Brasile

Battisti distrae l’attenzione dei brasiliani, tra rivolte, persecuzioni e affari familiari

di Marco Marano

Perché lo Stato brasiliano si è così tanto prodigato ad arrestare Battisti fuori dal proprio paese? Una volta estradato il problema era della Bolivia e dell’Italia…

brasile_scontri_bandiera_xin--400x300Bologna, 15 gennaio 2019 – Diego Cunha De Albuquerque è un cittadino brasiliano che legge il giornale di San Paolo, legato all’establishment golpista, Folha de San Paulo, ed è proprio lui l’autore del nostro sottotitolo, pubblicato nel forum del giornale, sul pezzo dedicato al fatto in questione. Sulla stessa linea c’è Jose Ricardo Braga che scrive: “Bisogna distogliere l’attenzione dagli errori del governo di Bolsonaro…” E ancora Clovis Ramalho Maciel: “Un piccolo problema, con le priorità nazionali che ci sono, non può che essere quello di attirare i media. Dovrebbero tenere una riunione di emergenza per valutare l’assurdità e la reazione del governo…”

Le osservazioni di questi cittadini brasiliani sono la vera espressione del surreale serial imbastitosi nel fine settimana appena trascorso. Al di là delle grandi campagne morali e moralizzatrici su questo “cosiddetto assassino”, di cui gli italiani sanno essere l’autore dell’omicidio del gioielliere Torregiani,  fatto assolutamente escluso da tutte le indagini.

Al di là dello stato di diritto

battistinoIl surreale paradosso del presidente del Brasile, Bolsonaro, dichiaratamente fascista, è che ha voluto partecipare a tutti i costi alla caccia in Bolivia del ricercato, come se fosse un suo affare personale.  Se Battisti fosse stato preso in Brasile i suoi difensori avrebbero potuto tentare di fermare l’estradizione poiché lì non esiste la condanna all’ergastolo.

Certo, lo stato di diritto in Brasile, non è più una  garanzia, dopo un golpe istituzionale e la condanna arbitraria, poiché senza prove, di Lula, con il suo accusatore Sergio Moro diventato, per meriti sul campo, ministro della giustizia…

L’intento di Bolsonaro è stato quello di rafforzare la sua crociata ideologica contro la sinistra, e contro Lula, che non concesse l’estradizione proprio per il rispetto dello stato di diritto brasiliano. L’attuale presidente verde oro ha usato questo caso come un grimaldello, per distogliere l’attenzione dai fatti interni. Ma la strategia non gli è riuscita, poiché gli inquirenti italiani hanno lavorato direttamente con le autorità boliviane.

Le rivolte nel Ceará


imagesQuello che sta succedendo nel nord est del paese, in particolare nello Stato federale del Ceará, la cui capitale è Fortaleza, è la chiave di lettura di un paese dove la violenza è il principale luogo di sintesi di qualsiasi controversia. Quattro delle gang tra le più feroci, Comando rosso (CV), Primo comando della capitale (PCC), Guardiani dello Stato (GDE), Famiglia del Nord (FDN), hanno stretto un patto di unione contro lo Stato. Così, nelle prime due settimane di gennaio, vi sono stati un totale di 110 attacchi. I bersagli sono stati edifici pubblici, autobus incendiati, e l’esplosione di una bomba in un viadotto. Il bilancio è di 3 morti, mentre 100 persone sono state arrestate.

L’accordo tra le gang del Ceará è strettamente connesso alla situazione carceraria brasiliana, che già negli ultimi due anni, in questa area geografica del paese, che si allunga fino all’Amazzonia, ha visto varie rivolte, come quella del maggio scorso, in quattro istituti penitenziari dello Stato, dove vi sono stati 14 morti. La causa era  semplicemente dovuta ad uno sciopero dei secondini, per questioni retributive, che ha impedito le visite dei familiari.

foto sinpol cearaIn questa occasione di inizio 2019 la vera e propria guerra delle gang è stata innescata a causa delle dichiarazioni di Luis Mauro Albuquerque, Segretario dell’amministrazione penitenziaria, nominato dal governatore del Ceará del Partito dei Lavoratori, quello di Lula. In breve, egli ha annunciato che all’interno del sistema carcerario non verranno più separati i detenuti in base all’affiliazione alle gang.

