Iraq ed Hezbollah si minacciano a vicenda, dopo il raid di Baghdad

di Marco Marano

“Stiamo aspettando di vedere le tue sofferenze per le torture inflitte dalla mano di Dio o dalla nostra mano”. Con questo messaggio Hezbolla saluta l’iniziativa del governo iracheno, relativa al raid e agli arresti, nel proprio quartier generale della capitale irachena. Il messaggio è indirizzato personalmente al leader del governo, che è stato definito “agente americano”, poiché ex capo dell’intelligence.

ex primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi passa il nuovo primo ministro Mustafa al-Kadhimi a Baghdad_ReutersBologna, 26 giugno 2020 – Le guerra per procura mediorientali vedono Baghdad sempre più al centro delle dinamiche sul controllo della regione, dopo l’accordo, favorito dalle intelligence, tra Usa, Turchia e Kurdistan iracheno per colpire il popolo curdo. Con Hezbollah, naturalmente la guerra è aperta da anni, dato che l’organizzazione è filo-iraniana, così il nuovo primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ex capo dell’intelligence, da poco insediatosi, è diventato una pedina importante della partnership statunitense. Questo in seguito al raid del 25 giugno, poco dopo mezzanotte, portato a termine dal famigerato Servizio antiterrorismo iracheno (CTS) ai danni del quartier generale di Hezbolla a Baghdad.

I tuoi nemici sono i miei nemici

La motivazione di quest’attacco è stata direttamente spiegata dal primo ministro iracheno fin dal suo insediamento in maggio e cioè che non verranno tollerati attacchi alla zona verde, dove c’è l’ambasciata americana. Se gli Stati Uniti non si toccano, al punto da scendere in campo con la forza contro Hezbolla, questo vuol dire che l’aggressività del governo iracheno può rappresentare l’anticamenra dell’inasprimento di un conflitto che vede in campo anche Israele; come per dire “I tuoi nemici sono i miei nemici”…

Arresti e proteste

La milizia irachena di Kata'ib Hezbollah si riunisce in vista del funerale del comandante della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandes_Foto Reuters

La notte del 25 vi è stata una mezza rivolta in quel pezzo di territorio di Baghdad. A quello che sembra, dalle informazioni Reuters, sarebbero state prelevate tre persone, di cui una iranaiana. Ma varie fonti contattate dall’agenzia di stampa hanno parlato di decine di persone portate via. La girandola di voci confermate e poi smentite, e viceversa, hanno caratterizzato questa vicenda.

Dapprima si è detto che gli arrestati sarebbero stati consegnati alle forze statunitensi, le quali hanno smentito di aver partecipato a questa operazione, facendo intendere di non centrarci nulla, quando ormai è il segreto di Pulcinella il fatto che Baghdad sia un intreccio di intelligence che lavorano in rete…

Ragione per cui, forse solo una spia di professione poteva farcela a diventare primo ministro, in una terra di molti e di nessuno…

Poi è stato detto che le persone fermate sarebbero state quasi subito rilasciate, ma nessuno ha confermato… Fatto sta che le forze speciali irachene, proprio quella notte, hanno dovuto tenere testa alla folla che è scesa sulle strade per protestare, con scene simili a quelle che spesso avvengono proprio davanti all’ambasciata americana.

“La vendetta di Dio”

8a6889a6-5935-4281-875e-fbcdda04beccLa risposta di Hezbolla non si è fatta attendere e alle mincce del primo ministro iracheno, hanno risposto con un messaggio a sfondo religioso, ripreso dal portale Al Arabiya: “la spada della resistenza è la spada di Dio (…) gli uomini della resistenza si sottometteranno solo a Dio (…) Stiamo aspettando di vedere le tue sofferenze per le torture inflitte dalla mano di Dio o dalla nostra mano”. Questo messaggio diventa solo apparentemente a sfondo religioso nel momento in cui è stato direttamente accompagnato all’indirizzo del primo ministro, definito “agente degli Stati uniti”, proprio perché è un professionista dell’intelligence

Quello che emerge cioè è che in Medio Oriente lo spionaggio assume un ruolo sempre maggiore nella gestione dei rapporti di forza, anche perché vi è la necessità politica di silenziare e depistare l’opinione pubblica

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FONTI: Al Arabiya, Reuters

Immagine in evidenza: Al Arabiya

Credits: Reuters

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