Rojava Siria

Il saccheggio di Afrin

A pochi chilometri dalla completa occupazione di Afrin dell’esercito turco con le sue bande jihadiste, ex Isis ed al Qaeda, cerchiamo di capire in quali condizioni sta vivendo questo brutale genocidio il popolo residente.

di Marco Marano

A pochi chilometri dalla completa occupazione di Afrin dell’esercito turco con le sue bande jihadiste, ex Isis ed al Qaeda, cerchiamo di capire in quali condizioni sta vivendo questo brutale genocidio il popolo residente.

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Bologna – Dopo 52 giorni di assedio da parte dell’esercito turco e delle sue bande associate di jihadisti, provenienti dalle milizie disciolte dell’Isis e di al-Qaeda, sotto l’egida del fantomatico Esercito Siriano libero, Si possono usare i termini genocidio e pulizia etnica. I civili trucidati sono 232, mentre 668 sono i feriti fino a questo momento. La caratteristica dell’assalto di Afrin è quella di considerare la popolazione alla stregua dei combattenti, armi alla mano. Ecco che i bombardamenti aerei sono continui e distruggono, case, scuole, ospedali.

Fughe, macerie, distruzione e solidarietà tra i cittadini

ANF Images

Il cantone sembra sempre di più un culmulo di macerie, per quanto la gente che ha deciso di restare si sforzi di vivere di una “normalità di guerra”. In tal senso si sta creando tra la popolazione un senso di solidarietà straordinario, considerando che nel cantone di Afrin non vi abitano solo kurdi ma anche arabi, assiri, tra cui migliaia di sfollati da varie parti della Siria, nel corso della guerra.

20180310-20180310-2014-zap-1905739c-imagec5d76c-imageIn città è tutto un’emergenza. Migliaia di persone sono in fuga. Centinaia di abitazioni sono distrutte. Circa metà della popolazione non ha più la propria casa per cui le autorità locali si stanno prodigando ad accorpare più famiglie negli appartamenti rimasti in piedi, ma anche in negozi o strutture comunque abitabili, con non meno di tre gruppi familiari insieme.

Il silenzio dei colpevoli

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Nel frattempo l’Ente per gli affari sociali e il lavoro nel Cantone di Afrin ha aperto ieri Afrin Camp, un campo profughi con 50 tende e 200 edifici disabitati. Ospita 30 famiglie provenienti da diversi villaggi e aree del cantone. Arifah Bakr, il capo degli affari sociali e del lavoro, in una intervista all’agenzia di stampa ANF ha dichiarato: “Nonostante le deboli possibilità e le circostanze degli attacchi dell’aggressione turca, abbiamo aperto questo campo per aiutare le famiglie costrette a lasciare i loro villaggi a causa dei bombardamenti mirati nelle dei case civili. Noi, in quanto organo per gli affari sociali, siamo pronti a servire e ad aiutare le nostre persone con tutte le nostre capacità.”

ANF Images

La gente è esausta e non comprende il silenzio colpevole dell’occidente dinnanzi a questa brutale guerra personale di Erdogan al popolo kurdo.

Hozan Eymen, del villaggio di Çeqela nel distretto di Shiyê, racconta ad ANF di come i jeet turchi abbiano distrutto la sua casa e il suo villaggio: Lo stato turco sta attaccando tutti, civili, bambini, anziani, il mondo non ci fa caso, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani non ne parlano. Quanto durerà questo silenzio?

ANF Images

Fatme Îsmaîl, fuggita dal villaggio di Dimiliya, nel distretto di Mabeta, è rimasta in strada con i suoi figli:Abbiamo perso la nostra casa e la nostra terra, non c’è più niente, non abbiamo un tetto sopra le nostre teste, né acqua, né pane, non è vergognoso? Voi persone in questo mondo, perché non dite nulla?”

Se lo sgomento dei cittadini di Afrin va di pari passo all’impossibilità di comprendere come il mondo possa tollerare un attacco così pesante ad un popolo, la distruzione totale delle risorse fondamentali per vivere, come l’acqua, è una di quelle chiavi  che segnala la volontà del governo turco di voler torturare il popolo nel suo complesso. Dopo aver distrutto l’unica fonte di approvvigionamento con la diga di Meydankê, l’acqua per il momento viene garantita da vecchi pozzi riattivati. Considerato che la principale arteria viaria, cioè quella per Aleppo, è costantemente bombardata, nel cantone non riescono ad arrivare merci di nessun genere.

I saccheggi di stampo Isis

CITIPoi c’è il tema dei saccheggi. Si, perché le bande jihadiste sparse sul territorio circostante Afrin, sotto la denominazione di Esercito Siriano Libero stanno applicando le medesime vessazioni di stampo Isis ai cittadini del cantone accusandoli di essere miscredenti. Saccheggiano le case e torturano la gente, minacciandoli di tagliar loro la testa. E la cosa ancor più inquietante è quella che essi stessi mettono video in rete, dove viene a palesarsi la loro brutalità. Inquietante perché non hanno nessun ritegno a smentire se stessi, in relazione alla narrazione che il dittatore Erdogan continua a propinare e cioè di mercenari e miliziani “moderati”.

Tra pulizia etnica e trasformazione demografica 

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In linea con le vessazioni ed il massacro dei civili di Afrin, vi è una dichiarazione all’agenzia di stampa ANHA di Redour Khalil, funzionario per le relazioni pubbliche delle SDF, l’apparato militare multietnico e multiconfessionale a trazione kurda, dove viene evidenziato il tentativo di trasformare i connotati demografici dell’area.

“Lo stato turco continua il suo progetto di occupazione per cambiare i dati demografici dell’area attraverso il reinsediamento di famiglie turkmene e arabe nei villaggi di Afrin, che hanno occupato dopo lo sfollamento della cittadinanza, distribuendo le loro proprietà ai nuovi coloni. La Turchia sta portando avanti una campagna di cambiamento demografico su larga scala, e mostra apertamente  la vera intenzione dello stato turco nell’occupare Afrin, che erano stati declamati con argomenti vaghi. Lo stato turco, attraverso le sue operazioni di insediamento in Afrin, innesca conflitti etnici con i curdi e manipola il destino e le future generazioni nella zona”.

 

Fonti e credits ANF, ANHA

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