e un’auto bianca entrava nello spazio antistante il condominio nel quartiere di Pechincha, a Jacarepaguá, nella zona ovest della città.

Poi, altre immagini risalenti al pomeriggio dello stesso giorno: solo uno dei tre questa volta si vede che trasporta una sola scatola. La polizia civile sospetta che proprio lì potesse esserci la mitragliatrice che ha sparatocontro Marielle Franco.

Dalle indagini è anche emerso che un barcaiolo sia stato assunto per gettare le armi in mare, a Barra da Tijuca. L’uomo ha riferito di aver visto disfarsi di sei fucili e parecchie scatole anonime…

In condominio con la famiglia Bolsonaro

I collegamenti di Ronnie Lessa con la famiglia Bolsonaro, che si pensa possano essere i mandanti dell’assassinio, sono inequivocabili. Innanzitutto la famiglia Bolsonaro ha vissuto a lungo in quell’area condominiale, al numero 36, essendo proprietari anche di altri appartamenti. Poi c’è la relazione tra uno dei figli dell’attuale presidente brasiliano con la figlia di Lessa… Ovviamente queste non possono essere considerate prove, ma indizi…

E poi ci sono le manifestazioni sarcastiche e di disprezzo prodotte dal clan Bolsonaro, su Marielle Franco: dalla bambola crivellata di colpi alla targa di una strada intitolata alla vittima fatta a pezzi…

La resistenza degli artisti brasiliani per la liberazione di Lula

Si è svolto a San Paolo il Festival Lula Livre, promosso da un manifesto d’intenti attraverso cui decine di musicisti brasiliani hanno dato il loro contributo per tenere alta l’attenzione su uno dei casi più sconcertanti usciti fuori dal golpe istituzionale.

 “Lula è vittima di un processo falso, di una disposizione illegale di interessi. Una farsa, sullo sfondo di un appartamento inedito, senza le chiavi, che non è mai appartenuto a lui e dove non ha trascorso una sola notte. Una condanna senza prove, fatta per soddisfare i desideri di coloro che vogliono strappare i loro diritti”.

Da questo breve passo tratto da il “Manifesto Il Suono della Libertà” si evince come gli effetti del golpe istituzionale brasiliano, che hanno prodotto l’arresto del presidente più amato, mediante capi d’accusa totalmente inventati e costruiti ad hoc, hanno determinato la nascita di una resistenza civile che riesce a farsi sentire in tutto il mondo, la stessa che ha chiesto il nobel per la pace per Lula.

Una festa per la democrazia scippata

Così, dopo 14 mesi di reclusione dell’ex presidente, nella città di São Paulo, si è svolta domenica  2 giugno una nuova edizione del“Festival  Lula Livre”, in difesa della libertà, della giustizia e della democrazia. Una vasta quantità di artisti brasiliani si sono dati appuntamento per le 14 in Praça da República.

L’evento, organizzato proprio dai tanti musicisti che hanno aderito al Manifesto, come BaianaSystem, Emicida, Rael, Criolo, Zumbi Nation, Tulipa, Fernanda Takai e molti altri, ha voluto riassumere i sentimenti dell’area democratica del paese.

C’erano circa 80.000 mila persone in Praça da República: otto ore di musica per una domenica di festa, hanno coperto di suoni il cielo di San Paolo. Dal rock al samba, dal rap al funky, per concludere con i suoni del nord-est…

La nascita di un nuovo blocco sociale

Dal portale di informazioni Revista Forum, riportiamo alcune dichiarazioni… Come quella di Daniel Ganjaman, musicista e produttore: “Da quando il presidente Lula è stato arrestato ho capito che la lotta per la libertà dovrebbe essere nell’agenda centrale per tutti progressisti in avanti (…)   La nostra idea è di creare un blocco unificato per richiamare l’attenzione sull’urgenza di questa causa e dimostrare la nostra posizione nel modo più legittimo: suonare e cantare per la libertà del più amato presidente della storia brasiliana.”

Michelle Abu, uno dei direttori musicali: “l’arte e la cultura hanno il potere di fornire pensieri e riflessioni su una società, la politica e le loro relazioni. Questo festival rappresenta l’urgente necessità di cambiare questo percorso distruttivo che il Brasile si trova “.

La chiave di lettura del nostro mondo

“Sai quel nodo alla gola che senti con il bombardamento quotidiano dei problemi, quella sensazione di camminare all’indietro mentre i disoccupati, i senzatetto, i senza cibo crescono intorno a te? L’angoscia di immaginare che presto vogliono unirsi al tram dei senza diritti, i pensionati, gli universitari, chi non ha voce? (…) L’arresto di Lula è un simbolo della nostra regressione. Abbiamo trasformato il paese in cui il lavoro non ha più regolamentazione, il salario minimo è diventato leggenda e l’unica libertà che esiste è l’aumento del nostro sfruttamento (…) Hanno arrestato Lula per aumentare la repressione al popolo, per imporre con più forza la legge del proiettile contro i poveri, i neri, i lavoratori, mentre i milionari diventano ancora più milionari”.

