Il presidente boliviano: le risorse naturali nelle mani dello Stato

di Marco Marano

Luis Arce annuncia il programma politico del Movimento per il Socialismo, che ha vinto, con largo margine, le elezioni presidenziali di domenica scorsa. Ma mette anche l’accento sulle responsabilità del golpe di un anno fa.

Bologna, 22 ottobre 2020 – In una lunga intervista al quotidiano Página 12, Luis Arce, si toglie più di un sassolino dalla scarpa. Dice chiaramente che i capi dell’esercito che hanno prodotto il golpe verranno rimossi. Poi fa luce sul disastro economico determinato da undici mesi di governo golpista de facto, che la pandemia ha solo amplificato. Segnala che la gestione della risorse naturali, compreso il litio, la cui privatizzazione era uno dei passaggi fondamentali dei golpisti, resterà nelle mani dello Stato boliviano. Si allinea al presidente messicano Obrador nel chiedere le dimissioni di Luis Almagro, il presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), responsabile di aver innescato il golpe dello scorso anno.

Una nuova fase per l’America Latina?

Luis Arce, ex ministro dell’Economia del governo Morales, ha vinto le elezioni presidenziali in Bolivia con un distacco siderale dal candidato della destra, cioè con il 54,5 per cento, a 25 punti dal principale rivale Carlos Mesa (29,2). La sua vittoria è stata salutata come l’inizio di una nuova fase per il ritorno dei governi progressisti in America Latina, dopo l’Argentina ed il Messico, anche se su Obrador ci sono luci ed ombre: in Ecuador si voterà il 7 febbraio 2021. Ma la vittoria del Movimento per il Socialismo (MAS) ha anche ristabilito la verità sul golpe, con la truffa dell’OSA che ha inventato brogli che non ci sono stati, defenestrando ingiustamente Evo Morales, presidente legalmente eletto.

“Evidentemente, – sottolinea Arce – con quel risultato schiacciante è chiaro che lo scorso anno abbiamo vinto, anche se con una differenza minore, ma al di sopra dei dieci punti percentuali che la legge boliviana richiede per evitare il secondo turno. Il compagno Evo ha vinto il primo turno, in modo pulito. Questa domenica 18 ottobre non c’era dubbio che in Bolivia esiste una maggioranza che preferisce il Movimento al socialismo “.

Il disastro golpista del neoliberismo

I numeri che Arce snocciola sugli indicatori socio-economici del paese sono sconcertanti: “Abbiamo lasciato la disoccupazione al 4,2 per cento, ora è vicina al 12 per cento, tre volte di più e nel settore delle costruzioni, il 30 per cento, cifre molto grandi e negative. La recessione è al -11 per cento, quando siamo cresciuti del 4 per cento. C’è un calo della produzione di 16 punti percentuali. Inoltre, il deficit fiscale era del 6 per cento quando ero ministro dell’economia, ora è aumentato a oltre il 9 per cento. Sono peggiorati anche gli indicatori sociali: è aumentata la povertà e la concentrazione del reddito in poche mani, caratteristica del modello neoliberista, cioè l’apertura del divario tra ricchi e poveri. Abbiamo regredito nella distribuzione del reddito, ci sono molte cifre negative che sono evidenti dopo questo governo de facto”.

La centralità sociale dello Stato

Per tale ragione il neo presidente boliviano si è affrettato a chiarire che dovranno essere ristabiliti urgentemente alcuni paradigmi. Il più importante dei quali è la centralità dello Sato nella gestione delle risorse naturali, a garanzia che i proventi vadano al popolo che ha abitato quella terra per secoli. Ma c’è anche il tema della ridistribuzione dei redditi, che verrà attivata attraverso una misura ad hoc.

La ridistribuzione del reddito per – annuncia Arce – è finalizzata a generare un aumento della domanda interna e una maggiore spesa da parte della popolazione. D’altra parte, la produzione deve essere riattivata. Abbiamo fondamentalmente progetti a tre stelle: industrializzazione con sostituzione delle importazioni per piccole e medie imprese, un programma di sicurezza con sovranità alimentare e produzione di diesel ecologico … Continueremo con il nostro programma strategico di mantenere le risorse naturali nelle mani dello Stato (…) Riprenderemmo il programma che avevamo proposto nell’ottobre dello scorso anno con l’obiettivo di industrializzare il litio e generare 42 nuove industrie, che consentiranno lavoro e reddito al popolo boliviano.

Il castigo della destra

La destra golpista boliviana ha imposto una sorta di polarizzazione culturale tra classi, tra ceti sociali, distillando razzismo e classismo durante tutta la campagna elettorale. Un atteggiamento parossistico che diventa grottesco considerato che la Bolivia è uno Stato plurinazionale.

In una video intervista a Telesur, la sociologa Carla Espòsito, dell’Università di Città del Messico, ha analizzato questo tema: “Hanno istigato all’odio sociale. Hanno fatto una campagna elettorale restando dentro il loro blocco sociale, il loro elettorato. Non hanno parlato con il resto del popolo (…) Hanno condotto una campagna di odio, di divisione, di contrapposizione”.

Il sistema golpista fomentato dall’OSA

Se lo straordinario successo del MAS ha mostrato la pochezza della destra neoliberista, Arce non si è lasciato scappare l’occasione di associarsi al presidente messicano per chiedere le dimissioni del presidente dell’OSA, date le sue responsabilità durante il golpe dello scorso anno…

Si erano appena concluse le elezioni presidenziali che avevano dato una vittoria di margine ad Evo Morales. La delegazione dell’OSA, una volta insediatasi, inventò dei brogli che non c’erano stati. Questo ha dato il la all’esercito per scendere in strada, massacrando e umiliando il popolo per operare il colpo di stato. La stessa delegazione, senza il minimo ritegno, si è presentata, con le medesime persone dello scorso anno, e questa volta, osservati anch’essi dagli osservatori Onu, non hanno potuto far altro che accettare il voto, spingendosi persino a formulare i saluti al nuovo presidente…

Riconciliazione significa riconciliare il popolo non le élite filoamericane

In che termini dunque diventa possibile parlare di riconciliazione nazionale in Bolivia? Dobbiamo ricordare le decine di dirigenti, amministratori locali, membri dell’ex governo che sono in esilio dopo il golpe. Lo stesso Arce, insieme a Morales, è stato accusato di terrorismo e nefandezze varie… E’ chiaro che tutte queste accuse non hanno avuto nulla di legale ma tutto di politico, e per giunta di bassa lega, adesso si ritorceranno contro i golpisti…

Una maledizione per l’America

“La nostra politica esteraconclude il neo presidente – sarà quella di aprirci a tutti i paesi, ma a condizione che la sovranità sia rispettata, un trattamento che sia uguale e pari. Qualsiasi paese che soddisfi tale requisito, sarà il benvenuto. Se gli Stati Uniti vogliono stabilire relazioni con noi, devono sapere che questi sono i requisiti”.

FONTI: Página 12, Telesur, Prensa Libre

Immagine in evidenza e credits: EFE

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