Brasile: un impeachment per salvare i parlamentari corrotti

di Marco Marano

Michel Temer ed Eduardo Cunha, rispettivamente vicepresidente e presidente della Camera dei deputati, dopo esserne stati alleati, oggi sono i due principali inquisitori della presidentessa brasiliana, accusata di aver ritardato il passaggio di denaro dalla contabilità dello Stato a banche e enti pubblici in modo irregolare, cosa che non costituisce reato costituzionale.

Bologna – I due parlamentari, a cui si aggiunge il presidente del Senato Renan Calheiros, sono tutti sotto inchiesta con l’accusa di aver ricevuto milioni di dollari dalle imprese di costruzione che forniscono servizi al gigante petrolifero Petrobras: lo scandalo “Lava Jato”, in cui sono coinvolti più di un terzo dei parlamentari brasiliani, i quali domenica si apprestano a votare l’impeachement.

Dai documenti del caso “Panama Papers” è emerso che Cunha, insieme ad altri politici brasiliani, hanno dirottato parte degli introiti delle tangenti Petrobras proprio alla società Mossack Fonseca di Panama, usando i familiari come prestanome.

Le consorterie in stile massonico all’attacco del potere democratico

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Nel caso in cui il Parlamento brasiliano votasse favorevolmente lo stato d’accusa, la Rousseff verrebbe sospesa ed il potere esecutivo passerebbe nelle mani dei parlamentari che aspettano di essere processati. Ma è convincimento di metà della popolazione brasiliana, che ormai da mesi scende in piazza a gridare contro il tentativo di golpe istituzionale, che questo stato di cose fermerebbe i processi attivati dal fragile sistema giudiziario.

Il cartello legato alla destra neoliberista, portatrice delle storiche diseguaglianze in Brasile, in questa occasione si è rinsaldato. Uno dei luoghi simbolici dove questi interessi si coagulano è l‘Istituto Millennium, meglio noto come “IMIL”, con sede a Rio de Janeiro. Una sorta di istituto di ricerca, teso a diffondere una visione del mondo incentrata sul liberalismo economico della destra moderna.

E’ finanziato da grandi gruppi imprenditoriali, attraverso la partecipazione dei singoli alti dirigenti, come João Roberto Marinho, vicepresidente del Grupo Globo, l’editrice di Rete Globo, il più grande network televisivo brasiliano, e Judith Brito, dirigente di Grupo Folha, che controlla moltissimi media, tra cui il più imporatnte è il quotidiano Folha de S.Paulo.

Secondo l’Observatório da Imprensa l’obiettivo dell’IMIL è quello di influenzare la società brasiliana attraverso la diffusione delle idee dei suoi rappresentanti, esperti e giornalisti… Ecco spiegato il motivo della crociata anti-Rousseff da parte di questi due mezzi d’informazione, apertamente schierati… Stiamo parlando dei “portatori” di quelle  tradizionali politiche neoliberiste che hanno prodotto un paese dove l‘1% della popolazione controlla il 58 % dell’economia. I programmi sociali del quindicennio Lula-Rousseff hanno invece tolto milioni di persone dalla povertà assoluta.

Gli errori di Lula e Dilma

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Ma i governi del partito dei lavoratori hanno mostrato in questo quindicennio anch’essi alcune falle. Prima di tutto non hanno saputo arginare la corruzione nell’apparato burocratico pubblico, che ha coinvolto anche alcuni suoi esponenti.

La tragica pacificazione delle favelas, fatta per “ripulire” le città in vista dei mondiali di calcio e delle olimpiadi continua a mietere deportazioni e morti ingiustificate, non tra i trafficanti ma tra i civili. Infine l’aver accettato, con grandi compromissioni, che nel governo entrassero partiti corrotti, che hanno avuto il tempo per organizzare un colpo di stato istituzionale.

Poi, essersi piegati alla prassi dei trucchi nei conti pubblici, utilizzata da tutti i governi precedenti alla Rousseff e a Lula, è stato un errore, che paradossalmente ha costituito la scusa usata da uno dei parlamenti più corrotti della storia del Brasile, per eliminare un presidente democraticamente eletto…

La clessidra delle ingiustizie

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Con la presa del potere da parte di Cunha e Temer il programma di governo, se il partito dei lavoratori non riuscirà a portare il paese a nuove elezioni, è quello di privatizzare il petrolio e le aziende idroelettriche.

Così sempre con più forza di prima quella sorta di “clessidra delle ingiustizie”, mediante la quale, in un tempo definito, tutto quello che togli a chi non ha niente, ritorna in termini di ricchezza nelle mani di pochi gruppi sociali, riuniti in consorterie, lobbies, comitati d’affari, riprenderà ad azionarsi più veloce che mai…

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