La Corte europea chiede la scarcerazione del leader curdo Demirtaş

di Marco Marano

Arrestato ingiustamente nel 2016 per mandato del governo, con lo scopo di impedirgli la rappresentazione parlamentare delle istanze curde, ma anche di presentarsi alle elezioni presidenziali.

Bologna, 23 dicembere 2020 – Dopo quattro anni di detenzione esclusivamente per motivi politici, l’ex leader dell’opposizione al regime autocratico del nuovo sultano turco Recep Tayyip Erdoğan, ed ex co-presidente del partito curdo HDP, Selahattin Demirtaş, ha ricevuto a sua favore la sentenza, arrivata il 22 dicembre 2020, della Corte Europea per i diritti dell’uomo. Nel momento in cui lo scopo del suo arresto è stato quello di “soffocare il pluralismo e limitare la libertà del dibattito politico”, la Corte ha chiesto l’immediato rilascio di Demirtaş.

Le preoccupazioni di Human Rights Watch

Il direttore per l’Europa e l’Asia centrale della Ong, in difesa dei diritti umani, Human Rights Watch, che dal 2016 si batte per la sua scarcerazione, ha così dichiarato: “Il governo turco deve agire senza indugio e non può ignorare questo giudizio con argomentazioni speciose, applicandole all’attuale detenzione di Demirtaş”. E’ chiaro che adesso si pone la questione sottoposta dalla Ong, perchè se il governo turco non facesse seguito alla sentenza, e non lo farà, trovando scuse strumentali e artificiose, la permanenza di Demirtaş in galera, si tradurrebbe in un prolungamento della violazione

Terrorista in quanto oppositore al regime del sultano

L’uomo politico curdo, detenuto dal novembre 2016, è stato accusato d’essere un terrorista a causa dei suoi discorsi pubblici contro il regime. Il sultano Recep Tayyip Erdoğan, ma la sentenza parla ovviamente di “governo turco”, lo ha perseguito per impedirgli di svolgere la sua attività politica, privando gli elettori del loro rappresentante eletto.

Non solo, è convinzione della Corte che la sua prolungata detenzione abbia avuto la funzione di impedirgli di candidarsi alle elezioni presidenziali del 24 giugno 2018, e prima di poter fare sentire la sua voce per il referendum costituzionale del 16 aprile 2017, che ha dato ampissimi poteri al sultano.

La violazione della Convenzione europea

Le violazioni a cui si è riferito l’organo di giustizia riguardano i diritti umani protetti dall’articolo 5.3, il prolungamento della detenzione, dall’articolo 3 Protocollo 1, poi ancora sul diritto a elezioni libere ed eque, e infine c’è stata la violazione dell’articolo 18, per l’uso improprio delle limitazioni dei diritti.

FONTE e credit: ANF

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