Tutti gli uomini del Piano Condor

La sentenza del processo conclusosi a Roma contro gli artefici dei desaparecidos latinoamericani di origine italiana, tra condanne e assoluzioni, ha riacceso l’attenzione sul supporto degli Stati Uniti alle dittature degli anni settanta

di Marco Marano

Bologna, 18 gennaio 2017 –  Doveva succedere proprio in Italia, il paese dalle mille trame nere, che un procedimento penale rendesse giustizia, riaccendendone anche i riflettori, ad alcune vittime dei regimi militari latino-americani degli anni settanta. Così, la Corte d’Assise di Roma ha emesso ieri la sentenza al processo Condor, che riguardava la scomparsa di 23 cittadini di origine italiana, tra il 1973 e il 1978, in vari paesi dell’ America Latina che in quegli anni erano governati da spietate dittature, le quali costituirono, attraverso l’operazione Condor, una sorta di rete trans-nazionale coordinata dalla CIA e promossa dall’amministrazione Nixon, per reprimere nel sangue le opposizioni interne. Sono state emesse 8 condanne all’ergastolo, 19 assoluzioni e 6 proscioglimenti per avvenuta morte degli imputati.

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L’inchiesta giudiziaria sull’operazione Condor in Italia ebbe inizio nel 1999 in seguito alla denuncia dei famigliari di alcuni cittadini italiani desaparecidos. Nel febbraio 2015 prese avvio il processo nell’aula bunker di Rebibbia. In 61 udienze, sono stati chiamati un centinaio di testimoni chiave tra sindacalisti, intellettuali, politici, famigliari delle vittime che vivevano nei paesi in cui era in vigore questo scellerato patto. Una rete che collegava apparati militari e servizi di sicurezza di Cile, Argentina, Paraguay, Brasile, Uruguay, Bolivia. Le richieste della Procura di Roma, per voce dalla Pm Tiziana Cugini, sono state di 27 ergastoli per l’assassinio di 23 persone e un’assoluzione. Il principale indiziato era il capo della DINA, la polizia segreta cilena Manuel Contreras, colui il quale era il principale referente operativo  della rete Condor, uno dei deceduti.

Gli ergastoli, in contumacia, sono stati comminati ai peruviani Francisco Rafael Cerruti Bermudez, presidente tra il 1975 e il 1980, Pedro Richter Prada, generale di divisione, ex primo ministro, German Luis Figeroa, capo dei Servizi segreti. Ai boliviani Luis Garcia Meda Tejada, presidente dal 1980 al 1981 e Luis Arce Gomez, generale di Stato Maggiore, capo dell’intelligence e primo ministro. All’uruguaiano Juan Carlos Blanco, ministro degli Esteri; ai cileni Rafael Valderrama Ahumada, e  Jeronimo Hernan Ramirez Ramirez colonnelli dell’esercito.

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Tra le assoluzioni quella che spicca di più è di Jorge Nestor Troccoli, esperto in tortura, per sua stessa ammissione, per questo appunto soprannominato “il ciccione torturatore”. Troccoli è stato l’unico processato residente in Italia, in provincia di Salerno: fuggito dall’Uruguay ottenne la cittadinanza italiana.  Era stato capitano della Fusna, il “Cuerpo de Fusileros Navales”. I suoi metodi erano classici, dalle bastonate alle scosse sui genitali, ma anche di natura psicologica come quella di ripetere i nomi di chi era morto ai compagni ancora detenuti. Sembra che il “ciccione torturatore” con le sue sevizie non abbia ucciso nessuno, per questo nel processo italiano è stato assolto.

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L’operazione Condor in realtà è la chiave di lettura delle vicende che riguarda la politica estera statunitense tra la fine degli anni sessanta e tutti gli anni settanta, nel continente latinoamericano, più precisamente nel cosiddetto “cono sud”. Esso nasce dall’idea d’impedire che la rivoluzione castrista possa prendere piede in altri paesi del continente, per tale ragione le amministrazioni a stelle e strisce promuovono una serie di colpi di stato fin dal 1964 con il rovesciamento del governo democratico brasiliano di João Goulart. Nel 1971 prendeva il potere in Bolivia Hugo Banzer. Nel 1973 era il turno del Cile con il drammatico assedio della Moneda, dove risiedeva il Presidente Salvador Allende, da parte dell’esercito comandato da Augusto Pinochet. E ancora la giunta militare capeggiata dal generale Jorge Rafael Videla prendeva il potere in Argentina nel 1976.

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Quando nel 1993 sono stati desecretati i documenti che rivelavano la collaborazione tra Richard Nixon ed Henry Kissinger con il dittatore cileno Pinochet iniziavano a comprendersi in modo esplicito le caratteristiche dell’operazione Condor. Ma è l’anno prima che l’operazione viene scoperta, quando escono alla luce del sole gli archivi del terrore, all’interno di una stazione di polizia di Asunción, grazie ad una denuncia anonima tre anni dopo la caduta della dittatura paraguaiana, fatta a Martin Almada, ex attivista dei diritti umani, imprigionato e torturato. L’uomo ottenne un mandato dal giudice José Augustín Fernández, e lì i due scoprirono i documenti relativi al piano Condor. C’erano 700.000 documenti che riguardavano le sei dittature di cui si è occupato il processo italiano, ma anche attività che riguardavano Colombia e Venezuela, relativamente a 50.000 persone assassinate, 30.000 desaparecidos, 40.000 incarcerate. Infatti se sulla carta arresti arbitrari, torture e sparizioni riguardavano i guerriglieri dei  movimenti rivoluzionari il piano Condor, in realtà, coinvolse qualsiasi tipo di opposizione sociale: studenti, docenti universitari, sindacalisti, giornalisti, attivisti di sinistra, operai, ma anche i genitori di persone scomparse.

La struttura organizzativa messa in piedi dalla CIA aveva come base logistica Panama, da dove venivano coordinate le operazioni nei sei paesi attraverso sia lo scambio d’informazioni tra le singole intelligence che anche rispetto al transito di materiali, mezzi, denaro, forniture militari per addestrare il personale alle tecniche di rastrellamento e alle torture. Sembra proprio che  a Panama, ad esempio,  furono pianificati i voli della morte in Argentina: gli oppositori venivano fatti cadere dagli aerei in volo.

Categorie America latina, Cile

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