THE VOICE OF DISSENT HISTORY – Il sabotaggio elettorale e le operazioni clandestine

Non bastava la legge truffa: il sabotaggio delle informazioni che ha caratterizzato la campagna elettorale è andata a vuoto dati i risultati elettorali.

By Generale Marijuana

New York, 15 giugno 1953 – I partiti della truffa hanno perso le elezioni politiche nel paese di Macchiavelli. Dopo aver cambiato in fretta la legge elettorale in favore di alcuni partiti satellite, con lo scopo di ottenere la maggioranza assoluta per la Democrazia Cristiana; dopo una campagna elettorale costruita sui sabotaggi della Cia, coordinati a Villa Taverna dall’ambasciatrice americana Claire Luce; dopo le azioni repressive delle forze di polizia contro i partiti di opposizione, le sinistre hanno praticamente vinto le elezioni.

Hanno guadagnano 1 milione 720 mila voti, mentre il blocco di potere ne ha persi quasi tre milioni, rispetto alle precedenti elezioni del 1948, quando la macchina Stay Behind della Cia, con l’operazione di sabotaggio Sacchi neri, aveva permesso al partito del Vaticano di governare indisturbato.

Ma hanno voluto ancora di più. La frase chiave del blocco Stay Behind, nei comizi, come nelle stanze ufficiali e segrete, era: “Vincere a tutti i costi“. Così, hanno falsificato la realtà, hanno mentito, spiato, manipolato le informazioni, senza ritegno, senza ritrosia alcuna. Del resto l’arpia americana (l’ambasciatrice Claire Luce) si è insediata in Italia a ridosso delle elezioni proprio per coordinare direttamente il sagotaggio degli agenti Cia.

E che dire dello “Smilzo“, da quasi dieci anni capo del governo italiano per volontà americana, che diversamente da ciò che gli italiani credono è tutto tranne che un onest’uomo, visto le falsità che ha propinato. Si è inventato trattati inesistenti, dialogni altrettanto inesistenti, fatti passare per ricatti, con alti esponenti sovietici. E questo dovrebbe essere uno statista… Poveri italiani che non hanno idea, ma forse non sono neanche interessati a conoscere la verità, su ciò che avviene alle loro spalle.

In un comizio De Gasperi ha urlato al popolo cattolico che è stato costretto ad aderire al patto atlantico nel 1945 poiché il governo sovietico avrebbe rifiutato il trattato di pace, sottolineando che se la risposta sovietica fosse stata affermativa egli non sarebbe entrato in nessun blocco antisovietico.

Nelle pagine del quotidiano l’Unità, viene riportata la risposta del leader dei comunisti italiani durante un suo comizio nella città siciliana di Messina: «Ora — dice Togliatti — innanzitutto va precisato che nel ’45 il trattato di pace non esisteva ancora, è stato firmato nel ’46. E poi, nel 1945, al governo c’erano anche i comunisti ed io ero vice presidente del Consiglio. E’ mai possibile che se tale questione fosse sorta, io non ne sarei stato informato come ero informato di tutti i problemi internazionali che interessavano il nostro Paese? Aggiungo ancora che De Gasperi non solo non ne avrebbe informato me, ma neanche le Commissioni parlamentari che si riuniscono in seduta segreta e neppure lo stesso Parlamento all’epoca in cui si discusse la adesione al Patto atlantico. Io ho l’impressione che questa non sia una rivelazione ma una sparata elettorale. Noi ricordiamo un’altra sparata elettorale alla vigilia del 18 aprile, la famosa dichiarazione tripartita che avrebbe dovuto assicurare il ritorno di Trieste all’Italia. Oggi Trieste non è ritornata all’Italia e tutti i cittadini sanno che la dichiarazione tripartita fu soltanto un colpo propagandistico».

La logica che sta alla base della strategia di sabotaggio delle informazioni operata dalla Cia rivela la necessità da parte del blocco di potere Stay Behind di presentare la politica sovietica come ostile all’Italia e quindi pericolosa per il suo popolo. Vorrei segnalare ai lettori americani che qui non è in discussione la dimensione totalitaria del sistema sovietico, proprio per questo il Generale Marijuana è un antistalinista. Lo dico chiaramente per evitare che qualche santone di Madison Avenue si prenda la briga di mistificare il senso di questo resoconto.

Qui stiamo parlando di falsificazioni, così come la macchinazione del senatore McCarty sta inventando nemici del popolo americano tra i colleghi scrittori… La ridefinizione della storia è infatti uno dei meccanismi della demagnetizzazione dal comunismo, che Ike sta portando avanti in tutto il mondo sotto legida a stelle e strisce.

Il fido De Gasperi in Italia, nei suoi comizi elettorali, ha cercato di riscrivere la storia, pensando agli italiani come un gregge di pecore, visto che in questa falsificazione ha alterato date ed eventi a suo piacimento. E allora succede che, sempre in uno dei suoi comizi elettorali, parla di un ipotetico incontro con il ministro degli esteri sovietico Molotov, durante il governo di untà nazionale nel ’45. In quella occasione il capo italiano del blocco Stay Behind, avvertiva il ministro sovietico, data la presunta ostiltà dell’Urss, e le posizioni avverse tra i due paesi, che l’Italia era intenzionata a cercare protezione nell’alleanza atlantica. Ma leggiamo la risposta del capo dei comunisti Togliatti: «La collocazione dei fatti, durante il goveno di unità nazionale con tutte le forze del CLN, avrebbe reso impossibile da parte di un cosiddetto statista di presentarsi in nome di una ideologia. La minaccia di avversare l’Urss, in quella fase, era assolutamente fuori contesto dato che ancora il patto atlantico nemmeno esisteva».