Svelato il golpe contro Lula: l’accusatore diventa accusato

Forse si avvicina l’ora della resa dei conti per Sergio Moro, l’inquisitore dell’ex presidente brasiliano perseguitato, con accuse costruite ad arte,  arrestato e condannato per impedirgli di candidarsi alle elezioni presidenziali. Adesso, grazie ad una inchiesta giornalistica indipendente, si scopre che è stata una grande cospirazione, attraverso cui il magistrato è riuscito ad entrare nel governo Bolsonaro, come Ministro della Giustizia.

Le mosse del comitato d’affari

E’ stato un vero e proprio comitato d’affari, all’interno del sistema giudiziario brasiliano, quello che ha organizzato le false accuse contro l’ex presidente Lula, leader del partito dei lavoratori. A scoprirlo sono state tre inchieste del portale d’investigazione giornalistica Intercept Brasil, il quale, attraverso una fonte anonima interna al sistema di potere golpista, domenica scorsa ha pubblicato tutta una serie di intercettazioni telefoniche.

Il sito investigativo ha lanciato queste accuse dopo aver avuto accesso a un gran numero di messaggi privati, scambiati in particolare sull’applicazione Telegram, tra i procuratori anticorruzione brasiliani e Sergio Moro. Così, lunedì, la Corte Suprema ha deciso di riaprire il fascicolo su Lula, in seguito alla contestazione dei legali del leader brasiliano.

Le dinamiche del golpe giudiziario

Le intercettazioni rivelano un’associazione a delinquere, capitanata dall’ex giudice federale Sergio Moro, adesso ministro della giustizia del presidente brasiliano Bolsonaro, titolare dell’inchiesta Lava Jato. In queste telefonate con i procuratori Moro detta la linea, segnalando come costruire ad arte delle accuse inesistenti. Peccato che la Costituzione brasiliana distingua in modo netto la funzione arbitrale e imparziale dei giudici federali, come era Moro, da quella inquirente dei procuratori.

Dalle intercettazioni si comprende chiaramente da un lato,  la debolezza delle accuse senza prove, solo sulla base di testimonianze, secondo cui Lula avrebbe intascato una tangente per i lavori di un appartamento dove egli non si è mai recato… Ma al di là delle accuse completamente false per cui Lula è in galera da un anno,  esce fuori una vera e propria strategia per impedire al vecchio leader di svolgere la campagna elettorale persino in favore del candidato di sinistra Haddad.

“Sergio Moro e Deltana Dallagnol scambiato messaggi di testo che mostrano che il giudice federale poi è andato al di là del ruolo che gli si adattano quando giudicato casi Lava Jato. In diverse conversazioni private finora inedite, Moro ha suggerito al pubblico ministero di cambiare l’ordine delle fasi di Lava Jato, ha caricato l’agilità in nuove operazioni, fornito consigli strategici e indizi informali alle indagini, ha previsto almeno una decisione, ha criticato e suggerito risorse al Ministero Pubblico e sgridato a Dallagnol come se fosse un superiore gerarchico dei pubblici ministeri e della polizia federale”.

Come impedire l’elezione d’un presidente

Il protagonista Sergio Moro, ex giudice federale, si è occupato di gestire l’inchiesta Lava Jato, nata, inizialmente, per smascherare il sistema corruttivo dei parlamentari brasiliani, riguardo la compagnia petrolifera statale Petrobras. Poi, Moro ha utilizzato la stessa inchiesta, per crocifiggere Lula, che secondo i sondaggi, sarebbe stato rieletto come presidente. Per impedirne la rielezione, questo comitato d’affari, ha inventato di sana pianta una storia che ha portato avanti, senza prove, riuscendo a far condannare a 8 anni l’ex presidente.

Si legge nell’inchiesta: “Mentre hanno da tempo assicurato di essere apolitici e motivati ​​unicamente verso la lotta alla corruzione, i procuratori di Lava Jato hanno infatti tracciato tra loro due modi per impedire il ritorno al potere di Lula e del suo Partito dei lavoratori”.

Un comitato d’affari promosso dalle lobbies finanziarie, che avevano avviato il primo troncone del golpe istituzionale, estromettendo dal potere, anche qui, al di fuori del dettato costituzionale, la presidentessa Dilma Rousseff. Così, Sergio Moro, spianando la strada al nuovo presidente autoritario Bolsonaro,  si è guadagnato un posto nel governo attuale come ministro della giustizia.

Chi sta con chi?

Molti dei sostenitori di Sergio Moro, che lo applaudivano mentre crocifiggeva Lula, stanno lentamente facendo marcia indietro, come i giornali  Folha de S. Paulo e O Estado de S.Paulo, due delle principali valvole mediatiche del golpe.

