Una settimana di morte per i leader sociali della Colombia

il

di Marco Marano

La carneficina colombiana questa settimana è stata inaugurata mercoledì con l’omicidio della scorta di Leyner Palacios, trasferitosi, dalla sua città natale, a Cali dopo le minacce di morte contro di lui. Giovedì invece è stata la volta di Astrid Conde, ex guerrigliera delle FARC, che dopo la pacificazione, dentro la nuova organizzazione politica, si stava battendo per la salvaguardia dei diritti delle donne.

Bologna, 6 febbraio 2020 – Ieri, l’infame sorte di una morte violenta ha colpito Astrid Conde, ex combattente delle FARC, e dopo la pacificazione e la legalizzazione in partito, membro del gruppo femminile Difesa e diritti. Con questo ultimo omicidio, sono saliti a 191 gli ex combattente delle FARC uccisi, con il bene placido del Presidente della repubblica colombiana Ivan Duque, uno di quelli che sostanzialmente, anche se non formalmente, ha rifiutato gli accordi di pace.

Uno sterminio annunciato

ESZg8uXX0AAUBaYIl crimine si è compiuto a Bogotà, all’ingresso della sua abitazione, situata nel settore El Tintal, a sud-ovest della città. Il fatto strano, che il partito FARC, ha voluto segnalare è che, per la prima volta, un omicidio del genere è stato eseguito in città.  In una nota ufficiale l’organizzazione politica Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia  (FARC) ha così commentato: “Denunciamo davanti alla Colombia e al mondo lo sterminio contro di noi, agli occhi di un governo indolente, con una campagna di ostacoli e stigmatizzazione”.

Nel frattempo la Corporación Solidaridad Jurídica che in  passato aveva difeso Astrid Conde, ha sottolineato che la responsabilità di questo assassinio, come degli altri, sono da imputare allo Stato colombiano, responsabile per non aver garantito la pacificazione contro gli ex combattenti delle FARC.

Uno stato senza legge

colombia-scorta-uccisa-Mercoledì, invece è stato ucciso Arley Hernán Chalá, un uomo della scorta di Leyner Palacios, il leader sociale che, dopo aver ricevuto varie minacce di morte dal cartello del narcotraffico “Clan del Golfo”, ha dovuto abbandonare a gennaio la sua città natale, Chocó, per riparare a Cali, una delle tradizionali capitali colombiane del cartelli della droga. Leyner Palacios è stato l’alter ego dell’ex presidente Juan Manuel Santos, quello che grazie alla pacificazione ha guadagnato il premio nobel, alla cerimonia del quale era presente anche Palacios.

Ed è stato proprio a Cali che, mercoledì, si è compiuto l’assassinio di Chalá. Una esecuzione tipica dei cartelli. L’uomo della scorta di Palacios, di 24 anni, circolava a piedi mentre veniva raggiunto da 18 colpi di arma da fuoco, sparati da uomini di passaggio in motocicletta.

Leyner Palacios è sopravvissuto al massacro di Bojayá_ avvenuto il 2 maggio 2002._KienyKeLa Comisión Interétnica de la Verdad de la Región del Pacífico (CIVP), di cui Palacio ricopre il ruolo di segretario generale, non ha usato mezzi termini per denunciare l’accaduto e chiedono perentoriamente: “lo Stato colombiano, in particolare l’Ufficio del procuratore generale e il presidente della Repubblica, Iván Duque, devono avviare indagini immediate su questo crimine, la giustizia deve effettivamente proteggere il nostro segretario generale. Insieme a tutti i leader della comunità e i difensori dei diritti umani della nostra regione del Pacifico. ”

 

Fonte: Tele Sur

Immagine in evidenza: Twitter

Credits: Twitter

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