Le cifre della violenza: il governo colombiano all’assalto del popolo

Dopo l’annuncio, da parte del narco-presidente Iván Duque, di aumento delle tasse per i meno abbienti, le strade colombiane continuano ad essere lastricate di sangue e violenza nei confronti dei protestatari, soprattutto giovani, e giorno dopo giorno sempre più territori, per un motivo o per l’altro, vengono militarizzati.

di Marco Marano

Bologna, 11 maggio 2021 – Lo sciopero nazionale è iniziato il 28 aprile scorso, contro gli annunci del presidente di destra Iván Duque, relativamente ad una riforma fiscale, nei programmi del governo, che colpirebbe inesorabilmente le classsi povere, contadine e urbane, con l’aumento dell’Iva e della tassazione sui redditi medio-bassi.

I giovani e l’autoritarismo

Com’è nella tradizione delle lotte dei popoli latino-americani degli ultimi decenni, contro l’autoritarismo neoliberista, del colpire i meno abbienti e proteggere gli abbienti, dal giorno dello sciopero le organizzazioni di base hanno mobilitato migliaia di persone per protestare nelle strade e nelle piazze.

Alle proteste della gente comune, soprattutto giovani anche minorenni, le organizzazioni di base più battagliere hanno attuato i blocchi stradali. Si è innescata una violenza senza limite da parte delle forze di polizia, nel disprezzo totale delle garanzie democratiche.

Numeri da Cile di Pinochet

I numeri sono relativi fino a sabato passato, ma entro domani verranno aggiornati dalla Ong Temblores, insieme all’Istituto per lo sviluppo e gli studi sulla pace, e già fotografano una situazione repressiva pericolosa, che nella stampa italiana non compare quasi completamente, ma a questo siamo culturalmente abituati…

Uccise 47 persone, 963 arresti arbitrari, 12 violenze sessuali, 548 sparizioni. In tutto gli attacchi sono stati 287 con la diffusione di 1.876 atti violenti. Il principale target preso di mira dalla polizia è quello giovanile…

La grande alleanza del governo con paramilitari e narcotraffico

Nel contesto di queste violenze si devono aggiungere le azioni criminali dei gruppi paramilitari, uno dei sostegni governativi collegati al narcotraffico, come quello successo a Cali domenica scorsa, dove sono stati attaccati i rappresentanti dei popoli indigeni, generando il caos nella città. Questo accadimento è servito come scusa al presidente Iván Duque per estendere anche a Cali la sua strategia del terrore, militarizzando il territorio, con presidi e coprifuochi, “per garantire – come lui stesso ha dichiarato – il massimo dispiegamento della forza pubblica”.

Il disprezzo del narco-presidente

Nei giorni scorsi il narco-presidente si era incontrato, come pro-forma, con i rappresentanti delle organizzazioni di base, dimostrando distacco e disprezzo nei confronti delle istanze portate dalle organizzazioni sociali. Le sue uniche frasi sono state rivolte nella direzione di intimare ai protestatari l’eliminazione dei blocchi stradali.

Il portavoce delle organizzazioni di base, Francisco Mates, così ha dichiarato: “Vogliamo ringraziare per la solidarietà espressa le Nazioni Unite e la Chiesa cattolica (…) Abbiamo chiesto (a Duque ndr) che finisca il massacro, che finisca la violenza ufficiale e privata contro le persone mentre esercitano il legittimo esercizio del diritto alla protesta”.

FONTE e Credit: Prensa Latina

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