Come anche gli ordini degli avvocati e dei giudici che chiedono le dimissioni. Non impressiona che persino Bolsonaro stia per mollare colui il quale gli ha dato la presidenza…

Tutti in attesa che vengano attivati i meccanismi giuridici per la liberazione di Lula e l’apertura di una indagine nei confronti del giudice golpista… Nel frattempo,  i grandi network internazionali, dal Guardian al New York Times, stanno chiedendo a gran voce la testa di Sergio Moro…

Ultima annotazione: questo scandalo, e quindi l’innocenza di Lula, è stata possibile dimostrarla, solo con una inchiesta giornalistica indipendente, a dimostrazione che l’unico e vero cane da guardia del Potere non può essere rappresentato dai media mainstream internazionali che hanno appoggiato il golpe o che non ne hanno minimamente parlato…

Inventata la corruzione di Lula con un articolo di O Globo

Alle rivelazioni del sito Intercept si aggiungono particolari sconvolgenti sulle accuse costruite ad arte nei confronti di Lula.

Non ci sono documenti, basta un articolo

Le accuse sono state formulate mediante una  documentazione di supporto relativa ad un articolo giornalistico del 2010, che nulla aveva a che fare con Lava Jato, ma che cercava di infangare la figura dell’allora presidente. Intanto da più parti si chiedono le dimissioni di Moro, il vero corrotto della situazione, in attesa della riunione d’urgenza della Corte Suprema il 25 giugno e del parlamento il giorno dopo.

La Camera dei Deputati ha fissato per il 26 giugno la data per l’audizione del ministro della Giustizia Sérgio Moro, per chiarire i dialoghi pubblicati nelle rivelazioni del sito web Intercept Brazil, in cui lui e il procuratore generale Delantal Dallagnol costruiscono un vero e proprio complotto per fare arrestare Lula, per impedirgli di candidarsi alle Presidenziali dello scorso anno e per impedire ad Haddad, candidato della sinistra vicino a Lula di avere visibilità durante la campagna elettorale…

Mentre il giorno prima, il 25 giugno, sarà la Corte Suprema a riunirsi d’urgenza, per decidere la scarcerazione dell’ex presidente imprigionato ingiustamente, dopo un golpe istituzionale avviato nel 2016 dal Parlamento, con la defenestrazione anticostituzionale della presidentessa Dilma Rousseff, ed il pezzo giudiziario del complotto, orchestrato da Sergio Moro, per questo diventato ministro della giustizia. In questo momento le pressioni sul ministro del governo Bolsonaro aumentano ogni giorno, con le richieste, da più parti, di dimissioni.

Dalle rivelazioni, che ancora non sono state tutte rese pubbliche, si individuano legami e ingerenze sia da parte degli Stati Uniti che direttamente dello staff di Bolsonaro prima di essere eletto. Notizie che dovrebbero essere pubblicate tra qualche giorno e che si rivelano esplosive…

Come incastrare Lula?

Per incastrare Lula, in modo da farlo uscire dalla scena politica, hanno costruito ad arte l’accusadi aver ricevuto un appartamento triplex sulla spiaggia, da un appaltatore, come contraccambio per aver facilitato contratti multimilionari con la compagnia petrolifera statale Petrobras, quella dello scandalo Lava Jato.

In questo modo l’inchiesta su Lula è passata per competenza alla Task Force di Curitiba a cui è stata affidata l’intera inchiesta Lava Jato, al cui comando c’è proprio Delantal Dallagnol: senza questo collegamento, non poteva esserci accusa. Su questo, il comitato d’affari formatosi tra Giudice federale, che secondo la costituzione brasiliana, deve mostrarsi autonomo, e il giudice inquirente, con cui non possono essere scambiate informazioni con il magistrato federale, hanno lavorato in modo estenuante…

“Come negli Stati Uniti, il sistema di giustizia penale del Brasile utilizza il modello accusatorio, che richiede la separazione tra l’accusatore e il giudice. Sotto questo modello, il giudice deve analizzare le accuse di entrambe le parti in modo imparziale e disinteressato”.

Ma come fare per inventare una accusa senza prove? E’ l’angoscia più grande di Dallagnol, manifestata a Moro, che esce fuori dalle intercettazioni. Il futuro ministro lo rincuora, poiché viene individuato un articolo di “O Globo” del 2010, il network brasiliano che ha preso parte attiva in ambedue le fasi del golpe.

I nuovi dettagli di Intercept: come screditare Lula sui giornali

Le rivelazioni del sito di inchieste Intercept, sulle intercettazioni tra il giudice federale Moro e i pubblici ministeri della Task Force Lava Jato, mettono in evidenza la strategia di comunicazione, attraverso giornali compiacenti, costruita e coordinata dallo stesso Moro, per fare emergere le “contraddizioni” nella difesa di Lula.

