Due mesi in Colombia, tra proteste popolari e violenza fatta sistema

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Dopo due mesi di mobilitazione sociale, di quei pezzi di popolo che subiscono le politiche neoliberiste, con in testa giovani e adolescenti, la situazione nel paese latinoamericano è sempre più drammatica.

di Marco Marano

Bologna, 28 giugno 2021 – Iniziava tutto il 28 aprile scorso. Iniziava la grande protesta di popolo, quel popolo colombiano martoriato da generazioni, da governi ultra-conservatori, che hanno prodotto politiche liberticide contro le varie minoranze, garantendo violenza e illegalità diffuse. Lasciando il controllo del territorio alle bande di narcotrafficanti, l’uso della violenza contro la popolazione, viene eseguita con uno spirito repressivo “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

La ribellione del popolo sottomesso

Così il presidente Iván Duque, allievo dell’ex presidente Álvaro Uribe, uno dei più spietati, che continua a buttare benzina sul fuoco in Colombia, ha condotto il suo mandato con queste prospettive politiche. Così, quel 28 aprile qualcosa si è rotto nel variegato e sottomesso popolo colombiano…

Non stiamo parlando della borghesia bianca colombiana, minoranza nel paese, ma di quel popolo povero, che vive nelle campagne, magari costretto a lasciare con la violenza le proprie case alle bande criminali… Oppure di quel popolo dei sobborghi, socialmente annientato, fantasma davanti al fluire nelle mani di pochi, delle correnti di denaro pubblico… Ma soprattutto parliamo di quei giovani e adolescnti che non ce la fanno più a vivere sottomessi al potere esecutivo.

L’ingiustizia fatta sistema

Quel 28 aprile Duque aveva annunciato una riforma fiscale che si abbatteva violentemente sulle classi povere. E fu la rivolta di quel popolo, costretto a beccarsi pugni sui denti e calci allo stomaco da questo o quel governo neoliberista… Il presidente annunciò quasi subito che quella riforma non l’avrebbe portarla avanti: ma a quel popolo non è bastò.

Perché il tema non è una riforma fiscale, ma l’ingiustizia fatta sistema nei confronti di quel popolo. Il tema è la violenza autoritaria che quotidianamente viene subita, prodotta dai cartelli del narcotraffico, come dalle forze speciali della polizia, una delle quali è nata proprio per infierire sulla popolazione civile.

Il nuovo rito dei corpi smembrati

In questa protesta si contano 80 tra morti e sparizioni forzate e 70 feriti. Il protagonista di questo scempio è una forza d’élite, cioè la Squadra mobile antisommossa, meglio conosciuta con il suo acronimo: Esmad. Torture, omicidi, sparizioni, violenze diffuse sulla cittadinanza, sono queste le prerogative di Esmad.

Negli ultimi giorni si sta sviluppando una macabra ritualità che fa orrore. Vengono fatti reperire i corpi smembrati di persone comuni uccise indiscriminatamente. Di Santiago Ochoa, 23 anni, ad esempio, è stata fatta ritrovare la testa in un sacco, nel distretto di Aguaclara, a Tuluá, dipartimento della Valle del Cauca. Poi c’è Kevin García, di 16 anni, il cui corpo smembrato è stato trovato, il 20 giugno, in un borsone, nel quartiere di Alfonso López, nel comune di La Virginia, dipartimento di Risaralda. Altre tre persone sono state rinvenute dentro dei sacchi dell’immondizia, nel comune di Copacabana, nel dipartimento di Antioquia.

Il valore della protesta

Dal Comitato nazionale per la disoccupazione viene segnalato che in questi due mesi di proteste alcuni risultati sono stati raggiunti: accendere i riflettori sulla necessità di una riforma della polizia; una consapevolezza diffusa tra quei pezzi di popolo sottomessi, di opporsi alla dottrina liberticida promossa, e ancora adesso perseguita, dal presidente Uribe; la denuncia per la soppressione dell’Esmad…

FONTE: Telesur

Credit: EFE

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