STORIA DELLA MANIPOLAZIONE MEDIATICA – Lungo il percorso di senso – II parte

Abbiamo cercato di risalire alle cause della malformazione del sistema mediatico, nella società italiana, rileggendo gli eventi che a questa malformazione hanno dato vita, nell’immediato dopoguerra, con la nascita della Repubblica Italiana. Così, abbiamo studiato i quotidiani dell’epoca e pezzi della pubblicistica dedicata, poiché è sostanziale comprendere oggi il motivo per cui l’opinione pubblica sia soggetta all’erogazione dei falsi storici, da parte della stampa, in linea con il punto di vista dei governi. Il ponte che unisce il passato prossimo al presente ci racconta del processo che ha snaturato e che snatura il concetto stesso di senso. L’era delle fake news, che circolano nel web, in realtà, è l’era della Post-verità, dove il falso storico parte dal legame tra i sistemi politici e i media, e non dalle bufale che girano in rete, che sono semplicemente il prodotto della nostra epoca… Per questo è necessario ricostruire il senso della storia di un paese o di un evento, partendo dall’urgenza di ridare alle fonti giornalistiche il ruolo cardine di ogni conoscenza, del presente come del passato prossimo.

di Marco Marano

L’altra verità

A cavallo dei due decenni che videro la caduta dei muri, dentro il parlamento italiano, ne cadeva un altro e a farlo crollare fu proprio uno che di macchinazioni la sapeva lunga: Giulio Andreotti. Fu lui infatti a far luce sulla presenza in Italia, fin dal 1956, di una organizzazione clandestina chiamata Gladio. Da quel momento inchieste parlamentari, indagini storiche, ricostruzioni giornalistiche riscrissero la storia del dopoguerra, partendo proprio da due parole inglesi davvero inquietanti: Stay Behind

Venne alla luce un’altra verità storica su quegli anni, in cui parte del sistema politico italiano formale, cotruiva uno Stato parallelo, supportato dai servizi di sicurezza interni, orchestrato e finanziato direttamente dalla Cia, attraverso l’operazione Stay Behind. Rileggendo il discorso pubblico dell’epoca, dai quotidiani dell’opposizione di sinistra, le uniche voci di contrappeso al sistema di potere formale e non, era palpabile il continuo patema d’animo legato alla fuoriuscita da parte del sistema politico, dai vincoli e dai precetti costituzionali. Il richiamo al rispetto della Costituzione era costante ieri come oggi.

Evidentemente diventava difficile mascherare un sistema di potere clandestino rispettando il dettato costituzionale. Possiamo, quindi, far risalire a quel periodo l’avvento di una cultura politica tesa alla mancanza di rispetto della carta costituzionale, che faceva da contraltare ad alla macchinazione politica. Ecco che viene ad essere elaborata una equazione che ritroviamo nei nostri giorni, dove le due uniche variabili definiscono il principio di uguaglianza: falsificazione della realtà uguale alla non osservanza del testo costituzionale.

La macchina propagandistica Stay Behind

Allora, c’era una macchina propagandistica molto ben oleata grazie all’operazione Stay Behind, governata dalla Cia, la quale, per tutti gli anni quaranta e l’inizio dei cinquanta, operò in Italia con una certa autonomia, rispetto ai governi in carica. Con l’arrivo della nuova ambasciatrice statunitense Claire Luce, nel 1953, il governo Eisenhower si riprese la regia delle operazioni Stay Behind, che nel 1956 porteranno alla firma del protocollo Gladio tra Sifar, servizio di sicurezza militare italiano, e appunto la Cia.

Erano gli anni, per intenderci, della dottrina di demagetizzazione del comunismo, cioè la versione estera della caccia alle streghe, che faceva seguito alla famosa Dottrina Truman degli anni quaranta. Attraverso esse, il Presidente Eisenwower congestionò il potere per quasi un decennio, fino all’arrivo di Kennedy.

La unica e sola balena bianca

Tra quelli satellite, l’Italia si caratterizzava poiché era l’unico paese ad avere un partito con le caratteristiche della Democrazia cristiana, soprannominata, negli anni del centrismo, la balena bianca. Un partito fatto di tanti partiti, cioè le correnti, che misuravano il loro potere rispetto a due livelli di controllo. Da un lato v’era il partito degli organi dirigenti, il cui potere si definiva in funzione del numero di tessere provenienti dalla base, dall’altro c’era il partito dei gruppi parlamentari, tendenzialmente legati al capo del governo di turno.

