Fatture false a Reggio Emilia: da colonia ‘ndranghetista a centro criminale

di Marco Marano

Per la prima volta la criminalità organizzata punta su Reggio Emilia come base di partenza, grazie ad una rete ben strutturata, per espandersi verso l’intera nazione, attivando un processo definito pioneristico dagli inquirenti, al punto che per smantellare l’organizzazione sono state utilizzate le metodiche investigative contro il narcotraffico.

Bologna, 24 settembre 2020 – “Sicuramente la base reggiana è prevalente (…) offriva servizi illegali a imprese di tutta Italia. Era nota la presenza sul territorio di un gruppo attivo nel mondo delle fatture false, ma per la prima volta l’organizzazione si è spinta in altre 14 regione. L’erario è la prima vittima di queste operazioni illecite”.

Le parole del comandante provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, Edoardo Moro, riportate dal portale Reggionline, fotografano la novità dell’inchiesta condotta dalle Fiamme Gialle, insieme alla squadra mobile della città.

Da colonia ‘ndranghetista a capitale criminale

Se per anni si è creduto che Reggio Emilia fosse stata semplicemente colonizzata dalla ‘ndrangheta, trovando terreno fertile nell’ingordigia della borghesia imprenditoriale, una storia raccontata nel processo Aemilia, con l’operazione Billions, si scopre che la città è diventata centro da cui partire per colonizzare altri territori. Un processo organizzativo definito dagli inquirenti pioneristico, poiché consegna a Reggio Emilia un nuovo ruolo nello scenario criminale delle mafie italiane.

Non solo, c’è anche il ritrovamento di armi e munizioni, a riprova del fatto che il sistema criminale si avvaleva, nel caso ce ne fosse stato di bisogno, dell’intimidazione e della violenza come forma di convincimento, vedremo più avanti nei confronti di chi…

L’operazione Billions

L’operazione è scattata ieri mattina in 14 regioni italiane. Il sistema criminale ‘ndranghetista offriva servizi a pagamento per l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti. In tal modo le imprese che si avvalevano di questi servizi abbattevano i redditi imponibili. Il risultato: truffa ai danni dell’erario.

Ci sono state 51 misure cautelari, di cui 22 detentive: 5 in carcere e 17 ai domiciliari; 106 sequestri di beni per 24 milioni; 201 indagati, 300 capi d’imputazione; 49 indagati per associazione a delinquere. Il giro di fatture false ammontava a 80 milioni di euro, per una evasione fiscale di 24 milioni. Sono questi i numeri dell’operazione Billions.

La Rete

Il sistema criminale vedeva la modalità organizzativa della cellula territoriale, comandata da un calabrese, di queste ve n’erano dieci. Uomini prevalentemente legati al settore edilizio, attività che, ricordiamo, ha visto dagli anni ottanta la cosca calabrese di Cutro Grande Aracri, diventare assoluta protagonista nel reggiano, al centro del processso Aemilia.

Le tre figure intermedie che operavano sul territorio erano i “prestanome”, a livello più alto c’erano i “prelevatori”, e infine i “procacciatori”. I primi diventavano titolari di società fittizie; i secondi erano quelli che prelevavano il denaro dagli uffici postali; i terzi andavano ad agganciare potenziali imprese clienti.

I due capi di questa organizzazione erano già conosciuti dalla giustizia italiana. Il primo è Luigi Brugnano, condannato in primo grado nel processo Aemilia, e poi c’è Vincenzo Vasapollo, che le cronache lo ricordano come un protagonista della guerra di ‘ndrangheta nel reggiano durante gli anni novanta, l’unico momento storico in cui si uccideva. Dopo di allora, infatti, la violenza ndranghetista fu sostituita dagli affari edilizi e dal controllo del piano regolatore.

Il denaro in contanti

Gli inquirenti hanno definito la movimentazione di denaro come “un giro di soldi frenetico”: 240 milioni di euro, 50 milioni di prelievo in contente. Cifre importanti che danno la misura di quanto i prelievi dentro il sistema fossero decisivi per il “business”. Al punto che uno dei membri del gruppo ‘ndranghetista minacciava l’incolumità fisica del direttore di un ufficio postale, il quale aveva cercato di impedire che venisse prelevato tanto denaro in contanti: prima l’auto bruciata, e poi…

Anche a loro il reddito di cittadinanza

Così si è anche scoperto, e non c’è bisogno di commentarlo perché nel contesto degli eventi ha del grottesco, che 9 degli indagati hanno beneficiato del reddito di cittadinanza per oltre 80.000 euro…

FONTE: Reggionline

Immagine in evidenza: Reggionline

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