Brasile

La Consulta brasiliana censura l’arresto di Lula: si attende la scarcerazione

di Marco Marano

La sentenza della Corte Suprema brasiliana è arrivata giovedì sera, dichiarando incostituzionale la carcerazione dell’ex presidente Lula, dopo la condanna in seconda istanza.

Bologna, 8 novembre 2019 – La differenza democratica, nello sconcertante caso giudiziario, ultimo atto del golpe istituzionale, contro l’ex presidente Lula, questa volta l’ha fatta José Antonio Dias Toffoli, presidente della Corte Suprema Federale, che attraverso il suo voto ha ridato dignità al sistema giudiziario brasiliano.

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La Costituzione calpestata

Si, perché secondo la Costituzione brasiliana, del 1988, nata dopo la fase della dittatura militare, ha praticamente sancito che il carcere preventivo non può rientrare nel nuovo sistema penale, in tal senso l’allora Costituente intendeva garantire la dignità della persona e il diritto al rispetto delle libertà personali. Ecco che secondo la Legge superiore brasiliana non è possibile arrestare nessuno fino a sentenza definitiva.

Le trame dei golpisti

Non sono quindi bastate le pressioni del presidente Bolsonaro, che secondo i sondaggi, ha vinto le elezioni proprio perché Lula era in galera, a intimidire il presidente della Corte Suprema.

Tra l’atro il persecutore di Lula, che prima lo ha fatto arrestare, contro il dettato costituzionale, e poi lo ha condannato, senza prove ma grazie a manipolazioni e falsificazioni, come dimostrato dalle inchieste del portale Intercept, fu proprio l’allora giudice federale Sérgio Moro, promosso sul campo da Bolsonaro come ministro della giustizia.

Lula è stato condannato dall’ex giudice federale nel luglio 2017 ed è stato arrestato nell’aprile 2018 dopo che la Tribunale Federale-4 aveva annullato la sentenza Moro.

I numeri del voto di incostituzionalità

La Corte Suprema ha votato l’incostituzinalità con una maggioranza di 6 giudici contro 5. Oltre al presidente c’erano il relatore Marco Aurelio Mello, Rosa Weber, Riccardo Lewandowski, Gilmar Mendes e Celso de Mello. Gli altri cinque giudici, legati alla presidenza Bolsonaro, che quindi hanno votato contro sono stati:  Alexandre de Moraes, Edson Fachin, Luis Roberto Barroso, Luiz Fux e Cármen Lúcia.

Smascherato il golpe

La difesa di Lula ha emesso un comunicato: “La sentenza della Corte Suprema conferma che l’ex presidente Lula è stato imprigionato per 579 giorni ingiustamente e in contrasto con la legge (CPP, art. 283) e la Costituzione della Repubblica (CF 88, articolo 5, LVII), come abbiamo sempre detto (…) Dopo aver parlato con Lula, porteremo una richiesta di rilascio immediato basata sull’esito della sentenza della Corte Suprema e ribadiremo la richiesta della Corte suprema di giudicare l’habeas corpus che si oppone alla dichiarazione di nullità dell’intero processo, che ha portato al suo arresto a causa dei sospetti dell’ex giudice Sergio Moro e dei procuratori Lava Jato, tra innumerevoli altre illegalità”.

FONTE e Immagine in evidenza: Revista Forum

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