Turchia

Diritti umani e libertà di espressione assenti nella Turchia di Erdogan

Tratto da Blasting News

di Marco Marano

Nell’arco di pochi giorni in varie sedi internazionali sono stati denunciati i metodi autoritari del ‘presidente-sultano’.

Bologna, 22 febbraio 2017 – Il rapporto di Amnesty International appena pubblicato parla chiaro in relazione al drammatico peggioramento delle garanzie democratiche nel paese, proprio quando il partito popolare democratico (HDP) filo-kurdo, terza forza parlamentare, ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo in merito agli arresti arbitrari di 13 parlamentari, tra cui spiccano i due leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. Intanto dal podio del vertice di Ginevra sui #diritti umani e la democrazia, svoltosi il 20 febbraio, il giornalista Can Dündar, arrestato e processato dal regime, ha accusato Erdogan di essere un dittatore.

Il rapporto di Amnesty International

La recrudescenza delle pratiche autoritarie turche ha avuto una impennata all’indomani del tentato golpe. Attribuendo la responsabilità dell’evento al nemico Fethullah Gülen, un tempo alleato, e alla rete sociale ed economica o presunta tale, che a lui fa riferimento nel paese, Erdogan ha intrapreso una deriva di repressione e violenza che ha numeri estremamente elevati. Novantamila dipendenti pubblici sono stati licenziati con un decreto esecutivo, tra cui funzionari, magistrati, insegnanti; 40 mila persone sottoposte ad arresti tra torture e maltrattamenti; 118 giornalisti arrestati e i 184 organi d’informazione chiusi. Pochi giorni fa il ministero dell’interno turco ha emesso un resoconto delle persone fermate, nell’ambito di quelle che sono state definite “operazioni antiterrorismo”, nella sola settimana passata: 1067 in totale, di cui 268 kurdi e 501 presunti affiliati alla rete gulenista. Di questi solo 21 sospettati di essere jihadisti dell’Isis.

La questione kurda

Sulla questione kurda si annodano alcune delle principali fonti di conflitto interno ed esterno al paese. Sullo sfondo c’è il tema dell’autonomia del popolo kurdo che dura da un secolo. In #turchia l’organizzazione principalmente nemica del governo è il PKK, il partito dei lavoratori kurdi, che ha scelto di usare metodi di lotta armata per conseguire l’obiettivo della liberazione del proprio popolo. Questi ovviamente vengono considerati terroristi, anche se poi in Iraq hanno combattuto a fianco dell’alleanza occidentale contro l’Isis. Ma la questione kurda non si limita certo al PKK, perché è portata avanti dal partito popolare democratico (HDP) che rappresenta la terza forza parlamentare in Turchia. Infatti la lingua di terra a sud del paese che confina con la Siria è abitata proprio dal popolo kurdo, i quali nei mesi passati hanno subito continui bombardamenti dall’esercito. Dal tentativo di golpe in poi il partito popolare democratico è stato accusato dal regime di sostenere il terrorismo, per cui i vertici del partito dentro il parlamento sono stati arbitrariamente arrestati.

Un giornalista simbolo

Can Dündar è il simbolo della repressione nei confronti della libertà di stampa. Arrestato e poi condannato nel maggio del 2016, a cinque anni di reclusione, prima con l’accusa di terrorismo poi con quella di violazione di segreto di stato. La pena non è stata comminata per la condizionale, e Dündar è esiliato in Germania. Direttore del quotidiano “Cumhuriyet” è colui il quale ha smascherato, con documenti ufficiali, i rapporti di collaborazione tra il governo e l’Isis, sul passaggio di armi e petrolio di contrabbando al confine siriano. Dal palco di Ginevra il giornalista ha denunciato che con il referendum costituzionale del 16 aprile Erdogan sancirà definitivamente il passaggio dalla democrazia alla dittatura.

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