In Turchia pioggia di arresti ai danni del partito democratico dei popoli

di Marco Marano

Il governo turco del sultano Erdogan manda agli arresti 82 persone in 7 città, semplici militanti ma anche parlamentari, sindaci e co-sindaci curdi. Così, dei 65 primi cittadini eletti nel sud della Turchia ne sono rimasti 18, gli altri tutti defenestrati o arrestati con l’accusa di terrorismo.

Bologna, 25 settembre 2020 – Dalle elezioni del 2019, 47 tra sindaci e co-sindaci dell’HDP sono stati arbitrariamente, grazie ad accuse mai provate, sostituiti da funzionari non eletti. Per tale ragione è possibile parlare di un golpe interno, silenziato dalla comunità internazionale.

E’ golpe interno

Questa mattina la strategia del terrore di Erdogan, che ha da tempo imbrigliato il sistema giudiziario, ha visto la sua punta più alta. Il procuratore capo di Ankara, formalmente dopo un anno di indagini, si presume che più che di indagini si debba parlare di falsificazione delle prove, ha emesso 82 ordini di cattura, eseguiti nelle prime ore del mattino. Non sembra essere chiarito il reato imputato.

La falsificazione delle prove da parte del sistema giudiziario

Le accuse sono relative alle proteste del 2014 a causa dell’occupazione di Kobane da parte dell’Isis. L’ufficio della Procura di Ankara ha però specificato che “i crimini commessi durante le proteste includevano omicidio, tentato omicidio, furto, danneggiamento di proprietà, saccheggi, incendio della bandiera turca e ferimento di 326 funzionari della sicurezza e 435 cittadini”.

Come ogni manipolazione della realtà fatta dall’autocrazia turca, anche in questo caso si ribaltano i significati dei fatti. Si perché in quella protesta morirono, per mano della polizia turca, una cinquantina di persone. Guarda caso il sistema giudiziario turco ha invece individuato i responsabili tra l’HDP.

Ma la grottesca manipolazione non è ancora finita, poiché evidentemente occorreva “rafforzare  la dimensione probatoria”, così dato che di probatorio sull’HDP non c’è proprio niente, se non la volontà di un dittatore di eliminare un pezzo del popolo, allora i magistrati si sono usciti fuori la storia sempre buona per tutte le stagioni: “fiancheggiatori dell’organizzazione terroristica PKK”. Cosa mai provata.

Il profilo degli arrestati

Dal portale di notizie ANF: “L’elenco comprende numerosi ex membri del parlamento e sindaci dell’HDP, tra cui il co-sindaco di Kars, Ayhan Bilgen, il cui appartamento è stato perquisito dalla scorsa notte. Secondo i rapporti, per lui è stato ordinato un periodo di detenzione di quattro giorni. Tra gli arrestati nell’operazione figurano anche Ali Ürküt, membro HDP del RTÜK (Consiglio supremo della radio e della televisione); Nazmi Gür, membro della Commissione per le relazioni estere dell’HDP, ex membro del Comitato esecutivo centrale dell’HDP Can Memiş, ex deputato dell’HDP e membro della delegazione di Imralı Sırrı Süreyya Önder, membro dell’HDP MYK Alp Altınörs…”

La resistenza di Kobane

Tanto per avere il quadro completo della situazione, ricostruiamo, grazie ad ANF News, gli eventi di quella tragica notte… Era il 6 ottobre 2014. La città di Kobane, nel nord della Siria, uno dei principali insediamenti curdi nell’area, che diventerà poi simbolo della resistenza curda, dopo una ventina di giorni di assedio, e di difesa della città da parte delle unità di combattimento YPG e YPJ, viene occupata dall’Isis.

Quello che però la maggior parte dell’opinione pubblica non sa o non vuole sapere è che Erdogan collaborava attivamente con l’Isis, per cui l’HDP invitò il popolo curdo a scendere in strada per protestare contro il sostegno turco al sedicente Stato islamico.

Tra l’altro, nell’estate dell’anno dopo, i curdi che vivevano a ridosso della striscia di confine con la Siria, durante la resistenza di Kobane, cercarono di lanciare l’appello per andare a combattere i terroristi islamici cha stavano massacrando i loro fratelli. Fu così che Erdogan impedì il passaggio della frontiera a chi voleva unirsi alle unità di combattimento. Ma come la storia ha poi dimostrato, da lì a poco Kobane sarà liberata, anche contro l’ostracismo di Erdogan.

La notte del 6 ottobre ci furono scontri nelle strade tra i manifestanti e l’esercito  turco. In realtà c’era un po’ di tutto a sparare sui manifestanti: soldati, poliziotti, guardie, estremisti islamici. Così, quella cinquantina di morti, la maggior parte dei quali erano proprio manifestanti…

FONTE: ANF, Al Jazeera

Immagine in evidenza ANF

Credits: Reuters, ANF, lenius.it

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