Ergastoli al processo Condor: verso una nuova stagione di giustizia

L’inchiesta avviata in Italia nel 2015, ha avuto alterne vicende con le assoluzioni in Corte d’Assise nel 2017, tramutate in ergastoli in secondo grado nel 2019, confermati ieri in Cassazione…

di Marco Marano

Bologna, 10 luglio 2021 – Non in tanti sanno che in Italia, negli ultimi decenni, hanno riparato tantissimi torturatori delle dittature militari latinoamericane degli anni settanta. Proprio quelli del Piano Condor,

una mastodontica operazione progettata dalla Cia, al tempo di Nixon, in collaborazione con i servizi militari di vari paesi coinvolti in quegli anni nelle dittature, come Cile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Paraguay, per rapire, torturare ed eliminare gli oppositori. E’ proprio dal piano Condor che sono nata tutta le fenomenologie legate ai desaparecidos

Il pronunciamento della Corte di Cassazione

Nel 1999 ci fu una denuncia da parte dei familiari di una quarantina di vittime di origine italiana, prevalentemente in Argentina, ma non solo, a cui seguì l’apertura dell’inchiesta nel 2015. Così, la Corte di Cassazione di Roma ha confermato gli ergastoli del secondo grado, ambito in cui fu disconosciuta la sentenza di Corte d’Assise del 2017, dove venivano comminati molti ergastoli insieme a sentenze di assoluzione.

I giudici che ieri si sono espressi hanno insomma confermato la colpevolezza: ergastoli per tutti. Compreso quel Jorge Nestor Troccoli, esperto in tortura, per sua stessa ammissione, per questo appunto soprannominato “il ciccione torturatore”. Troccoli, residente in Italia, in provincia di Salerno, fuggito dall’Uruguay ottenne la cittadinanza italiana.

Una pagina storica

La leggiamo dalle righe del giornale “il manifesto”, la dichiarazione di Giancarlo Capaldo, l’ex pubblico ministero che ha avviato l’inchiesta nel 2015: “La sentenza di oggi è un importantissimo traguardo per l’Italia, uno sforzo di civiltà giuridica che potrà essere un insegnamento per tutti gli altri Paesi. È una pagina storica per l’Italia. È stato un percorso lungo e difficile per arrivare alla sentenza pronunciata oggi, un cammino reso possibile dall’incredibile collaborazione umana che si è sviluppata tra i familiari, i sopravvissuti e gli avvocati”.

I conti aperti

Adesso, nei conti aperti con la storia e la giustizia, per non far scendere l’oblio in una delle pagine più buie del XX secolo, ci sono due nomi che la giustizia italiana dovrebbe portare alla sbarra: Carlos Luis Malatto, ex torturatore argentino, che allora aveva i gradi di tenente, e che vive in Italia da oltre dieci anni, il suo caso vide l’autorizzazione dell’ex ministro della Giustizia Bonafede, all’apertura di una inchiesta giudiziaria.

Poi c’è don Franco Reverberi, uno di quei sacerdoti che furono collaborazionisti con i regimi autoritari. Era un cappellano militare, a quel tempo, in Argentina: l’accusa nei suoi confronti è quella di aver assistito in silenzio alle torture del campo di sterminio di San Rafael. Il sacerdote ancora oggi svolge la sua opera pastorale come se nulla fosse…

Credit: Getty Images

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.