Kombatt Kurdish

La storia di un popolo che combatte da un secolo per avere riconosciuto il proprio Stato, per questo fatto passare come terrorista dalla Turchia, che gli ha impedito di varcare le proprie frontiere per andare in aiuto dei propri fratelli a Kobane, assediata dall’Isis.

di Marco Marano

Bologna – E’ una storia tutta da capire quella del popolo kurdo, perché in Europa questa storia non ha mai destato particolare interesse, se non quando alla fine degli anni novanta il capo del partito kurdo PKK Abdullah Öcalan attraversava mezzo mondo per sfuggire ad un mandato di cattura emesso dalla Turchia.

E’ la storia mediorientale di un popolo senza Stato, che ha un nome, il Kurdistan appunto, una lingua, che poi è l’insieme di tanti dialetti di origine mesopotamica, e che paradossalmente avrebbe anche un territorio. Il problema è che abbraccia quattro nazioni mediorientali: Iran, Iraq, Siria, Turchia e anche l’Armenia, con l’aggiunta di piccole comunità che sono sparse in molte parti del Medio Oriente.

Una storia tra le più antiche

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Una regione di 550 mila metri quadrati, il cui popolo è uno dei più antichi della Mesopotamia, ad oggi numericamente il quarto di tutto il Medio Oriente, dopo Arabi, persiani e turchi. Una stima, che sembra mettere d’accordo in molti, li conteggia fra i trenta e i quaranta milioni di persone.

Ma anche dal punto di vista religioso quella curda è una storia incredibile. Essendo uno dei popoli più antichi, la sua origine religiosa risale al VI secolo avanti cristo con lo Zoroastrismo, promossa dal profeta Zarathustra, forse la più antica delle religioni monoteiste e forse quella che ha contaminato le altre a venire.

Infatti, nei secoli si sono sviluppate nel popolo kurdo, rispetto ai diversi insediamenti, ceppi ebraici, ceppi cristiani e ceppi islamici, in minima parte sciiti, con la denominazione di Alevi, ma in massima parte sunniti, che rappresenta oggi il ceppo maggiore. Per le sue caratteristiche storiche il popolo curdo per definizione rigetta qualsivoglia rigurgito di estremismo religioso, essendo appunto la sua storia crogiolo di religioni. E questo è un’aspetto da non sottovalutare se si vuole comprendere la rappresentazione del popolo curdo oggi…

Una repressione lunga un secolo

La repressione kurda iniziava dopo la prima guerra mondiale. Se prima la Turchia si era servita dei kurdi per combattere la Grecia, nel 1924, furono emesse le prime leggi che annientavano la loro identità, impedendo l’insegnamento della lingua, la possibilità di promuovere le proprie tradizioni. Poi nel 1930 un’altra legge avviava la stagione delle deportazioni degli intellettuali.

In seguito veniva proclamato lo smantellamento territoriale del Kurdistan, e dalla Turchia in poi l’annientamento dei kurdi diventava un fattore nazionale identitatario per quei paesi che si impossessavano dei territori in questione. Da quel momento il popolo iniziò a combattere per avere quello che gli era stato tolto…

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Quel “popolo terrorista”

Da allora la Turchia ha tacciato i kurdi di essere un popolo di terroristi poiché le azioni di resistenza e di rivendicazione più o meno violenta non potevano essere ascritte alla lotta per la propria patria… In tal senso la vicenda della carcerazione del leader del PKK è significativa. Poi nel 2013 la Comunità internazionale riuscì ad avviare una sorta di cessate il fuoco, per la ricerca di un dialogo tra le due parti… Ma solitamente questo non avviene, non può avvenire con dei terroristi…

Nell’estate di quest’anno succede però un fatto strano… Al confine con la Turchia, l’unica resistenza armata all’Isis, con l’assedio di Kobane, viene condotta proprio dal popolo curdo, dove soprattutto le donne combattono e respingono i tagliagole dello Stato islamico. Kobane infatti viene contesa prima dagli uni e poi dagli altri.

In un momento di grande difficoltà della resistenza kurda, pezzi del suo popolo in Turchia, decidono di andare ad aiutare gli assediati curdi contro l’Isis, che, ricordiamo, in questo momento per l’occidente è il male assoluto. Il popolo combattente kurdo si appresta a varcare il confine per sostenere i propri fratelli in difficoltà. E la Turchia cosa fa? Glielo impedisce! Impedisce ai cittadini curdi, pronti a combattere contro l’Isis, di andare in soccorso dei propri concittadini che stanno morendo…

Mentre gli Stati Uniti si affrettano a differenziare la questione kurda dal vero terrorismo dell’Isis, i giovani a cui gli viene impedito di combattere contro i tagliagole, scendono per le strade e mettono a ferro e fuoco le città turche. Ancora una volta l’autocrate Erdogan li apostrofa come terroristi…

Ultima immagine: Putin va in soccorso del dittatore siriano sciita Assad, poi innaugura la moschea più grande d’Europa a Mosca insieme ad Erdogan sunnita, presidente della Turchia, il quale qualche mese prima impedisce ai sunniti curdi, per lui terroristi, di salvare Kobane dall’Isis, il male asssoluto dell’occidente…

Credits ANF, Kurdish Question

Categorie Rojava, SiriaTag , , ,

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