Legislative in Marocco: gli islamisti al potere subiscono una spettacolare disfatta in favore dei liberali

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Il partito islamista PJD a capo del governo marocchino da un decennio, ha subito uno spettacolare crollo in favore delle forze liberali, tali da essere prossimi ad insediarsi al palazzo reale, dopo il responso delle elezioni legislative di mercoledì nel regno magrebino.

Tratto da France 24

Fonte e credit AFP

Traduzione Marco Marano

Alla guida del governo marocchino da un decennio, il partito islamista ha subito una disfatta spettacolare in seguito alle elezioni legislative di mercoledì 8 settembre, secondo i risultati provvisori annunciati dal ministro  dell’interno. Una situazione questa a vantaggio delle forze liberali vicine alla famiglia reale, considerato che l’affluenza alle urne è stata superiore alle elezioni del 2016.

Il Partito della giustizia e dello sviluppo (PDJ, partito islamista moderato) sembra essere passato da 125 seggi a soltanto 12, come ha indicato  il ministro dell’Interno Abdelouafi Laftit, durante una conferenza stampa.

E’ rimasto molto indietro rispetto ai suoi principali rivali come il “Rassemblement national des indépendants” (RNI), il “Parti Authenticité et Modernité” (PAM),  ambedue di tendenza liberale, ed il “Parti de l’Istiqlal” di centro destra, rispettivamente con 97, 82 e 76 deputati su 395.

Il RNI, che appartiene alle forze di governo, è diretto da un fortunato uomo d’affari, Aziz Akhannouch, descritto come vicino al palazzo. Il PAM, principale formazione di opposizione, è stata fondata dall’attuale consigliere reale, Fouad Ali El Himma, nel 2008, prima delle sue dimissioni nel 2011. L’organizzazione più antica del Marocco, Istiqlal, partito dell’Indipendenza, di centro destra, è tornato alla ribalta guadagnando 32 seggi.

L’entità della sconfitta degli islamisti era inattesa, nonostante l’assenza di sondaggi, gli analisti erano convinti che il PJD avrebbe gareggiato per contendersi le prime posizioni. Per molto tempo confinato all’opposizione, il PJD sperava in un terzo mandato consecutivo a capo del governo.

Affluenza in aumento

Spetterà al re Mohammed VI nominare il capo del governo del partito che è risultato vincitore delle elezioni, che dovrà formare un esecutivo per un mandato di cinque anni. Egli succederà al segretario generale del PJD, Saad-Eddine El Othmani.

I risultati definitivi si conosceranno giovedì 9 settembre. Il tasso di partecipazione  si è attestato sul 50,35 %, a livello nazionale, secondo le ultime cifre fornite dal ministro dell’Interno.

Nelle elezioni legislative del 2016 l’affluenza si era limitata al 43 % mentre alle ultime elezioni locali del 2015 l’affluenza si è attestata sul 53 %.

Ma è la prima volta che 18 milioni di elettori scelgono i loro 395 deputati lo stesso giorno delle elezioni comunali e regionali. E’ questo il motivo che ha ridotto l’astensione.

La partecipazione è stata elevata nelle regioni del sud che comprendonola parte di  territorio al centro della disputa sul Sahara occidentale controllato dal Marocco.

Le accuse di “gravi irregolarità”

Dal 2011 il Marocco si è dotato di una nuova Costituzione che affida ampie prerogative al Parlamento e al governo. Tuttavia le decisioni e gli orientamenti nei settori chiave continuano ad essere emanati dall’iniziativa del re Mohammed VI.

Ad inizio giornata, gli islamisti avevano denunciato gravi irregolarità attraverso l’oscena distribuzione di denaro, vicino ai seggi, come la confusione in alcune liste elettorali, in cui i cittadini non hanno trovato il loro nome. Le operazioni di voto si sono svolte “in circostanze di normalità” ha assicurato Abdelouafi Laftit, tranne alcuni casi isolati.

“Ammissione di fallimento”

La fine della breve campagna elettorale, caratterizzata dall’assenza di grandi manifestazioni politiche a causa del Covid-19, era già stata avvelenata dalle accuse di compra-vendita di voti.

Un’accesa polemica ha visto opporsi negli ultimi giorni il PJD al RNI. Il vecchio capo del governo ed ex segretario generale del PDJ Abdelilah Benkirane pesantemente accusato il capo del RNI, Aziz Akhannouch, segnalando che fosse necessaria “una personalità politica integra” alla presidenza del governo.

Ministro dell’Agricoltura dal 2007, Aziz Akhannouch, aveva ribattuto che le critiche degli islamisti erano “un ammissione di fallimento” e “finalizzati a creare discordia”.

Il ministro era stato a capo di una delle più grandi risorse del paese, giocando un ruolo chiave nei precedenti governi, controllando portafogli importanti come l’economia, la finanza o l’industria.+

Nuove riforme

È  la prima volta le prime elezioni in Marocco nel 1960 che la ripartizione dei seggi alla Camera dei deputati è stata calcolata sulla base del numero di elettori iscritti e non dei votanti.

Questo nuovo metodo di calcolo favorisce i piccoli partiti a discapito delle grandi formazioni. Ma solo il PJD si era opposto, ritenendolo sbagliato. La competizione elettorale  è stata caratterizzata dall’assenza di definite polarizzazioni sulle scelte politiche.

Dopo lo scrutinio, i partiti politici saranno invitati a sottoscrivere  “un patto”  che nasce per un “nuovo modello di sviluppo”, che prefigura una nuova era di riforme e di progetti, come recentemente promesso da Mohammed VI.

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