Delitto e castigo nell’Italia del pensiero unico: censurato Dostoevskij

Censurato, poi riattivato, infine rifiutato, è la vicenda di un corso universitario sull’autore russo presso l’Università Bicocca di Milano, i cui vertici sono intervenuti con la delirante affermazione su come il pensiero e la vita del letterato possano creare tensioni e polemiche, data l’invasione russa in Ucraina.

di Marco Marano

Bologna, 3 marzo 2022 – “Caro professore il pro rettore alla didattica mi ha comunicato la decisione presa con la rettrice di rimandare il percorso su Dostoevskij. Lo scopo è quello di evitare polemiche in quanto momento di forte tensione”.

E’ successo davvero, no non è un film su una qualche società distopica, è successo in Italia, in questo momento in cui nell’Europa dell’Est si combatte una guerra innescata dalla Russia, e non disdegnata dalla Nato, visto la corsa agli armamenti…

Così, dato che il popolo italiano si trova avvinto dal pensiero unico, a tutti i livelli della stratificazione culturale, in merito alla manifestazione di odio nei confronti di ciò che è russo, perché non mettere nel medesimo calderone anche uno dei più grandi letterati di sempre della storia umana: Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Paolo Nori, scrittore e accademico, autore del saggio “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fedor M. Dostoevskij”, era stato coinvolto dall’Università Bicocca di Milano a tenere un corso di quattro lezioni proprio sul grande autore russo. In un secondo momento, l’Università milanese, sposando il boicottaggio, in questo caso culturale, nei confronti di Putin, decideva di considerare le lezioni universitarie su Dostoevskij come motivo di polemiche, in un momento di tensione…

Polemiche? Tensione? Due concetti che se associati ad un monumento della letteratura di tutti i tempi fanno venire i brividi, poiché rientrano nella logica unica di un pensiero distopico. E ancora, la suggestione per cui la cultura diventi un grimaldello del Potere, ci fa abbandonare ogni speranza per questa nostra epoca, incuneata nei meandri della manipolazione mediatica al punto che non c’è più ritorno…

Se le lacrime del docente su Istagram, mentre legge la miseranda comunicazione di sospensione del corso, fanno da sottofondo a questa incredibile vicenda, che non può essere ospitata in nessuna società democratica, la marcia indietro fatta dall’Università di Milano sembra ancora più grottesca: “L’Università di Milano-Bicocca è aperta al dialogo e all’ascolto anche in questo periodo molto difficile che ci vede sgomenti di fronte all’escalation del conflitto…”

Si, perché questa sorta di smentita non smentisce l’atto assurdo di censura culturale, associando comunque il nome del letterato russo al contesto dell’attuale guerra… Dialogo, ascolto, escalation, conflitto, sono queste le parole utilizzate, in riferimento al contesto politico: ma cosa c’entra quel contesto politico con la vita e l e opere di Dostoevskij? Così, come se non bastasse lo scempio già fatto, per “rimettere le cose al loro posto”, gli esimi accademici se ne sono inventata un’altra delle loro: si alle lezioni sul letterato russo, ma per compensare occorre parlare anche di un autore ucraino, come fosse un dibattito politico. Con quest’ultima cialtroneria, gli accademici della Bicocca hanno convinto Paolo Nori a declinare l’invito: farà da qualche altra parte le sue lezioni…

Siamo alle solite. Siamo di fronte al ribaltamento dei significati, più volte da noi evocato, della civiltà alfabeta. Siamo davanti alla manipolazione della storia e della verità. Siamo investiti, in questo caso, dal rifiuto dell’universalità propria al messaggio di un grande letterato, l’unico messaggio che può far crescere ed evolvere le società in termini di progresso civile.

Citiamo, per chiudere questa tristissima pagina, due dichiarazioni segnalate dai mezzi d’informazione, che dovrebbero chiarire ai “professori” della Bicocca, che hanno preso la decisione di censurare Dostoevskij, che forse essi non hanno inteso bene il senso del loro lavoro…

I “Sentinelli di Milano”, associazione che si occupa di diritti civili: “La decisione della Bicocca è stupida e provinciale. Una cosa da Minculpop. Combattere Putin, comportandosi da Putin, squalifica senza appello questa decisione”.

Giulio Cavalli, drammaturgo e regista teatrale: “La pericolosa abitudine di confondere i popoli con i loro governi è utile per infiammare il tifo ma diseduca alla complessità”.

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