Fino al 1953 questi due livelli erano abbastanza convergenti, entrambi sotto il controllo di Alcide De Gasperi. Dal governo Pella in poi ci fu la divaricazione: la corrente fanfaniana di Iniziativa democratica prese il controllo degli organi dirigenti interni, mentre i centristi demagnetizzatori, capitanati da Attilio Piccioni e Mario Scelba, avevano sempre in mano i gruppi parlamentari. Fu questa infatti la ragione che portò Scelba a presiedere il governo formatosi agli inizi del 1954, soffiando la poltrona di presidente proprio ad Amintore Fanfani, che sei mesi dopo però diventerà segretario del partito.

Negli anni in questione, tra il ’53 ed il ’56, questa situazione di divaricazione dentro il partito, generava una guerra interna di una certa importanza, questo perché in quel momento in gioco vi erano due diverse concezioni della società italiana e del potere: quella ideologica dell’anticomunismo e quella affaristica del consociativismo, nel senso più ampio del termine…

I demagnetizzatori avevano elaborato un discorso pubblico, dissimulando la verità che vedeva in azione una operazione clandestina contro un pezzo del sistema italiano, rappresentato dalle organizzazioni politiche, sindacali, associative, d’ispirazione marxista. In quella fase storica siamo forse all’apoteosi delle fake news, per questo vale la pena soffermarsi su alcune di esse costruite durante la campagna elettorale del 1953, quella della famosa legge truffa…

Come manipolare una campagna elettorale

Era il 1953. La Democrazia cristiana aveva deciso di cambiare in fretta la legge elettorale in favore di alcuni partiti satellite della Democrazia cristiana: Psdi, Pli,Pri. Lo scopo era di ottenere la maggioranza assoluta. Dopo una campagna elettorale costruita sui sabotaggi della Cia, coordinati a Villa Taverna dall’ambasciatrice americana Claire Luce, e dopo le azioni repressive delle forze di polizia contro i partiti di opposizione, le sinistre comunque riuscirono a vincere le elezioni, poiché l’operazione “Legge truffa” venne a sua volta sabotata da molti esponenti vicini al governo che male l’avevano digerita.

“Vincere a tutti i costi“. Così, hanno falsificato la realtà, hanno mentito, spiato, manipolato le informazioni, senza ritrosia alcuna. Del resto l’ambasciatrice Claire Luce si era insediata in Italia a ridosso delle elezioni proprio per coordinare direttamente i sabotaggi, che durarono anche dopo l’e elezioni, applicando la logica della “guerra permanente”. La logica che stava alla base della strategia di sabotaggio delle informazioni rivelava la necessità da parte del blocco di potere Stay Behind di presentare la politica sovietica come ostile all’Italia e quindi pericolosa per il suo popolo. La ridefinizione della storia recente fu infatti uno dei meccanismi della demagnetizzazione del comunismo.

In un comizio De Gasperi urlò al popolo cattolico che fu costretto ad aderire al patto atlantico nel 1945 poiché il governo sovietico avrebbe rifiutato il trattato di pace, sottolineando che se la risposta sovietica fosse stata affermativa egli non sarebbe entrato in nessun blocco antisovietico. Nelle pagine del quotidiano l’Unità, viene riportata la risposta del leader dei comunisti italiani durante un suo comizio nella città siciliana di Messina: 

«Ora — dice Togliatti — innanzitutto va precisato che nel ’45 il trattato di pace non esisteva ancora, è stato firmato nel ’46. E poi, nel 1945, al governo c’erano anche i comunisti ed io ero vice presidente del Consiglio. E’ mai possibile che se tale questione fosse sorta, io non ne sarei stato informato come ero informato di tutti i problemi internazionali che interessavano il nostro Paese? Aggiungo ancora che De Gasperi non solo non ne avrebbe informato me, ma neanche le Commissioni parlamentari che si riuniscono in seduta segreta e neppure lo stesso Parlamento all’epoca in cui si discusse la adesione al Patto atlantico. Io ho l’impressione che questa non sia una rivelazione ma una sparata elettorale. Noi ricordiamo un’altra sparata elettorale alla vigilia del 18 aprile, la famosa dichiarazione tripartita che avrebbe dovuto assicurare il ritorno di Trieste all’Italia. Oggi Trieste non è ritornata all’Italia e tutti i cittadini sanno che la dichiarazione tripartita fu soltanto un colpo propagandistico».