Una strategia di comunicazione contro Lula

“Dovresti preparare un comunicato stampa che spieghi le contraddizioni tra la sua testimonianza e il resto delle prove o con la sua testimonianza precedente. Dopotutto, la difesa ha già messo in scena il loro piccolo spettacolo. ”

Era il 10 maggio del 2017, presso il tribunale di Curitiba, Moro sottoponeva Lula ad un interrogatorio, durato ben cinque ore. Il suo intento era quello di far cadere in contraddizione l’ex presidente, soprattutto sui particolari, quelli su cui i media non si soffermano… Così, attraverso gli addetti stampa della Task Force Lava Jato, le contraddizioni sui particolari, venivano, comunicate a vari giornali nazionali, che il giorno dopo faranno da tamburo battente ai messaggi dei giudici complottisti…

Subito dopo, attraverso l’app di messaggistica Telegram, Moro comunicava la strategia da seguire a Carlos Fernando dos Santos Lima, un procuratore anziano della Task Force, poiché preoccupato sul modo in cui l’opinione pubblica avrebbe potuto ricevere le informazioni su quell’interrogatorio.

Meno di un anno dopo Moro condannerà Lula a più di nove anni di galera, per aver ricevuto, sottoforma di tangente, un appartamento su una spiaggia, dove l’ex presidente non è mai entrato, per aver favorito i  contatti, che non ci sono mai stati, tra l’azienda appaltatrice di questo immobile e l’azienda Petrobras al centro dello scandalo Lava Jato.

Contro lo stato di diritto

E’ bene ricordare che secondo il sistema giudiziario brasiliano il giudice e l’accusa hanno l’obbligo di operare in modo assolutamente indipendente, in modo da garantire un processo equo. Moro, attuale ministro della giustizia brasiliano, “premiato per meriti sul campo”, confermando il contenuto delle intercettazioni, ha cercato di discolparsiaffermando che le interazioni con procuratori e avvocati rientrano nella normalità.

Ma dalle intercettazioni emerge un’altra realtà, che sconfina nel coordinamento, da parte dell’ex giudice federale,  di una strategia di comunicazione con la stampa, per mettere in difficoltà quella che, per lui era diventata una controparte: secondo la costituzione brasiliana, appunto, l’imputato ha come unica controparte, il procuratore che lo accusa… Poi, se a questo aggiungiamo che dei procuratori pianificano una strategia di comunicazione, ciò non sarebbe tollerabile in nessun stato di diritto.

Spostare l’attenzione lontano da Moro

Non appena Santos Lima finisce di interloquire con Moro, si mette subito a lavoro con due addetti stampa di fiducia…

Malgrado il dissenso di uno degli addetti stampa, preoccupato che emettere un siffatto comunicato  potesse produrre un effetto boomerang, visto che mai i procuratori Lava Jato avevano usato questo approccio, il giorno dopo, verso le 16:00,  veniva lanciato alla stampa questo messaggio: “Per quanto riguarda le numerose contraddizioni verificate nell’interrogatorio dell’ex presidente Lula, il Pubblico Ministero Federale si occuperà di questo a tempo debito, durante il processo, in particolare durante gli argomenti conclusivi”.

Il giorno dopo vediamo cosa successe dalla ricostruzione di Intercept: “La copertura mediatica è stata dominata dalle accuse di contraddizioni dei pubblici ministeri. Il quotidiano Folha de São Paulo ha pubblicato un articolo il giorno successivo con il titolo: “La testimonianza di Lula ha avuto molte contraddizioni, dicono i pubblici ministeri”. La rivista Exame ha pubblicato un pezzo intitolato “La task force di Lava Jato vede le contraddizioni nella testimonianza di Lula”.  Estado de São Paulo: “I pubblici ministeri accusano la difesa di Lula di mentire sul caso triplex“.

Quella cocaina nell’aereo del presidente brasiliano Bolsonaro

In seguito ad uno scoop del New York Times, si scopre che nell’aereo presidenziale, diretto in Giappone peril G20, viaggiava un sergente dell’aviazione che trasportava  chili di cocaina.

Lo spaccio nasconde la lotta alla droga

Nello stesso giorno in cui usciva un rapporto del Centro per gli studi giudiziari di giustizia militare, che individua nel traffico di droga il principale crimine dei militari brasiliani, si apprende che in uno dei due aerei presidenziali che trasportavano la delegazione governativa brasiliana, insieme al presidente Bolsonaro, un sergente dell’aviazione portava con se 86 chili di cocaina.

Tutto questo nel contesto di una propaganda di stato, enfatizzata dai principali media governativi brasiliani, come O Globo, attraverso cui il presidente di estrema destra, emulatore di Mussolini, aveva individuato nella lotta alla droga uno dei passaggi fondamentali della sua azione governativa, adesso smascherata.

