Somalia Sudan del Sud

Il flagello che incombe sul Corno d’Africa

Guerre e siccità durature stanno mettendo a rischio la vita di intere popolazioni.

di Marco Marano

Bologna, 23 febbraio 2017 – Morire di fame e di stenti, vivere in stato di malnutrizione, sono ancora temi ricorrenti quando si parla di terzo e quarto mondo. Ma il grido d’allarme, lanciato da alcune agenzie internazionali, che riguarda alcuni paesi del Corno d’Africa, sembra raccontare di una vera e propria ecatombe di massa annunciata. Sono 17 milioni le persone a rischio per le carestie innescate da guerre e siccità in ben sette paesi: Gibuti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Uganda, Kenya. E’ questa la denuncia che fanno l’UNHCR, cioè il l’Alto commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati, insieme al Programma Alimentare Globale.

La vita appesa

In questi paesi i campi profughi si sono trasformati in veri e propri “slums”, cioè delle baraccopoli, lasciate in balia di se stesse, dove violenza, disagio, malattie si diffondono come elementi legati alla quotidianità. La vita diventa un fardello pesantissimo in questi luoghi infernali, dove il caldo rallenta i ritmi e la sabbia desertica avvolge quelle anime che vagano alla ricerca di un pozzo. Vagano appesi ad un tempo di attesa che non sembra avere tempo. Eppure sono scappati per salvarsi la vita dai loro paesi, dove governi autoritari li schiavizzavano o gruppi terroristici come i jihadisti al-Šabāb li fagocitavano in un gioco di morte. La vita lì scorre senza sapere quale futuro possibile il destino ha riservato. Non si tratta di vivere, ma di sopravvivere agli stenti, al caldo, al nulla fatto di assoluto abbandono.

Il caso emblematico della Somalia

L’Unicef denuncia che nella sola Somalia sono a rischio cinque milioni e mezzo di persone, circa la metà dell’intera popolazione. In una nota, l’Ong Intersossottolinea che tra Somalia e Sud Sudan esiste una situazione di siccità conclamata da mesi. Ma questo è solo parte del problema perché diventa impossibile l’accesso delle organizzazioni umanitarie per supportare la popolazione, che vive un drammatico stato di bisogno, a causa dei combattimenti e degli attentati. Ma c’è un altro elemento che rende ancora più drammatica la situazione, cioè quello degli abusi su donne e minori, che coinvolge sia le zone di guerra che i campi profughi. L’impossibilità di portare avanti programmi nutrizionali come di assistenza medica rendono questi luoghi dei veri e propri gironi infernali.

Gli sforzi congiunti

Fao, Unicef e PAM hanno emesso un comunicato congiunto in cui denunciano la situazione sud sudanese dove a rischio vi sono circa cinque milioni di persone: “Noi siamo uniti nel nostro appello a tutte le parti per facilitare l’accesso immediato e sicuro degli operatori e di rispettare lo spazio umanitario per dare assistenza urgente alla popolazione bisognosa di cure… Oggi, quasi 5 milioni di sudanesi del Sud si trovano ad affrontare una grave insicurezza alimentare, perché non sono in grado di soddisfare i propri bisogni alimentari di base. La situazione è destinata a deteriorarsi durante la stagione magra, che inizia nel mese di luglio 2017. “

Fonte: Ansa, Fao

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