C’è un nuovo campionissimo, la sua maglia è gialla: il suo nome è Tadej Pogacar

Si conclude il Tour de France 2021 con la vittoria del giovane campione sloveno, bissando il successo dello scorso anno, ma questa volta “cannibalizando” la gara fin dall’inizio, come solo i più grandi hanno saputo fare nella storia del ciclismo.

di Marco Marano

Bologna, 17 luglio 2021 – Ha vinto il Tour numero 108 come solo i campionissimi del passato sapevano fare, anzi come uno in particolare… Si perché, Tadej Pogacar, ventiduenne sloveno, sembra proprio la reincarnazione di Bernard Hinault: corre e cannibalizza le corse come faceva il bretone. Alcuni lo associano ad Eddy Merckx, ma lo stesso Hinault era spesso associato al campionissimo belga, come fosse il segno di una osmosi temporale…

La rabbia del vendicatore

Se rileggessimo oggi le cronache a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, scopriremmo che alcune descrizioni giornalistiche su Bernard Hinault, sembrano adattarsi perfettamente a Tadej Pogacar: “Ha vinto con la rabbia di un vendicatore, con il gesto evidente di colpire per primo, come un pugile che intravede di lontano la soluzione rapida e teatrale: la vittoria per kappao”.

Queste parole furono scritte dall’immenso Bruno Raschi, per la Gazzetta dello Sport, uno tra i più grandi narratori di ciclismo nella storia del giornalismo italiano. Raccontava il prologo del Tour de France, nell’anno di grazia 1981. Ma non è forse quello che ha fatto lo sloveno, in questo Tour 2021? Nelle ultime tappe pirenaiche, vinceva solitario, per due volte di seguito, pur mantenendo in classifica distacchi siderali: 5 minuti in su dal secondo in poi.

Il padrone delle Alpi

Un passista straordinario Tadej Pogacar, che nella parte iniziale della Grand Boucle, si teneva in disparte, quando ancora la classifica generale era fisiologicamente fluttuante, con la maglia gialla vestita dal nipote di Raimond Pouilidor, l’olandese di origine belga, Mathieu Van der Poel. Ma le tante cadute di inizio gara, mettevano fuori gioco anche quello che, come anche lo scorso anno, rappresentava il suo avversario più temibile: il connazionale Primoz Roglic.

Poi la svolta. Alla ottava tappa, la Oyonnax-Le Grand Bornand, di 150 chilometri, primo passaggio sulle Alpi, con salite non impossibili, Pogacar sul Colombiere, faceva il vuoto a 30 chilometri dall’arrivo. La sua sembrava una cronoscalata: media di trenta chilometri orari; all’inseguimento di un gruppo di fuggitivi, in cui c’era il vincitore di tappa, il belga Dylan Teuns, il quale, avrebbe dichiarato, di sentirsi terrorizzato dall’essere raggiunto

In classifica generale, il distacco dal principale avversario, in quel momento, era ancora umanamente accettabile: Van Aert, secondo a 1,48. Al terzo posto però iniziava il vuoto con i 4,38 di Lutsenko. Poi la “rabbia del vendicatore”…

Tour de France 1981:“…riparte come favorito unico, oscura la corsa e minaccia addirittura di affievolirne il respiro sin dai primissimi giorni…”

Foto France Press

Tra scatti veloci e pedalate costanti

Nell’11ma tappa, la Sourgues-Malaucène, quella della doppia scalata al Mont Ventoux, un eccellente Van Aert arrivava da solo al traguardo. Tutti gli osservatori declamavano l’impresa del belga, e la presunta crisi di Pogacar, che non gli teneva testa anche se sul finale recuperava.

Nessuno si rendeva conto che in quella tappa la classifica generale del Tour si era già chiusa. Pogacar, nella generale, staccava Uran di 5,18, Vingegaard di 5’32 e Carapaz di 5’33: alla faccia della crisi! Distacchi che neanche Hinault solitamente raggiungeva nei suoi cinque Tour vinti. Da quel momento questi distacchi si sono praticamente perpetrati, con “cambi al vertice” degli uomini di classifica, per contendersi il secondo e terzo posto.

