Cile: lo sciopero della fame dei prigionieri mapuche verso il tragico epilogo

di Marco Marano

 

I prigionieri mapuche sono da due mesi in sciopero della fame per protestare contro le disposizioni carcerarie nei loro riguardi: non hanno usufruito dei benefici per la pandemia destinati a tutti i detenuti. Così, dopo settanta giorni che non mangia, il leader Celestino Códova rinnova la lotta e invita tutti a non mollare fino a quando le terre ancestrali non vengano restituite.

 

Bologna, 13 luglio 2020 – Celestino Códova è Consigliere spirituale del popolo Mapuche, quel popolo che in Cile ha avuto sottratto il proprio territorio ancestrale, da un sistema endemico di corruzione statale, che negli anni ha permesso di svendere quelle terre, con l’imbroglio, a grandi imprenditori, tra cui Benetton. Le lotte di rivendicazione ai soprusi sono lotte di resistenza, con azioni di disturbo soprattutto lungo le strade di collegamento. Ma sono anche storie di morti giustiziati dalle forze dell’ordine… Così quello Stato che ha tolto le terre ancestrali ai mapuche, in seguito alla resistenza, li considera terroristi.

Lo sciopero della fame per resistere

Durante la pandemia tutti i prigionieri mapuche non hanno potuto godere dei benefici come la detenzione domiciliare, riservata agli altri detenuti, per cui da questo ne è nato un grande sciopero della fame nelle carceri cilene. Il leader di questo movimento è proprio lui, Celestino Códova, che da settanta giorni non mangia… Se continuasse così la fine sarebbe vicina…

Celestino non si ferma insieme ai suoi compagni  

Ma Celestino non si ferma, e lancia un grande appello al suo popolo dal carcere: “in caso di una morte possibile […] non abbassare la guardia e combattere fino a quando lo stato cileno restituisca il territorio ancestrale dei mapuche”.

Un movimento carcerario dei prigionieri mapuche che non si arrende, ecco perché la portavoce della protesta, Cristina Romo, ha lanciato la mobilitazione intra-carceraria su vasta scala. I prigionieri mapuche sembrano essere intenzionati a morire per la propria causa…

Naturalmente la Procura cilena non ha battuto ciglio davanti a questa situazione, mostrando tutta l’intenzione di non cedere e lasciarli morire…

FONTE:Telesur

Credit: EFE

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