Poi, tanto per aggiungere qualche nota di colore, De Gasperi sottolineava che nel trattato di pace, data sempre l’ostilità sovietica, Stalin aveva chiesto condizioni puntive per l’Italia, per i danni di guerra, superiori alle possibilità del paese di corrisponderne…

Ma lo “Smilzo“, in questa campagna elettorale è stato un fiume in piena. Così ha messo in mezzo anche il capo dei socialisti italiani Pietro Nenni. Nel suo comizio di Vittorio Veneto lo “Smilzo“ ha espressamente detto: «Lo stesso Stalin, a Nenni che gli parlava di neutralità italiana garantita dagli Stati Uniti e dalla URSS, disse che l’Italia è un Paese di dimensioni materiali e morali tali da rendere impossibile la neutralità».

Ma leggiamo la risposta di Nenni, inviata per telegramma: «Con sorpresa vedo ripetuto nel tuo discorso di Vittorio Veneto che Stalin, durante conversazioni avute con me, avrebbe considerato impossibile la neutralità italiana. Trattasi di pura invenzione. Come doverosamente ebbi occasione di informarti, Stalin considerò la neutralità italiana un elemento positivo della pacificazione europea, insistendo perché essa fosse garantita non da dichiarazioni unilaterali delle grandi Potenze, sebbene con accordi bilaterali, ed esprimendo l’augurio che divenisse possibile migliorare le relazioni italosovietiche e concludere un’accordo bilaterale di non aggressione. Responsabilità tua e del tuo governo di lasciar cadere l’invito per considerazioni faziose di parte, da cui altri governi anche conservatori mostrano di volersi svincolare».

Infine c’è il capolavoro del sabotaggio informativo, che riguarda la diffusione di false informazioni sull’Unione sovietica. Ogni tipo di depistaggio mira a dare informazioni di piccolo cabotaggio per definire uno scenario come veritiero. Il 22 maggio, in piazza dei Cinquecento a Roma, veniva rimossa, in modo arbitrario, una mostra dove erano esposti una serie di documenti che facevano luce sulle false informazioni prodotte contro “l’impero del male“.

In alternativa veniva, velocissimamente, messa su un’altra mostra chiamata dell’Al di là, organizzata ufficialmente da tale Giorgio Tupini, che pedissequamente falsificava in modo rozzo le informazioni sui paesi dell’area sovietica. Così gli italiani hanno potuto apprendere dal blocco di potere Stay Behind che Varsavia è ancora sotto le macerie, che i prezzi dei prodotti di consumo sono altissimi, che in Polonia per guadagnare pochi denari occorre lavorare 40 ore alla settimana. E ancora, che in Romania i prodotti alimentari sono aumentati del 23 per cento. Poi ci sono le foto decontestualizzate, quelle cioè della Romania all’indomani della guerra dove i bambini, data la miseria di quel tempo, camminavano scalzi. Per non parlare dei campi di lavoro forzati trovati sempre in Romania…

Il problema dei comunisti italiani è che sono convinti che quello di De Gasperi, e dei suoi uomini, sia un “cieco fanatismo clericale per obbedire alle direttive dei gruppi reazionari americani e vaticani”. C’e questa paranoia dei comunisti italiani nell’ identificare il loro principale nemico nel Vaticano, mentre non hanno capito che sono oggetto di una operazione di sabotaggio della Cia, chiamata “operazione di demagnetizzazione”, a cui De Gasperi deve obbedire, dato che ce l’hanno messo loro al potere…

Se i comunisti italiani riuscissero a capire che il loro nemico vero è la Cia e non il Vaticano, forse aprirebbero gli occhi su molte altre nefandezze che il sistema di potere Stay Behind sta attuando nel loro bel paese. Anche perché i loro proclami sulla pace, sulla necessità di giustizia sociale e persino sulla difesa dei valori costituzionali non possono essere contrastati dalla Democrazia cristiana poiché oggi, dopo la sciagura del nazifascismo, sono valori universali nella vecchia Europa…

Ma la strategia di demagnetizzazione del comunismo non ha visto soltanto il sabotaggio delle informazioni ma una vera e propria repressione dei comizi delle opposizioni. Persino uno dei padri della Repubblica italiana, il comunista Giorgio Amendola, è stato denunciato per aver parlato male dell’attuale governo durante un comizio elettorale nella città di Catanzaro. «Questo governo è circondato da speculatori» ha detto. Così, la magistratura ha emesso contro di lui una denuncia per vilipendio: «Il governo protegge gli sciacalli che vivono succhiando il sangue del popolo».

Infine, intimidazioni e brogli ai seggi elettorali hanno chiuso questa rassegna degli orrori ben pianificati, che, per dispiacere dell’arpia americana, non hanno sortito nessun effetto, come fu invece nel ’48. Se la minaccia da parte del gruppo di potere Stay Behind, di spingere il Presidente della Repubblica Einaudi a licenziare le Camere, per indire nuove elezioni, nel caso in cui non ci fosse stata una vittoria democristiana, è miseramente fallita, adesso il paese di Macchiavelli è davvero in mezzo al caos…

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