Una rete internazionale di narcotraffico

Manoel Silva Rodrigues, è stato intercettato a Siviglia, dove il primo aereo presidenziale ha fatto scalo, facendo da supporto al secondo nel quale viaggiava il presidente, che, diversamente, faceva scalo a Lisbona, per proseguire verso Osaka, dove si sono incontrati i leader del G20. Il sergente Rodriguez, sperando di non essere controllato, uscito dall’aereo, al check di controllo è stato immediatamente fermato, per le ispezioni del caso. Nel suo borsone sono stati trovati 37 pacchi di cocaina, che evidentemente un partner spagnolo attendeva di ricevere fuori dall’aereoporto.

Un sistema militare corrotto

Naturalmente il presidente ed il suo ministro dell’Interno, mediante i loro Twitt, hanno stigmatizzato l’accaduto. Nelle dichiarazioni ufficiali hanno sottolineato che verranno presi provvedimenti severi contro l’aviatore, che comunque dovrà affrontare la giustizia spagnola: “Non tollereremo questo tipo di mancanza di rispetto per la nostra nazione!”. Ma come si dice, occorre dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per cui si è anche lanciato nella difesa apologetica della moralità di tutto l’esercito brasiliano.

Ma lo “sfortunato presidente”, convinto che manipolando le informazioni, sia possibile far passare tutto ed il contrario di tutto, è stato immediatamente smentito da un rapporto del Centro per gli studi giudiziari di giustizia militare, nel quale si diffondono i dati sull’altissimo tasso di corruzione del sistema militare, proprio attraverso il narcotraffico.

La guerra personale alle favelas

C’è da dire che la manipolazione politica della realtà ha portato Bolsonaro a sostenere un disegno di legge che prevede rigidissime pene per i reati di droga, con un margine discrezionale assoluto di sparare sui narcotrafficanti. Questo perché la sua narrazione populista individua nella guerra ai poveri delle favelas, il principio costitutivo della sua azione, e chi si mette contro può essere assassinato senza se e senza ma, come Marielle Franco, omicidio effettuato da poliziotti vicino alla famiglia Bolsonaro.

Lo strano caso di uno stato di diritto oligarchico

C’è infine da aggiungere che le pene, in Brasile, per i militari che compiono crimini legati al narcotraffico, sono assolutamente calmierate rispetto a quelle dei civili, a dimostrazione di come in questo paese lo stato di diritto sia funzionale non a garantire il popolo ma le oligarchie. Il codice penale militare prevede una pena di 5 anni di reclusione per i crimini di narcotraffico, mentre la legge sulla droga prevede pene tre volte superiori per i civili…

No es fuego es capitalismo

In piena mistificazione tipica delle post-democrazie, il presidente razzista del Brasile Bolsonaro, ha prima rifiutato i 20 milioni di euro messi a disposizione dal G7, per salvaguardare la foresta amazzonica, continuando ad accusare le Ong, in perfetto stile italiano, che si occupano di difendere i diritti dei nativi dallo sterminio, di aver appiccato i 1600 fuochi, fino ad adesso, che stanno devastando il polmone del mondo. Poi ci ripensa, e se li prende, “in nome del popolo brasiliano.”

Se nella più grande area tropicale del pianeta, tra gennaio e agosto, c’è stato un incrementato del 145 per cento degli incendi, rispetto all’anno passato, le prove delle responsabilità di Bolsonarodell’annientamento della foresta amazzonica, sono evidenti. In realtà l’aveva proprio annunciato subito dopo essere stato eletto, che avrebbe tolto ai cosiddetti nativi incontattati, cioè quelle tribù che vivono ancora allo stato di natura, le loro terre ancestrali, per far posto alle aziende estrattive.

Da allora vi è stata una spaventosa corsa all’arrembaggio di molte aree amazzoniche, che ha dato il via libera non solo ai fazenderos, i veri responsabili degli incendi, ma anche ad improvvisate miniere che stanno inquinando i territori. La strategia dei fazenderos è semplice: incendiare le aree interessate per poi creare le loro piantagioni…

Per prima a“scoperchiare i piani” del governo razzista brasiliano è stata, poche settimane or sono, l’organizzazione Open Democracy, che è riuscita a mettere le mani su un documento dove viene esposta la “strategia dell’odio” per annientare le minoranze dell’Amamazzonia.

Ma dietro questa strategia vi è una cordata di imprese, raccolte dentro un cartello, chiamato “bancada ruralista”.  E’ la consorteria che ha nel proprio libro paga circa 200 parlamentari, che abbracciano tutto l’arco costituzionale, al cui centro dei loro affari c’è il cosiddetto Agrobusiness,. In questo settore rientrano i principali sistemi produttivi brasiliani: carne bovina e avicola, di soia, caffè, arance, canna da zucchero e etanolo.

