Nella guerra raccontata non si tolgono le case, non si uccidono i bambini

La tanto decantata guerra, rappresentata dai media italiani, tra palestinesi e israeliani, nasce in realtà in mezzo allo scenario di violenze, generato in seguito ad una sorta di pulizia etnica, finalizzata ad estirpare dalle loro case, abitate da generazioni, i cittadini arabi. Su questo, le Nazioni Unite, si sono limitate a segnalare che “tutte le attività di insediamento, sfratti e demolizioni, sono illegali secondo il diritto internazionale”. Così, mentre la narrazione dominante racconta della guerra alle postazioni di Hamas,“per difendersi”, in realtà, fin dal primo momento l’idea israeliana è stata quella di colpire il popolo, anche con la solita strage di innocenti… Ricostruiamo dall’inizio l’innesco…

di Annalisa Calì

Catania, 14 maggio 2021 – Dovrebbero essere i palestinesi, sembra, a spegnere le tensioni quando, ancora una volta, il governo israeliano cerca di sottrarre la loro terra, la loro storia e dignità? I palestinesi sono da sempre vittime di espulsioni forzate; negli anni ‘60, ne descriveva le peggiori vicende Ghassan Kanafani, scrittore della letteratura della resistenza palestinese e attivista, che si è battuto a lungo affinché il suo popolo non venisse derubato del bene più prezioso. Da allora di tempo ne è passato ma la storia sembra ancora ferma lì

Sheikh Jarrah è più di un quartiere, è storia

“Jarrah”, tradotto ilguaritore, appellativo che si era guadagnato il medico personale di Saladino e che diede il nome a questo villaggio abitato da palestinesi e da una piccola minoranza ebraica sino al 1948. Dopo il conflitto è stato evacuato ed è passato sotto il controllo della Giordania. È al confine di questo quartiere che si delinea parte della famosa “green line” istituita nel 1948 dall’ONU dopo il primo conflitto tra arabi ed ebrei.

Lo sfollamento e la minaccia

Ed è proprio in questo quartiere che il governo giordano ha trasferito 28 famiglie di sfollati palestinesi, ad oggi divenute 38, che dal 1972 sono minacciate di sfratto di massa per poter permettere l’insediamento dei coloni ebrei.

Nel mese di aprile, la Corte Suprema israeliana ha ordinato a diverse famiglie arabe, trattate da inquiline nella loro terra, di abbandonare le loro case poiché i giudici hanno concesso i diritti su questi appezzamenti ai discendenti della comunità sefardita.

L’assalto ai fedeli

Nel frattempo, la situazione è degenerata e dopo un violento fine settimana, la polizia israeliana ha condotto un raid nel complesso di Al-Aqsa, terzo luogo più sacro dell’Islam, sparando proiettili rivestiti di gomma, gas lacrimogeni e bombe sonore contro i fedeli palestinesi. Lo scorso martedì, Hamas, dopo aver dato un ultimatum ad Israele, ha lanciato 200 razzi verso quest’ultimo colpendo 2 israeliani.

Netanyahu vuole l’ultima parola

La risposta da parte del governo israeliano è stata diretta e volutamente orientata: gli attacchi israeliani hanno colpito delle abitazioni e ucciso almeno 26 palestinesi, tra cui dei bambini. Nonostante i vari appelli internazionali, il primo ministro israeliano Netanyahu ha annunciato che la potenza e la frequenza degli attacchi su Gaza aumenteranno e che questo è solo l’inizio; Hamas ha risposto che “se Israele vuole intensificare, la resistenza è pronta; e se vogliono fermarsi, la resistenza è pronta”.

Continua la chiusura della Casa Bianca

Assistendo all’intensificarsi degli scontri tra Hamas e Israele, l’amministrazione Biden, con la sua linea a sostegno di Israele, è stata colta di sorpresa ed è rimasta piuttosto impassibile di fronte a tali crimini se non per il pensiero del presidente Joe Biden a Tel Aviv Israele ha diritto di difendersi. Il segretario di Stato americano Anthony Blinken, invece, ha chiesto al presidente Abbas di porre fine agli attacchi missilistici e, appunto, di abbassare le tensioni.

FONTI: Aljazeera, AGI

Credits: Keys of Palestine

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