STORIA DELLA MANIPOLAZIONE MEDIATICA – Lungo il percorso di senso – I parte

Abbiamo cercato di risalire alle cause della malformazione del sistema mediatico, nella società italiana, rileggendo gli eventi che a questa malformazione hanno dato vita, nell’immediato dopoguerra, con la nascita della Repubblica Italiana.

Così, abbiamo studiato i quotidiani dell’epoca e pezzi della pubblicistica dedicata, poiché è sostanziale comprendere oggi il motivo per cui l’opinione pubblica sia soggetta all’erogazione dei falsi storici, da parte della stampa, in linea con il punto di vista dei governi. Il ponte che unisce il passato prossimo al presente ci racconta del processo che ha snaturato e che snatura il concetto stesso di senso. L’era delle fake news, che circolano nel web, in realtà, è l’era della Post-verità, dove il falso storico parte dal legame tra i sistemi politici e i media, e non dalle bufale che girano in rete, che sono semplicemente il prodotto della nostra epoca…

Per questo è necessario ricostruire il senso della storia di un paese o di un evento, partendo dall’urgenza di ridare alle fonti giornalistiche il ruolo cardine di ogni conoscenza, del presente come del passato prossimo.

di Marco Marano

Il senso della storia

Partiamo dal passato prossimo. Se volessimo rappresentare con due istantanee gli anni dieci del XXI secolo, almeno dal punto di vista massmediologico, ne potremmo utilizare due, precisamente una del periodo iniziale e l’altra nel finale. Il decennio è inziato con le primavere arabe, innescate dai social media, Twitter e Facebook, ed è finito con il Presidente degli Stati Uniti censurato dagli stessi per aver diffuso notizie false a ridosso dell’assalto al Campidoglio, stessa cosa, in verità, che hanno fatto i maggiori networks televisivi, eccetto Fox News.

Dall’uomo-massa alla crisi dell’autorità

Da queste due istantanee cosa si evince? Che l’avvento di un nuovo sistema di comunicazione di massa, quello dei social media, s’impone all’inizio come strumento di liberazione dei popoli, fino a trasformarsi in mezzo privato di un presidente americano, la più alta autorità politica del mondo.

Nel primo caso è l’uomo-massa che da soggetto privato si trasforma in movimento collettivo. Ma è un uomo-massa che sfiora appena quello dipinto da José Ortega y Gasset nel saggio del 1930 La ribellione delle masse, se non altro perché mai come nelle rivoluzioni si è visto un superamento delle classi socali, dagli operai agli intellettuali, così categorico. Anche se occorre specificare che le primavere arabe diedero voce, come mai prima nella storia, a quella massa enorme di giovani diseredati dalle rispettive società.

Nel secondo caso, invece, parliamo dell’uomo al comando, di un “uomo-autorità”, una figura quasi mitologica, che in realtà ha perso la battaglia secolare, dentro il dibattito, filosofico, tra autorità e razionalità. Ha smarrito cioè la sua dimensione profonda. Una figura simbolica evocata da Hanna Arendt nell’analisi sulla crisi dell’autorità: “La crisi attuale dell’autorità dipende direttamente dalla struttura intellettuale e politico-sociale della modernità occidentale, la quale ha perduto la dimensione della profondità. Ovvero il riferimento costitutivo a qualcosa di (sempre) precedente e fondante”.

La capacità ibrida dei social media

L’elastico temporale che separa queste due vicende storiche si allunga sulla base di determinate carratteristiche tecniche proprie al nuovo sistema di comunicaziona di massa. Nuovo nel momento in cui l’elastico inizia ad allungarsi, cioè all’inizio degli anni dieci.

Come ogni mezzo di comunicazione di massa tradizionale anche il social media possiede una capacità ibrida di adattamento, per cui a seconda dell’uso può essere una cosa ed il suo opposto. Questo perché essendo un mezzo, anzi un sistema, caldo, le parole e non le immagini, costituiscono la logica del medium, attraverso cui la realtà può essere dilatata, come l’elastico del nostro arco temporale, però intervenendo sugli aspetti cognitivi dell’uomo-massa.

E’ insomma la scrittura come piano di rappresentazione a tornare in auge, com’era prima delle grandi rivoluzioni tecnologiche, una scrittura però tecnologizzata, ridotta all’osso e con l’uso di simbologie nuove come gli emoticon. Tutto ciò che si aggiunge, video e foto, sono ad essa subordinate: la logica del medium rimane quella della scrittura, anche quando la “circuitazione“ di immagini illumina verità che i media di massa non hanno intercettato.

L’avvento della Post-verità

Poi c’è un’altra questione, superata la presa visione degli aspetti tecnici. Forse la questione delle questioni, per ciò che riguarda il decennio: l’avvento della Post-verità. Parliamo di quella dimensione legata alle situazioni sociali del nostro tempo che assumono un significato di senso ribaltato rispetto al modello sociale precedente. Ribaltamento che è avvenuto apparentemente attraverso il fenomeno delle fake news, cioè la diffusione delle notizie false, senza nessun fondamento, senza nessuna fonte di riferimento.

Ricapitolando, nell’arco dei dieci anni di cui stiamo ragionando, possiamo individuare due postulati fondamentali, sull’uso dei social media, che esprimono le caratteristiche della Post-verità: la trasformazione delle autorità istituzionali in soggetti privati e la promozione di notizie false attraverso la rete, sia dalle singole persone che dai soggetti istituzionali.

Un viaggio nella storia

Aggiungiamo un altro elemento relativo al tema delle notizie false, rilanciate dalle autorità istituzionali. Partiamo dal presupposto che la manipolazione della realtà è un atto fisiologico a qualsiasi sistema di potere, tutto sta a capire da quale canale di scolo“fuoriescono le notizie.

In Italia, la cultura politica contemporanea, quella cioè che segue la seconda guerra mondiale, è stata costruita fin dall’inizio della sua storia repubblicana sulla “necessità della manipolazione“. Entriamo in un ambient temporale in cui esistono due verità storiche.

La prima è quella sistemico-governativa che vuole la raffigurazione di un paese dove le istanze democratiche presero il sopravvento grazie alla Democrazia cristiana e che essa fu il motore di uno sviluppo industriale formidabile che portò il paese negli anni sessanta al boom economico. Questa raffigurazione è stata quella preponderante ad essere storicizzata dagli studiosi nei loro testi, diciamo così, scolastici…

Continua…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.