Dal il quotidiano il manifesto: “Dare fuoco a ciò che resta dopo il passaggio dei disboscatori è la pratica conclusiva dell’invasione di terre protette: libera i futuri pascoli e concima i futuri campi. Un giornale del sud del Parà ha proclamato per il 10 agosto il Dia do fogo, collegandolo esplicitamente alle rassicurazioni di Bolsonaro sulla fine della difesa ambientale”.

Incendi in Amazzonia dalla Stazione Spaziale_Foto_ ESA_NASA _L Parmitano

 

INDICE DELLE FONTI

 

I migranti e le leve del Potere nelle post-democrazie

https://lahora.gt/pdh-acciona-por-acuerdo-de-tercer-pais-y-pide-destitucion-de-degenhart/

https://www.prensalibre.com/guatemala/politica/viceministros-desconocen-si-acuerdo-firmado-con-ee-uu-debe-ser-aprobado-por-el-congreso/

https://www.prensalibre.com/guatemala/politica/gobierno-insiste-en-que-no-hubo-amenazas-para-firma-de-acuerdo-migratorio-con-estados-unidos/

https://www.prensalibre.com/guatemala/migrantes/universitarios-toman-instalaciones-del-musac-para-evitar-ratificacion-de-acuerdo-migratorio/

https://www.prensalibre.com/guatemala/politica/estudiantes-bloquean-ingreso-a-usac-para-protestar-contra-autoridades/?utm_source=Alertas&utm_medium=PrensaLibre&utm_campaign=NACIONAL

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/land-environmental-activist-killings-surge-guatemala-report-190729202602098.html

https://www.jornada.com.mx/sin-fronteras/2019/07/18/no-estamos-listos-para-firmar-ningun-acuerdo-de-tercer-pais-seguro-embajadora-de-mexico-en-eu-605.html

https://lahora.gt/morales-por-el-tercer-pais-seguro-la-cc-se-pone-a-hacer-temas-ilegales/

https://www.prensalibre.com/guatemala/migrantes/guatemala-no-tiene-las-condiciones-para-ser-tercer-pais-seguro-afirma-amnistia-internacional/

https://www.lenius.it/el-salvador-stati-piu-violenti-mondo/

https://www.theguardian.com/news/2019/aug/01/media-framed-migrant-crisis-disaster-reporting

I sovranismi incostituzionali nell’epoca delle post-democrazie

https://24.hu/kozelet/2019/06/06/ab-nem-alkotmanyellenes-a-hajlektalantorveny-mert-senkinek-nincs-joga-szegenynek-lenni/

https://magyarnarancs.hu/belpol/nem-alkotmanyellenes-a-hajlektalansag-buntetese-120402

https://www.prensalibre.com/guatemala/migrantes/solicitan-antejuicio-contra-ministro-de-gobernacion-por-posibles-delitos-en-firma-de-acuerdo-migratorio/

https://www.prensalibre.com/guatemala/politica/analizan-trasladar-acuerdo-migratorio-al-organismo-legislativo/

https://www.lemonde.fr/international/article/2019/08/02/le-sommet-de-l-etat-russe-secoue-par-de-nouvelles-purges_5495785_3210.html

https://twitter.com/tweetedtimes/status/1156197271651934208

https://www.nytimes.com/2019/07/11/us/politics/ice-families-deport.html?fallback=0&recId=1Nu9yHzPKYdYq76NpsphvCT1gCb&locked=0&geoContinent=EU&geoRegion=BO&recAlloc=top_conversion&geoCountry=IT&blockId=most-popular&imp_id=460226750&action=click&module=Most%20Popular&pgtype=Homepage

https://www.jornada.com.mx/sin-fronteras/2019/07/11/trump-inicia-cuenta-regresiva-para-deportaciones-masivas-8904.html

http://www.web.ellibertador.hn/index.php/noticias/internacionales/3439-exodo-mas-de-17-mil-ninos-hondurenos-han-migrado-en-2019

http://www.web.ellibertador.hn/index.php/avance/3414-honduras-un-pueblo-herido-ausencia-del-gran-integrador-y-un-fracaso-que-se-resiste-a-morir

https://www.internazionale.it/notizie/angeline-montoya/2019/06/04/honduras-verita-berta-caceres

https://www.latribuna.hn/2019/07/18/17-mil-visas-de-empleo-temporal-en-estados-unidos-a-hondurenos-migrantes/

https://www.jornada.com.mx/ultimas/mundo/2019/07/10/mujer-de-guatemala-denuncia-en-eu-crueldad-de-centros-para-migrantes-5319.html

https://www.jornada.com.mx/sin-fronteras/2019/07/10/migrante-guatemalteca-denuncia-ante-congreso-de-eu-muerte-de-su-hija-1325.html

https://theintercept.com/2019/07/01/alexandria-ocasio-cortez-democrats-denounce-migrant-detention-conditions/

