Alleanza bolivariana: multiculturalismo, seconda liberazione

In occasione del bicentenario della battaglia che diede l’indipendenza al Venezuela, si è chiuso il summit dei paesi latinoamericani d’ispirazione bolivariana.

di Marco Marano

Bologna, 25 giugno 2021 – In America Latina ieri si festeggiava il  Bicentenario della Battaglia di Carabobo: era il 24 giugno del 1821. Una battaglia dal grande valore simbolico non solo per il Venezuela, che da quel momento conquistò l’indipendenza dalla madre patria: la Spagna. Ma anche per tutte le forze politiche dell’America Latina, che siano esse al governo o all’opposizione, che si rifanno alla figura di Simón Bolívar, protagonista di quella battaglia.

In nome di Simón Bolívar

In nome di Bolivar, già dal 2004, venne a costituirsi l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato del Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), a cui aderiscono alcuni piccoli stati centro-americani, insieme ai tre grandi: Venezuela, Bolivia e Cuba.

Ieri, proprio in occasione del bicentenario di Carabobo , si è chiuso il XIX vertice di ALBA-TCP, dove capi di governo e leader sociali si sono incontrati per rinsaldare l’alleanza, nel contesto della situazione politica di tutta la regione latinoamericana, individuando le prospettive del continente.

Capi di governo e leader sociali

Il consesso è stato coordinato dal padrone di casa, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e dal boliviano  Sacha Llorenti, Segretario generale dell’Alleanza. I principali nomi che non hanno fatto mancare la loro partecipazione: il presidente della Bolivia, Luis Arce, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, il Primo Ministro del Commonwealth della Dominica, Roosevelt Skerrit, il primo ministro di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonsalves, l’ex presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, l’ex presidente della Bolivia, Evo Morales, la leader sociale colombiana, Piedad Córdoba.

Nella dichiarazione finale del vertice, letta dal Segretario generale Llorenti, vengono, come riportato dal portale di notizie Telesur,  ripudiate le misure aggressive e coercitive esercitate dagli Stati Uniti ed è stata auspicata un’equa distribuzione di vaccini e forniture mediche per combattere il Covid-19. Allo stesso modo, è stato sostenuto e promosso, tra l’altro, il rispetto della sovranità e dei processi di integrazione dei paesi che compongono l’ALBA-TCP”.

I temi caldi

I due temi caldi sono stati trattati dal presidente boliviano Arce, che ha denunciato la violazione dei diritti umani nel suo paese, durante il golpe filo-americano, e dal ministro cubano Bruno Rodríguez: “La comunità internazionale ha respinto la politica illegale, criminale e genocida che cerca di sottomettere l’eroica resistenza del popolo cubano”.

Il riferimento è alla nuova risoluzione dell’Onu che boccia “El Bloqueo”, cioè l’embargo contro Cuba: “riconosciamo la nuova vittoria di Cuba davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”. Così ha dichiaratoil Primo ministro Roosevelt Skerrit.

La rivoluzione multiculturale

Ma il tema più caldo di tutti lo ha lanciato Rafael Correa, quello dell’obiettivo comune per una nuova liberazione coloniale dei paesi latinoamericani: “il nostro obiettivo deve essere quello di raggiungere la nostra seconda indipendenza con il multiculturalismo”.

Vi è insomma la necessità ormai impellente di esorcizzare le politiche liberticide, classiste e spesso violente dei governi neoliberisti, sotto l’egida degli Stati Uniti, formalizzando, come in Bolivia, carte costituzionali di tipo multiculturale

Il caso colombiano

Il caso colombiano è emblematico in tal senso, cioè quello di un paese martoriato da un governo autoritario, prodotto di potenti oligarchie,  e che mette insieme esercito regolare, forze d’assalto americane e gang di narcotrafficanti, per martoriare quella popolazione multiculturale, cioè legata ai gruppi etnici ancestrali.

Fonte: Telesur

Credit: ALBATC

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