Il popolo scende in piazza in Uruguay: no alla libertà per i torturatori

Un altro affondo dei governi neoliberisti latinoamericani nei confronti dei propri popoli. Questa volta è toccato all’Uruguay, dove il governo di destra presieduto da Luis Alberto Lacalle Pou, vuole liberare i torturatori della dittatura.

di Marco Marano

Bologna, 10 dicembre 2021 – Era il 1973, quando, in seguito ad un colpo di Stato, sostenuto dagli Stati Uniti, in Uruguay fu eretta una dittatura chiamata civile-militare. Erano gli anni del “Piano Condor”, cioè un grande complotto, governato dalla Cia, l’intelligence americana che si muove in terra straniera. Con sede a Panama, dove avvenivano le esercitazioni e le pianificazioni, per sovvertire i regimi democratici dell’America Latina, era in atto  una raccapricciante strategia di eliminazione dei cittadini, non solo contrari alla dittatura, ma semplicemente in odore di essere contrari. Li chiamarono desaparecidos, uomini, donne, giovani arrestati, torturati, massacrati nei modi più orridi, dalle fucilazioni al lancio in mare dagli aerei…

Le cattive abitudini della destra neoliberista latinoamericana

La dittatura uruguayana durò fino al 1985. Parte dei torturatori e aguzzini, furono arrestati e condannati. Così, il nuovo governo di destra neoliberista, eletto alla fine del 2019, dopo aver tentato di rimuovere i passi avanti fatti dal governo di Pepe Mujica, il presidente che ospitava i poveri a palazzo presidenziale, solo per dirne una, ha pensato bene di scrivere una legge attraverso la quale concedere la liberazione, sotto forma di arresti domiciliari, ai torturatori e assassini di Stato, sopra i 65 anni, che si distinsero, durante la dittatura, per brutalità e pratica dell’ assassinio.

Ma il popolo dice no!

Naturalmente il popolo uruguayano, che ancora ha addosso le ferite laceranti, dal punto di vista generazionale, di 12 anni di brutalità, ha detto no! Non solo il “Frente Amplio”, cioè il cartello di partiti della sinistra, ma altre organizzazioni sociali, hanno organizzato la protesta tenutasi ieri nelle strade della capitale.

Gli organizzatori sono stati: il gruppo Madri e Parenti dei Detenuti Scomparsi, l’Associazione degli Espressi Politici dell’Uruguay (Crysol), la Federazione uruguaiana delle Cooperative di Mutuo Soccorso (Fucvam), la Federazione degli studenti universitari dell’Uruguay (FEUU) e dalla Plenaria intersindacale dei lavoratori – Convenzione nazionale dei lavoratori (PIT-CNT).

A favore dei terroristi di Stato

I manifestanti si sono dati appuntamento in Plaza Libertad per indirizzarsi verso Plaza Primero, davanti alla sede del Parlamento, nella capitale Montevideo. Nilo Patiño, portavoce dell’organizzazione Madri e parenti dei detenuti e degli scomparsi: “Il disegno di legge avvantaggia i terroristi di stato (…) Queste persone hanno commesso crimini contro l’umanità, torture, omicidi, sparizioni forzate ed è un messaggio alla società che se questi tipi di crimini vengono commessi e vengono rilasciati domani per motivi diversi, allora cosa rimane per il futuro? Si sta legalizzando l’impunità”.

All’assalto dei diritti

Le organizzazioni sociali tornano in piazza dopo l’aspro scontro sociale contro un’altra legge dal sapore liberticida, che ha unito i sindacati e vari movimenti per i diritti civili. Si chiama “Ley de Urgente Consideración”, una specie di legge quadro sulla società, composta da centinaia di articoli, che dovrebbero regolare, nei minimi particolari, la vita della gente: dal diritto allo sciopero allo smantellamento dello stato sociale, dagli ingranaggi delle istituzioni ai diritti civili…

FONTI: Telesur, volerelaluna.it

Credit: EFE

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