Diritti negati nel mondo Primavera araba

Le linee rosse nei labirinti dei segni

E’ legittimo massacrare i popoli, ma non può essere lecito farlo con le armi chimiche…

di Marco Marano

E’ legittimo massacrare i popoli, ma non può essere lecito farlo con le armi chimiche…

Oggi il mondo è già esploso sia in occidente che nei sud, tutti accomunati da una condizione sociale dove la distanza tra Potere e Cittadini è sempre più ampia. La crisi economica e finanziaria che ha contraddistinto il nostro tempo, mette l’accento sul modo in cui il Potere di decidere delle sorti dei popoli sia in mano alle oligarchie, democratiche o autoritarie, dove privilegi, anomie e guerre di religione, e quindi ribaltamento dei significati, si insinuano nelle diverse aree geografiche del pianeta.

guerra-in-siria-800x600Separazione tra lecito e illecito

Ecco che in questi contesti una linea rossa separa ciò che è lecito da ciò che non lo è. Il problema sta nel fatto che questa linea di separazione non è una dimensione oggettivata relativa alle leggi morali della civiltà alfabeta, ma si sposta a seconda delle situazioni sociali o politiche o economiche che vengono a determinarsi. E questo non è un problema esclusivamente legato ai sistemi oligarchici, democratici o autoritari che siano, ma a tutti i paesi a capitalismo avanzato e alle rispettive organizzazioni internazionali all’interno delle quali la linea rossa definisce degli interessi da proteggere.

Mantenere saldi rapporti economici con gli autocrati africani e mediorientali, sia precedenti che successive alle rivoluzioni arabe, che si contraddistinguono per la violenza soggiogante nei confronti dei loro popoli, nel disprezzo più assoluto della salvaguardia dei diritti civili e umani, era un fatto lecito, quindi al di qua della linea rossa.

E’ legittimo uccidere solo con armi convenzionali

IMG_3084Durante le repressioni in Iraq prima e in Siria dopo, la linea rossa è stata definita dall’uso delle armi non convenzionali: è lecito massacrare il popolo, uomini, donne, bambini, ma non può essere lecito farlo con le armi chimiche… E qui il sovvertimento dei significati diventa prassi culturale, per cui i cittadini ricettori delle comunicazioni di massa, in occidente, non possono che entrare dentro il labirinto dei segni, intesi come linguaggi,

 e rimanerne intrappolati, poiché diventa impossibile trovare il nesso tra i valori della civiltà alfabeta e le prassi culturali, in questo caso, della realpolitik.

L’esercizio della violenza come dimensione tribaleArmi-chimiche-in-Siria (1)

Se questa condizione parte dalle, per dirla con una parafrasi burroghsiana, “interzone del mondo”, luoghi sociali dove è ancora in atto la ricerca della lib

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ertà, intesa in senso illuministico, è proprio in queste interzone che viene a manifestarsi una delle più grandi e gravi contraddizioni della nostra epoca, poiché in questi territori, la linea rossa garantisce una sorta di neotribalismo, poiché, appunto, l’esercizio della violenza contro le popolazioni inermi diventa il principale strumento di controllo sociale, che sia esso mascherata da dogmi religiosi o meno, che sia esso definito da un sistema di potere costituito o meno.

164328171-e2e344cb-1258-46f2-9c1d-78d62b72cad2Gli elementi comuni tra occidente e sud del mondo possono essere, quindi, sintetizzati nell’anomia sociale, nell’assenza dei diritti di cittadinanza, nell’esautoramento dello stato di diritto e quindi dei luoghi di legittimazione del potere istituzionale, e soprattutto nella presenza di eserciti irregolari, legati a clan, che, in modo omnicomprensivo, possiamo definire mafiose, e che concorrono, con gli altri gruppi, alla gestione delle risorse economiche.

Quest’ultimo elemento è quello più connotativo, poiché la presenza di eserciti irregolari o in regime di monopolio o antagonisti tra loro, ci riporta alla società tribale, cioè ad una società di tipo tradizionale dove le tribù si combattono sul territorio per l’affermazione del proprio potere.

Le zone protette del tribalismo contemporaneo

Il sistema di potere di tipo mafioso si contraddistingue per l’esercizio della violenza sul territorio, attraverso, appunto, eserciti irregolari che hanno le loro zone protette, quartieri ghetto nelle città del sud Italia, le banlieu marsigliesi, le favelas ai tropici, gli slums in Asia o i clan di ribelli, prevalentemente jihadisti, in Medio Oriente e nell’Africa sub sahariana…

Il fatto che il sistema oligarchico sia presente, con modalità istituzionali differenti, nei paesi mediterranei del sud, vedi Italia e Grecia o anche balcanici, come l’Ungheria e altri paesi dell’ex impero sovietico, come tra i paesi cosiddetti sottosviluppati, ci porta a ragionare sull’elemento che fa da sintesi tra questi territori, geograficamente ed economicamente lontani, e che si identifica con lo sviluppo storico di questi paesi: l’anomia, cioè assenza di norme o regole.

Se l’anomia è un concetto sociologico, dal punto di vista sociale, è possibile tradurlo in termini di illegalità diffusa o sistemica o ancora meglio nei termini di esautoramento dello stato di diritto. Cioè, laddove lo stato di diritto viene esautorato non esistono più confini tra lecito e illecito, e come abbiamo visto non dipende dal tipo di sviluppo economico, ma dal tipo di evoluzione culturale che quel paese ha avuto. E’ così che la linea rossa si sposta a seconda che le situazioni sociali lo richiedono.

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