La corruzione dei governi latino-americani incentiva sottosviluppo e migrazioni

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Da una ricerca della Seattle International Foundation emerge la verità inconfessabile sui finanziamenti ai paesi latino-americani, che anziché fermare la corruzione la incentivano grazie alle reti consociative tra sistema politico e gruppi affaristici. Il messaggio forte e chiaro è stato lanciato alla nuova amministrazione della Casa Bianca.

di Marco Marano

Bologna, 12 febbraio 2021 – La ricerca della Ong americana, dal titolo “La cooperazione degli Stati Uniti nel triangolo settentrionale dell’America centrale 2014-2019,  ha messo nero su bianco i dati relativi alla corruzione endemica dei governi neo-liberisti centro-americani, che ricevono finanziamenti dagli Stati Uniti per creare sviluppo e crescita. Ma questi soldi vengono fatti confluire nelle casse personali degli uomini che compongono i governi. Poi ci sono i comitati d’affare, dove i gruppi imprenditoriali, che partecipano alle scelte economiche dei poteri esecutivi, utilizzano la corruzione per aggiudicarsi le commesse pubbliche.

Niente potrà cambiare

In sostanza, quello che lo studio della Seattle International Foundation mette nero su bianco è il cattivo funzionamento dell’approccio relativo all’aiutiamoli a casa loro, poiché senza una strategia di sviluppo ed un monitoraggio costante su come questo sviluppo possa essere raggiunto, niente potrà cambiare. E questa condizione, si badi bene, non riguarda, aggiungiamo noi, solo l’America Latina ma anche, e forse soprattutto, i paesi che vanno dall’Africa sub-sahariana al corno d’Africa.

“Non si tratta di quanti soldi gli Stati Uniti invieranno in cooperazione all’America Centrale, ma in quali settori e quale sarà la strategia per questi fondi”. In questa dichiarazione di Eric Olson, direttore politico della Seattle International Foundation, sta tutto il senso della ricerca. Questo perché se gli Stati Uniti continueranno con il tradizionale approccio nulla cambierà nei suddetti paesi.

Le strategie di resistenza contro la lotta alla corruzione

Ricardo Zúñiga è uno degli autori della ricerca; le sue rivelazioni portano alla luce, in modo inequivocabile, le modalità attraverso cui i comitati d’affare, formati dagli uomini dei governi e dai potentati economico-imprenditoriali, mettono in atto strategie di resistenza alla lotta alla corruzione da parte delle commissioni nate allo scopo di indagare su questo fenomeno. In America Centrale, infatti, i passaggi contro la corruzione hanno incontrato gravi ostacoli da parte dei governi e di alcuni potenti gruppi coinvolti nell’accaparramento delle risorse pubbliche.

L’esempio di scuola è la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG), che ha smascherato un fitto sistema corruttivo. Proprio per questo  è stata smantellata in seguito ad una campagna di diffamazione. Vediamo come il portale di notizie “El Salvador” descrive il noto fatto: “ha smascherato le reti di frodi doganali, tangenti e finanziamento illeciti in cambio di contratti, ha affrontato una resistenza altamente articolata in molti settori di potere in quel paese, che hanno è persino ricorso alla diffamazione e alle fake news per dipingere l’immagine di una commissione dannosa per il Paese ed in questo modo sono riusciti a smantellarla”. 

La lotta alla corruzione in mano ai promotori del sistema corruttivo

La prassi che emerge, segnalata da Zúñiga, vede il discorso sulla lotta alla corruzione utilizzato da quegli uomini di potere che sono i promotori del sistema corruttivo: “La conclusione che la resistenza alla lotta alla corruzione ritarda lo sviluppo può essere ovvia o non molto nuova (…) E’ stato scioccante vedere quante volte progetti e sforzi, che hanno goduto di pieno sostegno, sono stati soffocati da una piccola cerchia di attori“.

In El Salvador si è invece tentata una strada diversa da quella ecuadoregna, con la nascita del CICIES, strettamente collegato al governo. Il paradosso è che nonostante questo ha già inviato al Procuratore generale le prove di una vasta operazione corruttiva relativamente alla pandemia. Così il governo del presidente Nayib Bukele, accusato di abuso di potere da parte di ampi pezzi del Congresso americano, ha messo in atto vari tentativi, per fermare i suoi lavori.

La connessione con i processi migratori

E’ semplicemente un ragionamento legato al buon senso quello proposto dall’ex ambasciatrice statunitense in El Salvador Mari Carmen Aponte: “Finché non ci saranno tentativi credibili di combattere la corruzione in El Salvador, non ci saranno progressi nel contenimento della migrazione irregolare”. La falsa logica dell’aiutiamoli in casa loro diventa assolutamente fine a se stessa senza strategie e monitoraggi.

A quello che riportano gli osservatori, sembra che il neo eletto presidente Biden, abbia tutte le intenzioni di cambiare approccio su questo versante, seguendo le indicazioni della ricerca dell’Ong di Seattle. Almeno queste sono anche le indicazioni riportate dai suoi consiglieri per gli affari latino-americani, Dan Restrepo e Juan González, i quali si sono premurati a segnalare che questo nuovo approccio non preoccupa per nulla i protagonisti dei sistemi corruttivi, che li ritengono solo discorsi retorici, per questo, dicono i consiglieri del presidente, avranno delle sorprese

FONTE: El Salvador

Credit: EDH

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