2016: la guerra fredda delle spie di Putin

Nel 2016, pubblicavamo, in un altro format di RCM, la seguente ricostruzione sui rapporti tra Russia, Stati Uniti ed Europa, visti attraverso la lente delle politiche d’intelligence. L’azione bulimica delle attività spionistiche in tutto il mondo, da parte di Putin, in quanto esperto del settore, era chiarificatrice di un modello politico perseguito che poco aveva a che fare con la democrazia. Eppure, in quel momento, l’uomo veniva spesso esaltato da politici e commentatori, in Italia e fuori. Rileggere questo articolo oggi significa trovare dei nuovi significati, rispetto a quello che accadeva allora, ma soprattutto da senso a quello che succede oggi, che nessuno in quel periodo era interessato a vedere…

di Marco Marano

Si aggiungono in queste ore nuovi particolari alla storia di spionaggio che ha visto il mese scorso Roma come teatro, dove un importante agente dell’intelligence portoghese, che faceva il doppio gioco, vendeva informazioni Nato ad un uomo dei servizi segreti russi. Uno scenario che da un lato evidenzia l’incremento dell’azione spionistica di Putin nei confronti del blocco Nato e dall’altro fa luce sulle falle dei sistemi europei di intelligence…

Bologna, 10 giugno 2016 – E’ stata una notizia poco raccontata dai media mainstream, quella che si sta evolvendo in questi ultimi giorni e che riguarda una storia di spionaggio e doppio gioco tale da fare luce su alcuni elementi legati ai rapporti internazionali, che hanno visto negli ultimi anni rafforzare il ruolo del Presidente russo Putin nello scacchiere globale, anche grazie alla sua aggressiva politica di intelligence, tesa ad insinuarsi nelle falle del sistema spionistico Nato.

Ma partiamo dall’inizio della storia. Frederico Carvalhão Gil è uno dei funzionari più esperti del Serviço de Informações de Segurança, il servizio segreto portoghese. Una laurea in filosofia, uomo “intellettualmente superiore”, secondo alcune dichiarazioni rilasciate da alcuni suoi ex colleghi. Sin dall’inizio i suoi comportamenti erano catalogabili all’interno di un irreprensibile sistema di regole legate alla sua agenzia, arrivando a ricoprire alti incarichi di responsabilità, fino a capodipartimento. Era un uomo che viaggiava spesso, però ad un certo punto i suoi spostamenti cominciarono a destare qualche sospetto, soprattutto quelli nell’Europa dell’est. Ad un certo punto le sue modalità comportamentali cambiarono, tra vita notturna e frequentazioni di donne dell’est appunto.

Cosa strana per un funzionario esperto dei servizi segreti, in effetti, cambiare modalità di comporatmento, al punto tale da aprirsi una pagina facebook dove si evidenziavano contatti con queste donne, post in odore di massoneria, informazioni sulla Georgia e la Russia, stravaganze inusuali per una spia… Sembra abbastanza chiaro, dunque, che Frederico Carvalhão Gil, ad un certo momento della sua vita abbia perso il senso della realtà.

L’intelligence portoghese nel 2014 lo metteva sotto controllo, anche perché all’interno dei servizi portoghesi maturava la convinzione che ci fosse una talpa. Le indagini venivano condotte da altre due agenzie il SIRP, Sistema Informativo Repubblicano, cioè il controspionaggio e l’UNCTAD, l’Unità Nazionale Antiterrorismo. Dopo lunghi pedinamenti emergeva che in questi viaggi nell’ex Unione Sovietica Carvalhão Gil vedeva un uomo di Sluzhba Vneshney Razvedki (SVR), cioè i servizi russi: tale Sergey Nicolaevich Pozdnyakov.

Dopo due anni di indagini, il 24 maggio di quest’anno, l’uomo è stato preso con le cosiddette mani nel sacco, grazie ad una collaborazione congiunta dei servizi portoghesi con l’Interpol, l’Eurojust e la polizia italiana, attraverso una operazione dal sapore cinematografico denominata Top Secret.

La location è stata un caffé di Trastevere a Roma. Lì, la spia portoghese, s’incontrava con Pozdnyakov. Lo scopo era quello di scambiare dei documenti della Nato e dell’UE estremamente riservati, di cui Carvalhão Gil era venuto in possesso, in cambio della somma di 10000 euro. I due sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio, corruzione e divulgazione di segreti di stato. A occuparsi del caso è stata la Quarta sezione penale della Corte di Appello di Roma.

A tal punto il Portogallo chiede l’estradizione immediata dei due e Frederico Carvalhão Gil il 5 giugno viene rispedito nel suo paese, e qui  arrestato. Sulla sua estradizione c’è un retroscena, poiché le autorità italiane come contropartita hanno chiesto una sorta di scambio con Sabrina De Sousa, ex agente della CIA condannata in contumacia in Italia a 4 anni per il caso Abu Omar. La donna sarà estradata presto dato che la Corte Suprema portoghese si è pronunciata favorevolmente in tal senso.

