DIARIO CRONACA – La guerra in Mali tra gli echi del deserto: la Françafrique e le risorse naturali

I fatti che hanno caratterizzato la penetrazione delle forze jihadiste fin dal 2012 nell’Africa sub-sahariana ritraggono perfettamente le caratteristiche dell’intervento militare francese sul campo, funzionale a difendere gli interessi economici nei paesi che erano stati ex colonie.

di Marco Marano

Il caso della guerra in Mali, che scatenò la furia omicida di al Qaida in Algeria, ebbe una duplice lettura. Da un lato ci fu l’attacco dell’oltranzismo islamico con il tentativo di imporre la sharia sui territori maliani, infondendo atroci violenze alla popolazione, che ha accolse le truppe francesi con ovvio entusiasmo. Sullo sfondo però c’erano gli interessi francesi legati allo sfruttamento delle risorse naturali, prevalentemente oro e bauxite.

Su questo aspetto è stata costruita la politica francese degli ultimi cinquant’anni, col graduale processo di decolonizzazione dei paesi africani. Vediamone le fasi principali.

Ai tempi dell’impero

Prima della seconda guerra mondiale l’impero coloniale francese in Africa si estendeva per 12 milioni e mezzo di chilometri quadrati, riunendo 18 paesi sotto il proprio controllo. Come scrive Carlo Caracciolo su Limes, nel 2012, il colonialismo francese si basava “sul principio dell’assimilazione. L’impero come estensione del territorio metropolitano, anche sotto il profilo amministrativo. Le classi dirigenti locali venivano (vengono) educate sui manuali e con le tecniche distillate nei laboratori del grandioso apparato statale centrato su Parigi e di lì irradiato nei dipartimenti, africani inclusi”.

Dal colonialismo politico a quello culturale ed economico

Dal dopo guerra in poi le colonie conquistarono l’autonomia politica, ma la Francia mantenne la sua presenza attraverso una pratica chiamata “Françafrique”, cioè una vera e propria sfera d’influenza fondata sostanzialmente su due presupposti. ..

Il primo era di carattere culturale legato al fatto che lo studio della lingua nelle scuole determinava la dimensione francofona, storicizzando una identità culturale.

Ma il secondo aspetto è quello più rilevante, e cioè che la salvaguardia degli interessi economici francesi è stata organizzata attorno allo sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie dei paesi africani, di cui i territori sono ricchi.

Il controllo delle risorse francesi e il saccheggio degli autocrati

Il fatto è che la salvaguardia di questi interessi è stata costruita mantenendo e proteggendo al potere, nei singoli paesi africani, autocrati corrotti e spesso crudeli che hanno affamato le loro genti, mantenendole in povertà. Questo spesso allo scopo d’impedire che i popoli africani potessero democraticamente autodeterminarsi, utilizzando quelle risorse per il benessere locale. Parte della stampa francese ribattezzò questo approccio, in termini negativi, come “France-à-fric”.

Immagine in evidenza AFP

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