https://www.jornada.com.mx/sin-fronteras/2019/07/11/migrante-menor-de-edad-acusa-a-agente-fronterizo-de-asalto-sexual-4413.html

https://www.proceso.com.mx/590134/detienen-a-260-migrantes-en-redada-en-hoteles-de-veracruz

https://www.proceso.com.mx/590192/liberan-a-134-migrantes-hacinados-en-una-caja-de-trailer-en-veracruz-71-son-menores

https://theintercept.com/2019/06/18/trump-deportation-tweet-ice/

https://www.apnews.com/e32b4a65baf74afab5bb5b2aa061f734

Quella lunga estate calda del sovranismo internazionale

Nei “porti sicuri” si continua a morire

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/survivor-migrants-deadly-air-strike-libya-demand-safety-190707122456470.html

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/tunisia-recovers-12-bodies-dozens-migrants-drown-sea-190707073909803.html

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/deadly-strike-hits-tripoli-migrant-detention-centre-official-190703001156711.html

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/100-migrants-refugees-feared-drowned-mediterranean-sea-190725150839996.html

Strage di migranti in un lager del governo Serraj

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/deadly-strike-hits-tripoli-migrant-detention-centre-official-190703001156711.html

Ancora 150 morti ‘ammazzati’ nel Mediterraneo

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/100-migrants-refugees-feared-drowned-mediterranean-sea-190725150839996.html

Quella comandante che ha salvato l’onore europeo

https://www.lemonde.fr/idees/article/2019/07/02/l-arrestation-de-carola-rackete-est-inacceptable-c-est-un-deni-du-droit-de-la-mer-des-conventions-de-geneve-de-1951-sur-le-droit-des-refugies_5484215_3232.html?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2ZEl3BiAu4YX74aSiBp9mtCyohqfzjGoI3uPGxQMW9X8fHCX9YC9VugYk#Echobox=1562061939

https://www.lemonde.fr/international/article/2019/06/29/qui-est-carola-rackete-capitaine-du-bateau-humanitaire-sea-watch-3_5483290_3210.html

https://ilmanifesto.it/con-carola-rackete-e-pia-klemp-per-la-giustizia-e-lumanita/?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2wPmu6kRXWMLulL7C66M6CD_TmnDQe0YCZtP4hgHWwvl7hfqMzjKFrQxw#Echobox=1562046069

https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/06/28/libia-centri-di-detenzione-msf?fbclid=IwAR1KD1jmNfU9ezuCBpd3ElTKQm4FYDASAe0lsOAGcn2-fGsd3RadQnf6_JY

Quei migranti calpestati in tutto il mondo

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/reports-libyan-guards-shot-migrants-fleeing-air-strikes-190704131751142.html

https://www.lemonde.fr/afrique/article/2019/07/05/en-algerie-la-societe-civile-cherche-a-faire-barrage-a-la-contre-revolution_5485544_3212.html

https://www.theguardian.com/us-news/2019/jul/05/us-migrant-facilities-severe-overcrowding

I diritti lesi dei migranti latinoamericani

https://www.jornada.com.mx/ultimas/politica/2019/07/09/incremento-de-policias-en-frontera-sur-rompe-suenos-de-migrantes-6905.html

https://www.jornada.com.mx/ultimas/politica/2019/07/09/abogados-listos-para-proteger-a-migrantes-ante-redadas-en-eu-sre-252.html

A caccia degli immigrati Usa

https://www.aljazeera.com/news/2019/07/congresswomen-targeted-trump-silenced-190715213220833.html

https://www.jornada.com.mx/ultimas/mundo/2019/07/15/migrantes-centroamericanos-no-podran-tener-asilo-en-eu-7465.html

Le deportazioni Usa innescano lo scontro nel paese

https://www.jornada.com.mx/ultimas/mundo/2019/07/16/trump-feliz-porque-mexico-desplego-21-mil-soldados-en-la-frontera-1408.html

https://www.jornada.com.mx/sin-fronteras/2019/07/16/demandan-a-gobierno-de-trump-por-restricciones-al-derecho-de-asilo-4077.html

I primi morti dopo l’accordo killer Usa Messico sui migranti

https://www.jornada.com.mx/ultimas/2019/06/24/padre-e-hija-mueren-ahogados-en-su-intento-por-llegar-a-eu-9550.html

https://www.elsalvador.com/eldiariodehoy/oscar-y-la-nina-se-me-ahogaron-joven-salvadoreno-y-su-bebe-que-murieron-en-el-rio-bravo-huian-de-la-pobreza/615464/2019/