Le misure del governo brasiliano fino ad adesso sono riconducibili al supporto di 300 nuovi poliziotti e l’impegno presidenziale di accusare  di terrorismo chiunque mini la società brasiliana.

ataque-facções-cearaCosì, i “nuovi terroristi” brasiliani, hanno commentato: “Non tollereremo l’oppressione o il cambiamento all’interno del sistema. Se non cedono, pagheranno un prezzo molto alto. Perché non accetteremo il regime del boia senza prendere le armi. Non appena tocchi una delle fazioni, l’ordine è di innescare il terrore generale, dare fuoco a banche, uffici postali, stazioni di polizia e ponti e cavalcavia. Lasceremo il Ceará in uno stato di calamità pubblica”.

“Il sangue indigeno: non una goccia di più”

49844126_2815597518664560_580322735356379136_nIn Brasile sono circa un milione, i nativi che vivono nelle zone forestali del paese, in quella che possiamo definire area amazzonica: si tratta dell’1 per cento della popolazione, suddivisa in 145 popoli.

La Costituzione del 1988 ha determinato il rispetto dell’identità culturale delle popolazioni indigene e il diritto alle terre che tradizionalmente occupano. Negli anni questo dettato costituzionale è stato messo in crisi dai continui assalti delle lobbies con grandi interessi nelle risorse estrattive.

Le loro terre sono costantemente minacciate anche dalle occupazioni abusive di agricoltori, allevatori e minatori. Molti nativi vengono massacrati, una sessantina fino ad adesso sono stati uccisi, senza che questi delitti vengano rubricati. A garanzia del dettato costituzionale fu fondata la Fondazione Nazionale Indiana (FUNAI).

Il nuovo governo di Bolsonaro sta mettendo a ferro e fuoco la vita degli indios, svuotando di contenuti il FUNAI, affidato al ministro della giustizia, Sergio Moro. Le competenze della gestione delle terre dei nativi sono passate nelle mani del nuovo ministro dell’Agricoltura, Zootecnia e Alimentazione, Tereza Cristina. Rappresentante degli interessi dell’agrobusiness nel suo stato di riferimento, cioè il Mato Groso do Sul, dove le dispute sulle terre sono furenti.

49796380_242126810017290_2797503892865155072_nIl tema su cui si è attivata una vera e propria persecuzione dei nativi è legato alla demarcazione dei confini. Su questa nuova situazione la gara tra estrazione, agricoltori e allevatori nel togliere le terre a chi vi è nato è già partita.

Ma la resistenza dei popoli nativi si è subito fatta sentire con il lancio della campagna Il sangue indigeno: non una goccia di più”, da parte dell’APIB, Articolazione delle popolazioni indigene del Brasile. L’obiettivo è quello non solo di mobilitare la società brasiliana, ma anche di informare i paesi cosiddetti democratici che tacciono di fronte all’ennesimo scempio

Gli affari finanziari della famiglia Balsonaro

jair_flavio_bolsonaroSi era presentato alle elezioni presidenziali, Jair Balsonaro, presentandosi come una figura contro la corruzione dilagante del paese. Attraverso una narrazione sostenuta dal sistema mediatico golpista, aveva individuato in Lula il nemico arrestato e condannato per corruzione, senza uno straccio di prova, ma come ultimo atto del golpe istituzionale, che ha portato questo fascista di lungo corso al potere.

Ma appena eletto iniziavano ad uscire i primi pezzi di verità: suo figlio Flavio, trentasettenne neosenatore, e la moglie Michelle, venivano coinvolti in un giro di mazzette verso altri parlamentari

Fabricio Jose Carlos de Queiroz era l’ex autista e consulente di Balsonaro, ha stornato, dal suo conto personale,  ai due familiari, 1,2 milioni di reais, quasi trecentomila euro, elargiti a vari parlamentari.

L’accusa è partita da un organo statale, il Consiglio per il controllo delle attività finanziarie del Brasile. Dal momento in cui la famiglia Bolsonaro è stata oggetto di indagine non è stata ancora in grado di giustificare il passaggio di denaro

FONTI: vermelho.org, Folha de San Paulo, infoaut.org, ponte.org, metro1.com, Movimento Sem Terra (MST),

Foto in evidenza: social media

CREDITS: vermelho.org, ponte.org, metro1.com, social media

 

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