Resta aperto il caso della spia russa Sergey Nicolaevich Pozdnyakov, la cui prima udienza si è svolta il 7 giugno, e per il momento rimane rinchiuso a Regina Coeli; ma l’estradizione in Portogallo vede l’opposizione di Putin che lo rivuole in patria. Qui la situazione è più difficile da gestire poiché Pozdnyakov non possiede un passaporto diplomatico, che lo renderebbe immune da accuse di spionaggio. Ecco che entriamo nel vivo della questione, in merito alla strategia di Putin per ciò che concerne i sistemi di spionaggio in occidente, mediante i quali già da diversi anni ha mosso una guerra fredda sommersa non da poco, che costituisce uno dei suoi principali strumenti di “offesa”.

Si, perché la copertura del passaporto diplomatico da un lato mette al sicuro l’agente, nel momento in cui viene scoperto, però al tempo stesso mette più a rischio l’operazione, poiché lo stesso è più facile da individuare

Putin, che conosce bene l’argomento poiché era un agente del KGB, ha da diversi anni promosso operazioni di agenti senza copertura diplomatica, soprattutto per reperire documenti protetti da segretezza. L’attività spionistica prevalente è stata indirizzata verso l’utilizzo di coperture cosiddette “non ufficiali” e tramite alias, cioè false identità. Ci sono alcuni casi emblematici, poco risonanti in Italia, che riguardano soprattutto gli Stati Uniti, ecco perché è possibile parlare di una “guerra fredda delle spie”.

Uno di questi è il caso Buryakov. Si tratta di un’operazione che riguardava tre agenti dei servizi russi, due protetti da copertura diplomatica e uno non ufficiale, appunto Evgeny Buryakov. Questo era entrato negli Stati Uniti nel 2010 come banchiere della Vnesheconombank, di proprietà russa. Insieme a Igor Sporyshev e Victor Podobnyy, formava una cellula che aveva lo scopo di raccogliere informazioni economiche su eventuali sanzioni americane contro le banche russe e sugli sforzi degli Stati Uniti per sviluppare le risorse energetiche alternative. Sia Sporyshev che Podobnyy avevano passaporto diplomatico: il primo rappresentante del commercio con l’estero per la Federazione russa a New York, l’altro addetto alla missione permanente dell’Onu. Nel marzo del 2015, in seguito ad una operazione FBI, vennero smascherati ed arrestati. Ovviamente a farne le spese fu il solo Buryakov, l’unico senza passaporto diplomatico, condannato a due anni e mezzo di galera, per quanto gli altri due avevano anche il compito di fare proseliti per le attività spionistiche russe. In questo caso emerge il modo in cui sono stati scoperti, coè attraverso semplici intercettazioni ambientali e telefoniche, da dove si evince la poca accortezza nelle comunicazioni fra i tre.

L’uso di di personale non specificatamente addestrato ad azioni diciamo da “combattimento” rientra nella strategia di Putin per penetrare gli ambienti finanziari e decisionali, con l’obiettivo di raccogliere informazioni ma anche, come sottolinea qualche osservatore, di condizionare le scelte. Nel 2010 sono stati arrestati negli Stati Uniti ben dieci agenti sotto copertura di alias, addirittura appartenenti ad una cellula dormiente. Accusati di cospirazione per aver cercato di sviluppare legami nei circoli politici americani, trasferendo a Mosca le informazioni. Allo stato attuale sembra che negli Stati Uniti ci sano una cinquantina di coppie di agenti russi sotto copertura e una trentina singoli in Gran Bretagna. Infatti gli accrediti diplomatici chiesti dalla Russia agli Stati Uniti vengono controllati continuamente.

Anche in Europa l’attività d’intelligence russa è dunque molto viva. I casi più nteressanti balzati agli occhi della cronaca riguardano l’Europa orientale e la Turchia. Nel 2008 in Estonia veniva arrestato Herman Simm, funzionario del Ministero degli Interni, un burocrate corrotto che in cambio di danaro aveva fatto arrivare al governo di Mosca circa tremila documenti sul sistema di difesa anitimissilistico americano in Repubblica ceca e Polonia, oltre a documenti riguardanti la strategia di difesa della Nato nelle repubbliche baltiche.

Un altro fatto rivela invece uno dei retroscena che stanno alla base degli attriti politico-diplomatici tra Russia e Turchia, che ha il suo  principale terreno di scontro nella guerra in Siria. Perché il governo del Presidente Erdogan ha deciso di dare rifugio agli esuli della Cecenia e del Daghestan, in fuga dalle forze di sicurezza russe. Nell’aprile di quest’anno il MIT, cioè i servizio d’intelligence turco, ha arrestato Yuri Anisimov e Aleksandr Smirnov, accusati di spionaggio e di essere i sicari del leadere islamista ceceno Abdulvahid Edilgireev, ucciso a Istanbul nel novembre del 2015.

Le prove a carico dei due sono abbastanza interessanti rispetto alla loro presenza in Turchia: passaporti e tessere dell’Interpol falsi, fotografie di parcheggi e targhe automobilistiche, il monitoraggio, attraverso foto, delle posizioni di alcune telecamere di videosorveglianza, dollari con numeri di serie consecutivi, telefoni usa e getta. Ma quello di Abdulvahid Edilgireev è stato soltanto l’ultimo degli omicidi di uomini legati alla resistenza cecena: Ali Osaev nel 2003, Gazi Edisultanov nel 2009, Berg-Haj Musaev, Rustam Altemirov e Zaurbek Amriev nel 2011, e Medet Onlu nel 2013…

Immagine in evidenza Reuters

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