Al Tour de France vince Pogacar: il nuovo ‘cannibale’ del futuro?

di Marco Marano

A 22 anni vince la Grande Boucle e diventa l’uomo da battere nel campionato del mondo di Imola. Tadej Pogacar ha dato spettacolo senza una squadra a supportarlo, dimostrando forza e potenza da campionissimo.

Il quotidiano sportivo l’Equipe, organizzatore del Tour de France, lo ha definito “Mostro di precocità, bestia da competizione, aggressivo in gara”… Non è la descrizione di Eddy Merkx o di Bernard Hinault, è quella di Tadej Pogacar… Sloveno di 22 anni, corre per la UAE Team Emirates, scoperto da Beppe Saronni, vincitore del Tour de France 2020. Una vittoria strappata al connazionale Primoz Roglic, capitano dello squadrone Team Jumbo-Visma, alla penultima tappa, la cronoscalata di 36,2 km da Lure a La Planche des Belles Filles.

Un vincitore d’altri tempi

Oggi dunque, sugli Champs-Élysées, è arrivato vincitore, d’altri tempi, Tadej Pogacar, che ha combattuto sulle strade francesi, in salita come al cronometro, praticamente solo, dato che i due più forti gregari, Formolo e Fabio Aru, si sono ritirati anzitempo.

La maglia verde Sam Bennett, della Deceuninck-Quick Step, ha vinto la volata del gruppo, secondo Mads Pedersen, terzo Peter Sagan, quinto Elia Viviani.

Solo, senza una squadra convincente

Solo, contro lo squadrone Jumbo-Visma, che al netto di qualche errore nelle tappe finali, ha praticamente controllato la corsa con treni impossibili per le azioni di fuga. Ma il giovane sloveno, ha vinto non solo la maglia gialla della classifica generale, con 57 secondi di distacco da Roglich, ma anche quella bianca dei giovani e quella a pois dei gran premi della montagna, oltre a tre tappe… E’ stato sempre guardingo, determinato, potente, sempre tra i primi a tenere direttamente sotto controllo l’avversario Rozich o a cercare di metterlo in difficoltà.

I nuovi leader del ciclismo

Di emozioni questo Tour ne ha date parecchie, soprattutto relativamente al tasso agonistico determinato dagli sloveni e dai colombiani. Bernal fin dall’inizio sembrava poter competere per il podio, ma poi alla fine non ce l’ha fatta: alla 17 tappa si è ritirato. Fatto sta che le due nuove nazioni leader del ciclismo internazionale, di fronte alla crisi delle grandi titolate come Italia, Belgio, Francia e Spagna, restano proprio la Slovenia e la Colombia. Un monito questo per il prossimo fine settimana: ai mondiali di Imola sono sicuramente gli sloveni e i colombiani quelli da battere.

Vincere da favorito

E non ci sarebbe nulla da stupirsi se questo campionato del mondo 2020 venisse vinto dal giovane sloveno, perché è fortissimo e in formissima… Ma a prescindere dal campionato del mondo, il ciclismo finalmente ha trovato un protagonista che può diventare il campionissimo del futuro. Come diceva Bruno Raschi, maestro di giornalismo, il campionissimo è quello che vince partendo da favorito nei pronostici. Così faceva Coppi, così Merkx, così Hinault, così faceva Indurein…

Quando il giovane sloveno inizierà a vincere partendo da favorito, allora un nuovo cannibale sarà arrivato sulle strade del ciclismo…

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