Una strage per la tensione

di Marco Marano

Secondo il governo turco i responsabili della strage di Ankara, costata la vita a più di cento persone e 400 feriti, ma il bilancio delle vittime sembra destinato a salire, si aggirano in un range di tre possibilità: l’Isis, le organizzazioni di estrema sinistra e il PKK.

Bologna – Questa notizia letta così pone in essere un quesito giornalisticamente interessante, perché in quella manifestazione migliaia di ragazzi stavano manifestando proprio per costringere il governo turco a cessare la guerra ai villaggi kurdi difesi dal PKK. Il fatto che questa organizzazione possa diventare mandante contro se stessa rivela un chiaro tentativo di manipolazione di quello che ormai viene definito il nuovo Sultano: il presidente Erdogan.

La benzina sul fuoco

E ancora, in una situazione in cui un paese che vive una sorta di guerra civile ormai da quest’estate, con la ripresa delle ostilità da parte del governo contro le città kurde in Turchia, che è sfociata nell’impedire ai cittadini kurdi di andare in soccorso ai combattenti contro l’Isis a Kobane, e dopo che lo stesso PKK ha annunciato di volere unilateralmente cessare le ostilità fino alle elezioni che si terranno fra tre settimane, il governo turco anziché stemperare la tensione, butta benzina sul fuoco continuando a bombardare i villaggi curdi e le postazioni del PKK, implementando lutti e distruzioni…

La strategia della tensione turca

Le urla dei manifestanti in tante città turche di questi ultimi due giorni, si scagliano contro il potere del sultano, individuando nello slogan “strage di stato” il topic del tragico evento, ma anche potremmo dire di tutta la questione kurda, che ricordiamolo ha proprio generato la rabbia di Erdogan nel momento in cui in giugno il partito moderato kurdo, dell’avvocato dei diritti umani Selahattin Demirtaş, ha praticamente vinto le elezioni, col suo 13 per cento, impedendo di guadagnare la maggioranza assoluta al sultano, per poter fare una repubblica presidenziale e governare ancora più indisturbato.

Intanto, il sultano continua ad intervenire sulla libertà di stampa impedendo alle emittenti televisive turche di mandare in onda le immagini della strage, cercando addirittura di impedire di mettere dei fiori nel luogo del lutto, innalzando insomma il livello della tensione affinché, dicono gli osservatori, possa gestire col pugno duro la tornata elettorale del primo novembre, che deve a tutti i costi vincere in modo assoluto, se vuole continuare a regnare per un altro decennio.

Credits BULENT_KILIC_AFP_Getty_Images

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