Retate di massa e deportazioni al confine tra Usa e Messico

https://www.proceso.com.mx/590134/detienen-a-260-migrantes-en-redada-en-hoteles-de-veracruz

https://www.proceso.com.mx/590192/liberan-a-134-migrantes-hacinados-en-una-caja-de-trailer-en-veracruz-71-son-menores

https://theintercept.com/2019/06/18/trump-deportation-tweet-ice/

https://www.apnews.com/e32b4a65baf74afab5bb5b2aa061f734

Migrazione e sicurezza parole d’ordine latinoamericane

https://www.jornada.com.mx/ultimas/politica/2019/07/22/refuerzan-gn-y-migracion-vigilancia-en-red-ferroviaria-7513.html

https://www.jornada.com.mx/ultimas/estados/2019/07/22/llega-a-michoacan-menos-de-la-mitad-de-la-gn-que-esperaban-1709.html

https://www.prensalibre.com/guatemala/migrantes/ee-uu-priorizara-visas-temporales-de-trabajo-para-guatemaltecos/

https://www.prensalibre.com/guatemala/esto-dijo-jimmy-morales-sobre-los-aviones-pampa-iii-y-la-crisis-migratoria/

Il caos centroamericano voluto da Trump

https://lahora.gt/segun-el-gobierno-firmaron-acuerdo-sin-limite-para-visas-agricolas/

https://www.jornada.com.mx/ultimas/mundo/2019/07/30/2018toman2019-universidad-en-guatemala-en-repudio-del-acuerdo-migratorio-4170.html

https://www.jornada.com.mx/sin-fronteras/2019/07/30/trump-ha-seguido-arrebatando-a-ninos-migrantes-de-sus-padres-denuncian-en-eu-5568.html

Il caso brasiliano: dal golpe istituzionale alla distruzione del pianeta

Come uccidere un senzatetto nel Brasile di Bolsonaro

https://revistaforum.com.br/brasil/assassino-de-morador-de-rua-de-santo-andre-usava-mercedes-foi-identificado-e-esta-foragido/

https://revistaforum.com.br/politica/decreto-de-bolsonaro-libera-venda-de-fuzil-para-qualquer-cidadao-fila-e-de-2-mil-pessoas-diz-taurus/

Conferme sull’assassino di Marielle Franco, vicino ai Bolsonaro

https://revistaforum.com.br/politica/para-policia-novo-video-confirma-ronnie-lessa-vizinho-de-bolsonaro-como-um-dos-assassinos-de-marielle/

I nuovi dettagli di Intercept: come screditare Lula sui giornali

https://theintercept.com/2019/06/17/brazil-sergio-moro-lula-operation-car-wash/

https://theintercept.com/2019/07/26/brazil-car-wash-deltan-dallagnol-paid-speaking/

Inventata la corruzione di Lula con un articolo di O Globo

https://theintercept.com/2019/06/09/brazil-lula-operation-car-wash-sergio-moro/

https://oglobo.globo.com/politica/caso-bancoop-triplex-do-casal-lula-esta-atrasado-3041591

Svelato il golpe contro Lula: l’accusatore diventa accusato

https://theintercept.com/2019/06/09/chat-moro-deltan-telegram-lava-jato/

https://www.lemonde.fr/international/article/2019/06/11/bresil-la-cour-supreme-va-reexaminer-la-demande-de-liberation-de-lula_5474529_3210.html

https://revistaforum.com.br/politica/em-editoriais-folha-e-estadao-abandonam-moro-e-sugerem-renuncia/

https://revistaforum.com.br/blogs/blogdorovai/bolsonaro-vai-se-livrar-de-moro/

La resistenza degli artisti brasiliani per la liberazione di Lula

https://www.change.org/p/supremo-tribunal-federal-manifesto-o-som-pela-liberdade-festival-lula-livre?recruiter=952562095&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

https://revistaforum.com.br/politica/suplicy-cai-na-danca-durante-festival-lula-livre-e-video-viraliza/

https://revistaforum.com.br/politica/festival-lula-livre-acontece-neste-domingo-na-praca-da-republica-em-sao-paulo/

Quella cocaina nell’aereo del presidente brasiliano Bolsonaro

https://www.nytimes.com/2019/06/26/world/americas/bolsonaro-staff-cocaine-bust.html?searchResultPosition=2

https://politica.estadao.com.br/noticias/geral,trafico-de-drogas-e-o-2-mais-comum-na-pauta-da-justica-militar,70002890571

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/28/rio-de-janeiro-lomicidio-dellattivista-marielle-franco-e-quei-legami-tra-i-presunti-assassini-e-il-figlio-di-bolsonaro/4929977/

No es fuego es capitalismo

https://www.elsaltodiario.com/brasil/las-causas-politicas-detras-de-los-incendios-en-el-amazonas-

https://www.opendemocracy.net/en/democraciaabierta/leaked-documents-show-brazil-bolsonaro-has-grave-plans-for-amazon-rainforest/

https://ilmanifesto.it/amazzonia-in-fiamme-cera-un-piano-preciso-della-bancada-ruralista/

Annunci