Con qualche scatto feroce o con pedalate costanti, inseguiva e superava gli avversari, che, con le loro facce stravolte, manifestavano la sofferenza e forse la sorpresa nel non riuscire a tenere il passo. Lui, invece senza nessuna smorfia in viso, li superava uno alla vota come se nulla fosse.

Tour de France 1979: “S’ha l’impressione che il corridore, naturalmente aitante e disponibile ai paradossi, non si ritenga soddisfatto delle sue operazioni, nella maniera con la quale, in meno di quattro giorni, ha fatto fuori almeno la metà dei suoi avversari”.

Un uomo solo al comando

Nell’ultima delle tre settimane il giovane sloveno ha voluto dare una dimostrazione di forza e potenza. Se Hinault riusciva a vincere anche allo sprint, il Poga preferisce staccarli gli avversari, e quando decide di farlo non ce n’è per nessuno…

Con le due vittorie di fila, in maglia gialla, che non si vedevano proprio dai tempi del campionissimo bretone, nel Tour del ’79, tolte le affermazioni di LeMonde che storicamente non fanno più testo, a causa delle squalifiche per dopping, il kappao di Pogacar dventava sistemico.

Nella 17ma tappa, la Muret – Saint-Lary-Soulan, di 178 chilometri, in cima al Col du Portet, Pogacar faceva ancora il rapace. Saliva su quei 2000 metri con i suoi “avversari” sempre incollati: il danese Jonas Vingegaard e l’ecuadoriano Richard Carapaz, mentre Uran era tra quelli che faceva più fatica. Una situazione che Pogacar non riusciva a gestire in progressione. Ci sono voluti scatti e contro scatti per involarsi a 150 metri e inforcare le nuvole: 5,39 su Vingegaard e 5,43 su Carapaz, mentre Uran sprofondava a 7,17.

Nella 18ma tappa, la Pau-Luz Ardinen, i giochi prendevano la piega del “rapace”. A 5 chilometri dall’arrivo, la maglia gialla, con l’aiuto di un gregario, innescava lo sfaldamento del gruppo. Nuovo scatto a 3 chilometri che metteva in difficoltà i quattro “superstiti” al campione sloveno: Mas, Kuss, Vingegaard e Carapaz. All’ultimo chilometro i tre rimasti, Kuss si era già arreso prima, non potevamo fare altro che guardare Pogacar andare via e vincere ancora. I distacchi in classifica venivano ulteriormente incrementati di qualche secondo, ma la cosa ancora più spettacolare, da parte di Pogacar, è stata la conquista della maglia a pois.

Tour de France 1979: “… ha concluso da despota, con una superiorità vicina all’insolenza, la sua cavalcata pirenaica. In tre giorni ha fatto di tutto: ha decimato gli avversari… Ha scandito il tempo hai più vicini concorrenti… Bisogna tornare ai tempi di Merckx per vedere qualcosa di eguale… Del grande Merckx sembra possedere la medesima forza dirompente, lo stesso orgoglio di primattore…”

Foto France Press

Parigi lo proclama campionissimo

A Parigi, il suo rientro imperioso a Parigi… A Parigi festeggia insieme alla sua squadra, la UAE Emirates, che ha svolto il suo ruolo senza essere invincibile. Hinault, invece, aveva forse la migliore squadra dell’epoca, la corazzata Renault Gitane, guidata dal quel “senatore” del ciclismo francese che si chiama Cyrille Guimard. A Parigi il nuovo campionissimo del ciclismo.

Ma c’è un’altro record che permette a Pogacar di eguagliare Hinault, quando nel Tour del 1979 vinse tre delle maglie storiche: la gialla, classifica generale, la pois, gran premio della montagna, la verde, classifica a punti, indossandole l’una sull’altra. Pogacar, con i suoi 22 anni, ha portato a casa anche lui tre maglie storiche: la gialla, la pois, e la bianca, classifica dei giovani, caso anche questo unico nella storia…

Tour de France 1979: “Primo in salita, era primo anche in discesa, come ad avvertire che non avrebbe concesso sconti. Chi era fuori doveva insomma star fuori fino a sera. E ciò spiega anche la serie di ritiri, alcuni dei quali clamorosi ed apparentemente ingiustificabili”.

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