In Rojava si festeggia la ricorrenza della rivoluzione kurda

di Marco Marano

Il 19 luglio del 2012, per le strade della città di Kobane, scoccava la scintilla rivoluzionaria, per una autonomia inseguita da un sessantennio, nei confronti del regime siriano baathista. Ripercorriamo la storia grazie ad una ricostruzione dei fatti dell’agenzia di stampa kurda ANHA News.

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Bologna – “All’alba del 19 luglio 2012 sono state decorate con bandiere rosse, gialle e verdi edifici e case di Kobane, dichiarando alla storia che la città è stata completamente liberata dall’abominio del regime Baath, per questo entrata in una nuova fase della sua storia contemporanea”.

La svolta fu storica poiché dopo più di mezzo secolo di lotte del popolo kurdo, in quel pezzo di Medio Oriente, nel nord della Siria, abitato anche da altri gruppi etnici come arabi, assiri, turcomanni, fu messo in atto un sistema sociale e politico, definito “Terza via”, a dimostrazione di come sia possibile un modello di società diverso da quello capitalistico come da quello baathista, e potremmo dire in generale mediorientale… A Kobane, il movimento di liberazione del popolo kurdo era attivo dal 1957, con l’ingresso in Siria di Abdullah Ocelan, proprio a Kobane, presso il villaggio di Al-Bour.

Si tratta di una società fondata sulla fraternità dei popoli, per questo multietnica e multiconfessionale, che quindi rinuncia al razzismo e rende le donne protagoniste di del modello. Con questa chiave furono costruiti “i Consigli del Popolo e le loro commissioni di autogoverno per ripristinare e proteggere i guadagni del popolo kurdo e di altri popoli oppressi”.

La prima fase

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“Kobane è la parte occidentale del Kurdistan, che si trova tra Afrin e Jazzera la seconda regione più grande del Rojava, in termini di posizione geografica siriana”.

Una volta che il movimento rivoluzionario si espandeva verso Afrin e Jazeera, il nord del paese iniziava a trasformarsi principalmente con la diffusione della lingua madre oltre che dell’idea di libertà e democrazia dal basso. Tutto questo succedeva nel pieno della guerra siriana, infatti nel nord la formazione delle bande legate all’Esercito Siriano Libero avevano innescato battaglie violente con l’Esercito regolare di Assad.

A quel punto il popolo stesso, manifestando per le strade, ad  imporre la cacciata delle bande armate. E così fu… Sei anni dopo l’Esercito Siriano Libero, veniva cooptato dal despota turco Erdogan, per avviare la pulizia etnica ad Afrin, con una particolarità però, cioè quella di inserire tra le file delle bande ex aderenti all’Isis in fuga dopo le sconfitte sul campo, prevalentemente prodotte proprio dall’apparato militare kurdo.

L’organizzazione delle Comunità cantonali

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In realtà la prima riunione dell’Assemblea popolare di Kobane si era tenuta il 23 febbraio, e fu lì che vennero battezzati i “Consigli popolari”, organi di autogoverno cantonale. Ma questi erano insufficienti per reggere l’impatto delle guerre diversificate siriane: da un lato le bande e dall’altro il regime di Assad. Furono creati i “Comitati civili volontari”, una sorta di struttura paramilitare funzionale a proteggere la popolazione dagli attacchi delle bande.

I comitati per la protezione del vicinato e i comitati di auto-protezione istituiscono barriere ai tre ingressi della città per ispezionare i veicoli, prevenire l’ingresso di estranei in città. Spesso, per  ore mancavano alcune barriere per la mancanza di equipaggiamento militare, cioè armi leggere, fucili da caccia e bastoni”.

L’obiettivo in questa seconda fase era quello di “marginalizzare” le istituzioni del regime siriano ancora in vita. I centri governativi vennero occupati e trasformati in istituzioni civili rientranti sotto l’egida dell’Assemblea del popolo.

“…Decisero di controllare tutti i centri di sicurezza e di servizio della città e liberarli dal regime baathista, (l’ospedale militare, l’ospedale al-Amal, il Consiglio legislativo, il Consiglio di Giustizia), l’Associazione Agricola, la Direzione Agricoltura e la Divisione del Partito Socialista Arabo Baath e la Sicurezza Militare…”

Il piano era stato strutturato per assegnare ogni edificio ad un gruppo organizzato predefinito, anche e forse soprattutto, per gestire i negoziati con il personale del regime baathista, finalizzati ad evitare spargimenti di sangue e danneggiamenti agli edifici.

Sicuramente senza la formazione del Rojava con i suoi cantoni e la propria organizzazione militare e istituzionale non sarebbe stato possibile alle Unità di combattimento kurde, sia femminili che maschili, liberare gran parte della Siria dall’occupazione dell’Isis…

FONTE ANHA NEWS –  CREDITS ANHA NEWS, ANF

Categorie Rojava, SiriaTag , ,

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