La Turchia ferma le acque dell’Eufrate per far morire gli abitanti del Rojava

di Marco Marano

Dopo la distruzione dei campi coltivati adesso la Turchia ha chiuso i flussi di acqua dell’Eufrate verso il Rojava, ma l’Onu non risponde alle richieste di intervento per crimini contro l’umanità.

Bologna, 17 luglio 2020 – L’Organizzazione dei dirtti umani dell’Eufrate ha lanciato un appello all’Onu e alla comunità internazionale tutta, per denunciare ancora una volta, il mancato rispetto dei diritti umani da parte del tiranno turco Erdogan. In questa ultima occasione sta facendo mancare l’acqua del fiume Eufrate agli abitanti del cantone curdo.

L’intento da parte della Turchia è quello di sterminare gli abitanti del Rojava, oppure imporgli di lasciare le loro case e andar via, in modo tale da avviare la sostituzione demografica, portata avanti con la violenza, i saccheggi, gli omicidi già ad Afrin, grazie alle milizie jihadiste ex Isis, da sempre alleate del dittatore sunnita di Ankara.

I crimini contro l’umanità del tiranno turco

A Kobanê, Nesrin Ali, portavoce dell’organizzazione, ha segnalato come l’uso sconsiderato dell’acqua come strumento di offesa nei confronti del popolo del Rojava è un crimine contro l’umanità, che potrebbe amplificare in modo esponenziale il genocidio già in atto con l’occupazione militare. Appello questo rilanciato precedentemente anche da Human Rights Watch.

“L’abbassamento del livello dell’acqua dell’Eufrate – ha dichiarato Nesrin Ali – metterà in pericolo la vita di centinaia di migliaia di persone. Lo stato turco ha anche chiuso l’acquedotto di Allouk (Elok), che fornisce acqua al cantone di Hesekê. La popolazione della regione è minacciata con l’arma dell’acqua. Questa pratica è un crimine contro l’umanità. Chiediamo una sessione speciale su questo tema alle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza”.

Le dighe fermano le acque

Durante la conferenza stampa la portavoce ha anche spiegato com’è possibile che Erdogan sia in grado di fermare le acque dell’Eufrate: in sostanza il fiume nasce sul territorio turco, per cui attraverso una serie di dighe è possibile manovrare o determinare i flussi di acqua verso il nord della Siria. A tal proposito nel 1997 lo stato turco ed il governo siriano avevano stabilito che il volume minimo da far arrivare in Siria doveva essere di 500 metri cubi al secondo. Ma da quel tempo sono passate varie ere geologiche, dal punto di vista politico…

La guerra ambientale di Erdogan

E’ una guerra ambientale quella che il tiranno turco ha innaugurato mesi or sono in Rojava, attraverso la distruzione delle terre coltivate a causa dei bombardamenti mirati. Ora con l’assenza di acqua l’agricoltura della zona sarà messa in ginocchio, anche perché senza sistema idrico è impossibile l’approvvigionamento eletttrico. Questo tradotto significa che le centrali idroelettriche del nord della Siria andranno prestissimo in disuso…

FONTE: ANF

Credit: ANF

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