Bologna Italia

Decreto Salvini: le mafie ringraziano

Con l’approvazione delle nuove norme sull’accoglienza ai rifugiati, tantissimi giovani si ritroveranno per strada ad infoltire le fila delle organizzazioni criminali, così da poter aizzare ancora di più un popolo assuefatto a fini di consenso. Intanto, anche il Consiglio Comunale di Bologna, dopo quello di Torino, con un ordine del giorno, chiede la sospensione del decreto.

di Marco Marano

Con l’approvazione delle nuove norme sull’accoglienza ai rifugiati, tantissimi giovani si ritroveranno per strada ad infoltire le fila delle organizzazioni criminali, così da poter aizzare ancora di più, a fini di consenso, un popolo assuefatto. Intanto, anche il Consiglio Comunale di Bologna, dopo quello di Torino, con un ordine del giorno, chiede la sospensione del decreto.

20181027_173944Bologna – Le sue “disposizioni urgenti” in materia di immigrazione e protezione internazionale il Ministero dell’Interno le ha definite dentro il Decreto legge del 4 ottobre 2018, n° 113. Da quel giorno tutto il mondo dell’accoglienza è in fibrillazione poiché le sorti delle persone sono cambiate da un momento all’altro. Non solo, ma nel momento in cui il Decreto verrà ratificato in Parlamento, questo provocherà una disastrosa situazione sociale, sembra strategicamente messa a punto, proprio per alzare il livello di scontro innescato in queste settimane.

Prima gli italiani, che non lavorano nell’accoglienza

20181003_181833Proprio sabato scorso gli operatori dell’accoglienza, che rischiano il posto di lavoro, hanno, in tutta Italia, manifestato contro il Decreto Salvini. Secondo un calcolo spannometrico, dovrebbero essere circa 15.000 gli operatori che perderebbero il lavoro. Ma certo “questi italiani” non sembrano così importanti come quelli che votano per la Lega, vista la narrazione ossessionante, del basta essere votati, per far quel che si vuole, non solo non rispettare le leggi ma anche infierire su un mercato del lavoro sempre più precario.

La nuova manovalanza mafiosa

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMa, oltre alla disoccupazione per migliaia di giovani operatori, cosa produrrà, dal punto di vista sociale, questo decreto? L’asse strategico del decreto è quello di ridimensionare il modello SPRAR. Ricordiamo che questo acronimo sta per Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, promosso dal Ministero dell’Interno e dall’ANCI.

Secondo le mire ministeriali, dentro quello che oggi è lo Sprar, verranno eliminati i “Richiedenti”, i quali non avranno nessuna protezione. Al di là del fatto che la protezione ai richiedenti è garantita dall’articolo 10 della Costituzione italiana, ma questo, dati i tempi, non importa a nessuno, la domanda è: che fine faranno queste migliaia e migliaia di persone?

Saranno rinchiusi nei cosiddetti CAS, Centri di Accoglienza Straordinari, gestiti in modo approssimativo dalle Prefetture, dove mafie e caporali hanno i loro “referenti risorse umane” per i loro traffici e pratiche schiavistiche. Proprio dai CAS sono usciti fuori i più grandi scandali degli ultimi anni. Oppure resteranno in strada, dove diventerà più facile ingaggiare disperati per infoltire le “piazze di spaccio” italiane.

Stesso effetto sarà prodotto dall’abolizione della protezione umanitaria, introducendo forme di tutela complementare che non permettono misure di accoglienza e quindi di garanzie sociali come l’accesso al Servizio sanitario nazionale. Altri “fantasmi sociali” per le strade, “merce ghiotta” per la criminalità organizzata.

Il modello Sprar

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl modello di accoglienza SPRAR, studiato come fra le migliori buone prassi europee, che pratica accoglienza diffusa sul territorio, e attiva percorsi di integrazione linguistica, sociale, lavorativa, si è dimostrato così efficace che in una città come Bologna, si  è pensato di ridefinire i CAS, gradatamente, in Sprar, proprio per trasformare le sacche di disagio in integrazione virtuosa. Adesso però anche questo processo si è fermato.

E’ stata proprio questa la motivazione che ha indotto il Consiglio Comunale, nella città delle Due Torri, a elaborare un ordine del giorno, simile a quello di Torino, attraverso il quale si chiede la sospensione, diciamo cautelativa, del decreto. Bologna rappresenta uno dei territori dove lo Sprar ha ottenuto tra i migliori risultati, in questi anni…

: “…il Sindaco e la Giunta a chiedere al Ministro dell’Interno ed al Governo di sospendere, in via transitoria fino a conclusione dell’iter parlamentare, gli effetti dell’applicazione del Decreto Legge n. 113/2018 e ad aprire un confronto con la Città metropolitana e il Comune di Bologna e in generale le città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori”.

Uno scenario apocalittico: cui prodest?

Montagnola 1Secondo le stime del Comune di Bologna, nell’area metropolitana, risultano accolte circa 2500 persone nei Centri di accoglienza, di cui 1078 nello Sprar, tra adulti e minori, di questi circa il 75 per cento sarebbero privi del titolo per usufruire dell’accoglienza, secondo decreto: “si verrebbero dunque a creare rischi per la legalità ed un aumento di persone prive di assistenza e di dimora specie nel centro urbano, con conseguente ricaduta sui servizi di bassa soglia”.

Sempre secondo l’analisi del Comune di Bologna, circa 250 minori stranieri non accompagnati rischiano, nel prossimo triennio, al compimento del 18° anno di età di uscire dai percorsi di accoglienza e di finire in strada… Ma c’è un altro possibile risvolto, che riguarda la legge Zampa, secondo cui l’autorità giudiziaria dovrebbe fino al compimento del ventunesimo anno di età proseguire l’accoglienza con rette di 80 euro al giorno per singola persona…

“…L’ANCI nazionale ha stimato in 280 milioni di Euro i costi amministrativi che ricadranno su Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei comuni, in conseguenza delle previsioni del decreto in oggetto, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale; costi che proporzionalmente per Bologna corrispondono a 4 milioni di Euro”.

La domanda è d’obbligo: cui prodest?

Credits: Marco Marano – Radio cento Mondi

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