Lula andrà a colloquio dal Papa: verso una nuova teologia della liberazione?

di Marco Marano

L’ex presidente brasiliano, tra le vittime del golpe istituzionale, giovedì prossimo, sarà ricevuto in Vaticano da Papa Francesco, il quale ha pubblicamente preso le sue difese, dopo il complotto, poi smascherato, di un gruppo di giudici che lo hanno tenuto illegittimamente in galera.

img-0256-e1573256229770Bologna, 7 febbraio 2020 –  L’ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, il 13 febbraio, si recherà in Vaticano per una visita ufficiale da Papa Francesco. Lula è  in libertà vigilata, in seguito al noto complotto giudiziario, ma questo non impone limitazioni alla libertà di movimento, secondo le leggi del paese. L’incontro di questi due personaggi storici del mondo latino-americano diventa politicamente significativo poiché si ritrovano come i più importanti esponenti nella difesa degli oppressi.

Le diseguaglianze sono diventate una emergenza globale

AFP_FavelaAttraverso i canali del partito dei lavoratori e del social media Twitter, Lula ha espresso una grande soddisfazione e trepidazione per l’incontro della settimana prossima, in primo luogo per ringraziare il pontefice di aver preso posizione in suo favore: “È quasi una necessità che io debba andare e ringraziarlo e non solo per la mia solidarietà, ma per quanto ha fatto in difesa dei popoli oppressi di tutto il mondo”.

Ma l’aspetto più interessante di questo incontro sarà la possibilità di poter parlare e scambiarsi opinioni sull’esperienza brasiliana di lotta alla povertà, diventato, durante la presidenza di Lula e di Dilma Rousseff, un modello di riferimento per tutto il continente latino-americano: “L’esperienza brasiliana di maggior successo degli ultimi decenni ha dimostrato che i poveri non sono un problema. Abbiamo dimostrato che i poveri, una volta inseriti nell’economia, diventano una soluzione“.

Un cambio di paradigma

AFPSe dunque i poveri e gli oppressi anziché essere un problema diventano la soluzione, sembrerebbe fisiologico un cambio di paradigma nella gestione della cosa pubblica, laddove le organizzazioni politiche anti-liberiste riuscissero a sottrarre il consenso alla destra liberticida, che sta governando il continente nella maggior parte dei paesi. E’ successo in Argentina, con l’elezione del peronista di sinistra Alberto Fernández.

Proprio lui, infatti, ha proposto al pontefice, che ha incontrato la settimana scorsa, l’importanza di ritrovarsi con Lula. In quella occasione i due capi di stato hanno dialogato sugli stessi temi: povertà e oppressione dilagante nel continente e il debito pubblico argentino…  Da quanto dichiarato dal presidente Fernández il Papa si è mostrato estremamente preoccupato per la situazione nel proprio paese d’origine, soprattutto per la rinegoziazione del debito pubblico con i creditori esterni.

La chiesa degli oppressi contro la chiesa dei potenti

Giovani-a-Panama-il-PapaMa il cambio di paradigma sui popoli oppressi, che vede la Santa Sede insieme alle organizzazione e ai governi progressisti, non può che fare venire in mente la rinascita di una nuova stagione della teologia della liberazione, in voga negli anni settanta, durante le dittature latino-americane, promosse dagli Usa, attraverso il piano Condor.

Se ci si stia avvicinando ad una fase storica di difesa dei diritti anche dentro il cattolicesimo è difficile dirlo. Certo è che in quel continente tanti pezzi della chiesa cattolica sono apertamente schierati con i governi liberticidi, sicuramente stigmatizzati da Francesco in tutti i viaggi che fino ad adesso lo hanno portato da quelle parti…

FONTI:Tele Sur, La Jornada

Immagine in evidenza: Telam

Credits: Social media, AFP,  AFP,  Catt.ch

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