Attacco al Kurdistan: anche gli arabi protestano, ma l’intelligence turca fa paura

di Marco Marano

Non è solo il popolo curdo e yazida a protestare pubblicamente, ma anche le comunità arabe della regione. Mentre sui territori invasi, si avverte la presenza ingombrante del famigerato MIT, l’intelligence turca che ha pianificato l’aggressione, battezzandola in un incontro con i rappresentanti degli Usa e con il il Primo Ministro iracheno.

Bologna, 19 giugno 2020 – A lanciare il grido d’allarme è stata L’amministrazione dei consigli dei villaggi arabi di Sinjar. Con una dichiarazione pubblica denuncia lo stato turco, ed il suo sultano, socio della Nato, Erdogan, sottolineando che questa è un’aggressione contro tutti i popoli della regione.

Sinjar_ROJnewsContro tutti i popoli della regione

L’assemblea dei villaggi arabi ha quindi esplicitamente condannato l’occupazione militare turca nel Kurdistan meridionale, segnalando che questa è finalizzata a destabilizzare il progresso economico e sociale raggiunto dalle comunità yazidi e arabe. L’assemblea ha lanciato l’appello all’unità di tutti i popoli della regione, ma anche dell’esercito iracheno, il cui governo sta spalleggiando la Turchia, per interesse economico.

Il dovere di resistere

Kurdistan iracheno_meridionale_RojNews3Ma le proteste di ieri hanno invaso moltissimi distretti del Kurdistan meridionale, riempiendo strade e piazze: Halabja, Kirkuk, Germiyan, Derbendikhan, Çemçemal e Pênciwên. Tutte marce con intenti pacifici, soprattutto quella di Sulaymaniyah, dove venerdì scorso, la polizia ha preso d’assalto una manifestazione, con i suoi reparti speciali, ottenendo un bilancio di centinaia di fermi e venti feriti.

Marcia di Sulaymaniyah contro l'occupazione_RojNews10Ma i cittadini hanno voluto a tutti i costi manifestare la loro collera, riuscendo a sfilare per raggiungere il giardino pubblico e lì radunarsi. Alla manifestazione hanno partecipato anche organizzazioni politiche e sociali.

 

 

imageE’ stato significativo il discorso tenuto da Nerîman Ehmed, membro del Consiglio esecutivo del Freedom Movement, parole che rappresentano appieno lo spirito alla resistenza perpetua del popolo curdo: “Se non fosse per i mercenari, possiamo essere sicuri che lo stato turco non sarà in grado di aumentare la sua occupazione del Kurdistan meridionale a quel livello. Ecco perché è nostro dovere come guerriglieri resistere a questa occupazione con il nostro sangue. Noi, come popolo, ci battiamo contro l’occupazione”.

Naturalmente i mercenari a cui Nerîman Ehmed si riferisce sono gli ex jihadisti dell’Isis, che stanno eseguendo il genocidio del popolo curdo nella Siria del Nord, penetrando il territorio con il supporto dell’aviazione turca. Senza l’aviazione, infatti, non sarebbe stata possibile nessuna occupazione, né del Kurdistan settentrionale (Siria) né di quello meridionale (Iraq).

Un accordo segreto

Da una ricostruzione del sito di notizie ROJnews, l’aggressione del Kurdistan meridionale è stata pianificata e poi battezzata da un meeting tra capi di governo e ministri, con gli ufficiali dell’intelligence. Secondo alcune fonti arabe sembra che giovedì scorso ci sia stato a Bagdad un incontro in forma segreta nella sede logistica del MIT, tra il ministro della Difesa turco Hûslya Akar, il sottosegretario turco Hakan Fidan ed il Primo ministro iracheno Mustafa al-Kazimi, funzionari statunitensi ed alcuni funzionari del PDK, il partito di maggioranza del governo regionale del Kurdistan (KRG) a Baghdad.

Kurdistan iracheno_meridionale_RojNews1L’attacco infatti è stato avviato con bombardamenti aerei proprio su Sinjar, nel campo profughi di Maxmur, e nei villaggi della regione di Qandil. Colpiti obiettivi sensibili come ospedali e moschee, con vittime civili nel campo profughi. “È stato anche riferito – segnala ROJ news – che l’incontro di Hakan Fidan con i funzionari militari statunitensi si è svolto in una base militare americana fuori Baghdad. All’incontro hanno partecipato un alto funzionario americano e rappresentanti di alcuni paesi della regione”.

Silenzio per ora dai governi in combutta

Il tema di fondo degli incontri, con al centro una dettagliata analisi militare del MIT, che sembra mettere tutti d’accordo, per legittimare l’assalto al territorio iracheno, è l’annientamento del PKK, l’organizzazione politico-militare di Ocalan, molto radicata soprattutto ai piedi del monte Sinjar, che spaventa persino l’intelligence turca. E’ in quel perimetro infatti che il PKK addestrò un “battaglione” di donne yazide, per combattere l’Isis, che in quella regione commise, nel 2015, un’atroce strage contro il loro popolo.

Ecco spiegati i motivi per cui il governo regionale del Kurdistan (KRG), come il governo iracheno, non hanno ancora fatto nessuna dichiarazione ufficiale finalizzata a stigmatizzare l’accaduto…

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FONTE e Credits: ROJ news

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