America Latina: approvate le leggi del Piano Condor 2.0

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di Marco Marano

In Cile e in Brasile sono state approvate le leggi liberticide che con la scusa di gestire la sicurezza contro la criminalità intendono porre dei limiti autoritari alle libertà fondamentali, nel quadro del nuovo piano Condor 2.0, finalizzato al sabotaggio delle democrazie latinoamericane di tipo progressista, guidato dall’inquilino della Casa Bianca.

capa-2664-wpBologna, 6 dicembre 2019 – C’è una straordinaria, quanto inquietante, contemporaneità nei processi legislativi di Cile e Brasile, per incorporare, tra le leggi dello stato, regole che alterano l’equilibrio sociale, affidando agli organi di polizia e ai militari poteri straordinari, tipici delle dittature che questi due paesi hanno subito negli anni settanta.

Si, perché il concetto di contemporaneità degli eventi è così straordinario che nel giro degli ultimi mesi l’intero continente latinoamericano è stato incendiato da golpisti di varia natura, legati all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), sotto controllo degli Stati Uniti, attraverso la fedeltà dei suoi dirigenti e il controllo delle infrastrutture militari e spionistiche.

Così, mercoledì 4 dicembre 2019, i parlamenti dei due paesi si sono allineati con “pacchetti sicurezza”, tesi a gestire nel futuro il potere con il pugno duro. E come se non bastassero le coincidenze, che sappiamo che non esistono, in ambedue i sistemi parlamentari, queste leggi sono passate grazie al voto delle opposizioni.

Pinochet ha insegnato, l’allievo ha imparato

PineraIn Cile le misure liberticide sono state messe a punto per frenare le manifestazioni di protesta, represse nel sangue con omicidi, arresti, stupri, violenze senza fine, che hanno causato menomazioni, soprattutto agli occhi di centinaia di persone. Il presidente Sebastian Piñera, definendo il proprio popolo come una terribile minaccia, poiché chiede giustizia sociale e una nuova costituzione, con un indice di gradimento del 10 per cento, si allinea al suo idolo di sempre Pinochet.

Le misure, approvate con 127 voti favorevoli, 7 contrari e con l’astensione dei comunisti, penalizzano con la prigione chiunque manifesti liberamente: interrompendo il lavoro dei servizi pubblici; esercitando il diritto all’autodifesa contro le aggressioni della polizia; ostruendo il traffico e la mobilità delle persone; punendo oggi forma di rivendicazione territoriale, dagli edifici ai terreni, intervento ovviamente rivolto contro i nativi.

Inoltre la legge punisce chiunque si raggruppi in sistemi organizzativi per pianificare proteste e manifestazioni, in questo caso l’azione è rivolta a interrompere l’attività di Unità Sociale, la piattaforma che riunisce cittadini e organizzazioni sociali e sindacali, circa 200, che hanno inscenato le proteste.

77073864_10221612339766256_9045460322357346304_nC’è da dire che, paradossalmente, il 12 dicembre la Camera dei Deputati cilena è chiamata ad esprimersi circa l’accusa al presidente Piñera per la violazione dei diritti umani proprio durante le manifestazioni di protesta delle ultime settimane, sull’uso indiscriminato della violenza della polizia militare, a cui la nuova legge da proprio quegli strumenti per abusare la gente.

Secondo il rapporto dell’Istituto Nazionale per i Diritti Umani (NHRI) cileno, sono state presentate 678 azioni legali, di cui 106 per violenza sessuale, 517 per tortura, trattamento crudele e omicidi.

La riforma di un golpista

48717129117-4f9f67f1d6-h-370x266E’ sempre in questo strano mercoledì 4 dicembre che la Camera dei Deputati brasiliana ha approvato il pacchetto “anti-criminalità” proposto dal ministro della giustizia Sergio Moro, ex giudice federale, inchiodato dalle intercettazioni pubblicate da Intercept, attraverso cui veniva provato l’inquietante complotto di tipo golpista contro l’ex presidente Lula.

L’ambiguo ministro, uomo di regime del clan Bolsonaro, si è impegnato in una riforma liberticida che intendeva revisionare ben 54 articoli del codice. Le opposizioni, attraverso la composizione delle commissioni che hanno elaborato il testo ne hanno fatti passare 19, mentre altri 10 sono stati modificati.

Non sono passate le due norme che principalmente definivano il pacchetto. La prima riguardava la possibilità di “licenza di uccidere” da parte della polizia militare, norma detta “esclusione di illegalità”, da applicare alle situazioni in cui i poliziotti commettono eccessi a causa di “paura, sorpresa o emozione violenta”… Poi, l’altra riguardava l’aumento da 30 a 40 anni della pena carceraria massima.

Protesta contro il massacro di Paraisópolis_questa domenica, nel sud di SP _ Daniel Arroyo _Bridge JournalismSi immagini cosa possa voler dire la licenza di uccidere consegnata ai poliziotti brasiliani, che hanno ormai da anni innescato una persecuzione ai cittadini poveri e neri delle favelas.

L’ultima tragedia è proprio di domenica scorsa con la strage nella periferia di San Paolo di nove ragazzi  morti ad una festa di quartiere mentre ballavano a suon di musica. Solo a San Paolo, tra gennaio e ottobre di quest’anno, la polizia militare ha ucciso 584 persone, con un aumento del 9,1 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, secondo i dati dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza della megalopoli.

Ma questa storia è sicuro che non finisce qua, perché mentre le opposizioni, che hanno votato questo pacchetto, gridano alla vittoria per aver impedito l’esclusione di illegalità, dall’altro lo stesso ministro Moro, a sua volta, si ritiene soddisfatto poiché questa misura cercherà di farla passare al Senato o attraverso una nuova legge…

 

FONTI: Toda Noticia, El Siglo, Telesur, Revista Forum, Pubblico

Immagine in evidenza: El Siglo

Credits: Ponte, Daniel Arroyo_Bridge Journalism

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