Così De Gasperi, nei suoi comizi elettorali, cercò di riscrivere la storia, alterando persino date ed eventi a suo piacimento. E allora successe che, sempre in uno dei suoi comizi elettorali, parlò di un ipotetico incontro con il ministro degli esteri sovietico Molotov, durante il governo di unità nazionale nel ’45. In quella occasione il capo italiano del blocco Stay Behind, avvertiva il ministro sovietico, data la presunta ostilità dell’Urss, e le posizioni avverse tra i due paesi, che l’Italia era intenzionata a cercare protezione nell’alleanza atlantica. Poi, tanto per aggiungere qualche nota di colore, De Gasperi sottolineò che nel trattato di pace, data sempre l’ostilità sovietica, Stalin chiese condizioni punitive per l’Italia, per i danni di guerra, superiori alle possibilità del paese di corrisponderne…

Ma leggiamo la risposta del capo dei comunisti Togliatti: «La collocazione dei fatti, durante il governo di unità nazionale con tutte le forze del CLN, avrebbe reso impossibile da parte di un cosiddetto statista di presentarsi in nome di una ideologia. La minaccia di avversare l’Urss, in quella fase, era assolutamente fuori contesto dato che ancora il patto atlantico nemmeno esisteva».

De Gasperi mise in mezzo anche il capo dei socialisti italiani Pietro Nenni. Nel suo comizio di Vittorio Veneto disse espressamente: «Lo stesso Stalin, a Nenni che gli parlava di neutralità italiana garantita dagli Stati Uniti e dalla URSS, disse che l’Italia è un Paese di dimensioni materiali e morali tali da rendere impossibile la neutralità».

Vediamo la risposta di Nenni, inviata per telegramma: «Con sorpresa vedo ripetuto nel tuo discorso di Vittorio Veneto che Stalin, durante conversazioni avute con me, avrebbe considerato impossibile la neutralità italiana. Trattasi di pura invenzione. Come doverosamente ebbi occasione di informarti, Stalin considerò la neutralità italiana un elemento positivo della pacificazione europea, insistendo perché essa fosse garantita non da dichiarazioni unilaterali delle grandi Potenze, sebbene con accordi bilaterali, ed esprimendo l’augurio che divenisse possibile migliorare le relazioni italosovietiche e concludere un accordo bilaterale di non aggressione. Responsabilità tua e del tuo governo di lasciar cadere l’invito per considerazioni faziose di parte, da cui altri governi anche conservatori mostrano di volersi svincolare».

Infine ci fu il capolavoro del sabotaggio informativo, che riguardò la diffusione di false informazioni sull’Unione sovietica. Ogni tipo di depistaggio mira a dare informazioni di piccolo cabotaggio per definire uno scenario come veritiero. Il 22 maggio, in piazza dei Cinquecento a Roma, venne rimossa, in modo arbitrario, una mostra dove erano esposti una serie di documenti che facevano luce sulle false informazioni prodotte contro “l’impero del male“.

In alternativa venne, velocissimamente, messa su un’altra mostra chiamata dell’Al di là, organizzata ufficialmente da Giorgio Tupini, che pedissequamente falsificava in modo rozzo le informazioni sui paesi dell’area sovietica. Così gli italiani poterono apprendere dal blocco di potere Stay Behind che Varsavia, nel 1953, era ancora sotto le macerie, che i prezzi dei prodotti di consumo erano altissimi, che in Polonia per guadagnare pochi denari occorreva lavorare 40 ore alla settimana. E ancora, che in Romania i prodotti alimentari erano aumentati del 23 per cento. Poi c’erano le foto decontestualizzate, quelle cioè della Romania all’indomani della guerra dove i bambini, data la miseria di quel tempo, camminavano scalzi. Per non parlare dei campi di lavoro forzati trovati sempre in Romania…

Continua…

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