Diritti negati nel mondo

Questa lunga estate calda del sovranismo internazionale

di Marco Marano

L’estate 2019 verrà probabilmente ricordata per la crudeltà dei governi sovranisti, statunitense, italiano e brasiliano.  Dopo avere imposto politiche liberticide che continuano a causare morti, persecuzioni e distruzioni, dalle questioni migratorie si è giunti allo scempio ambientale, con gli incendi nella foresta Amazzonia. Ricostruiamo alcune delle fasi principali di questa delirante estate, partendo dalle  notizie provenienti dal disastro brasiliano.

Amazzonia_ReutersBologna, 28 agosto, 2019 – In piena mistificazione tipica delle post-democrazie, il presidente razzista del Brasile Bolsonaro, ha prima rifiutato i 20 milioni di euro messi a disposizione dal G7, per salvaguardare la foresta amazzonica, continuando ad accusare le Ong, in perfetto stile italiano, che si occupano di difendere i diritti dei nativi dallo sterminio, di aver appiccato i 1600 fuochi, fino ad adesso, che stanno devastando il polmone del mondo. Poi ci ripensa, e se li prende, “in nome del popolo brasiliano.”

No es fuego es capitalismo

Reuters_3Se nella più grande area tropicale del pianeta, tra gennaio e agosto, c’è stato un incrementato del 145 per cento degli incendi, rispetto all’anno passato, le prove delle responsabilità di Bolsonaro dell’annientamento della foresta amazzonica, sono evidenti. In realtà l’aveva proprio annunciato subito dopo essere stato eletto, che avrebbe tolto ai cosiddetti nativi incontattati, cioè quelle tribù che vivono ancora allo stato di natura, le loro terre ancestrali, per far posto alle aziende estrattive.

Da allora vi è stata una spaventosa corsa all’arrembaggio di molte aree amazzoniche, che ha dato il via libera non solo ai fazenderos, i veri responsabili degli incendi, ma anche ad improvvisate miniere che stanno inquinando i territori. La strategia dei fazenderos è semplice: incendiare le aree interessate per poi creare le loro piantagioni…

indios-brasilePer prima a “scoperchiare i piani” del governo razzista brasiliano è stata, poche settimane or sono, l’organizzazione Open Democracy, che è riuscita a mettere le mani su un documento dove viene esposta la “strategia dell’odio” per annientare le minoranze dell’Amamazzonia.

peru-kichwa-river-blockade-1Ma dietro questa strategia vi è una cordata di imprese, raccolte dentro un cartello, chiamato “bancada ruralista”.  E’ la consorteria che ha nel proprio libro paga circa 200 parlamentari, che abbracciano tutto l’arco costituzionale, al cui centro dei loro affari c’è il cosiddetto Agrobusiness,. In questo settore rientrano i principali sistemi produttivi brasiliani: carne bovina e avicola, di soia, caffè, arance, canna da zucchero e etanolo.

Dal il quotidiano il manifesto: “Dare fuoco a ciò che resta dopo il passaggio dei disboscatori è la pratica conclusiva dell’invasione di terre protette: libera i futuri pascoli e concima i futuri campi. Un giornale del sud del Parà ha proclamato per il 10 agosto il Dia do fogo, collegandolo esplicitamente alle rassicurazioni di Bolsonaro sulla fine della difesa ambientale”.

Nei “porti sicuri” si continua a morire

Quasi 700 morti sono stati registrati nel Mediterraneo finora quest'anno_secondo le Nazioni Unite _Santi Palacios _AP

In quelli che il governo sovranista italiano ha continuato a considerare “porti sicuri”, in realtà si è continuato a morire:  Tunisia e  Libia. In quest’ultimo caso, i migranti sono stati usati come scudi umani dal governo Serraj, titolare dei lager dove si trovavano per essere torturati o venduti circa 7000 persone tra uomini donne e bambini. E’ lui infatti che minacciava, un giorno si e l’altro pure, di liberare gli “ostaggi”, per farli imbarcare verso l’Europa, con i clan alleati che gestivano “le partenze”.

Poi, c’è il generale Haftar, che non si è posto alcuno scrupolo a lanciare bombe sui lager, senza nessuna pietà. Ma secondo l’Onu sarebbe solo lui a commettere i crimini contro l’umanità, e non il governo Serraj, da esso legittimato.

Strage di migranti in un lager del governo Serraj

I soccorritori recuperano i corpi dopo che l'attacco aereo ha ucciso dozzine _Mahmud Turkia _ AFPNel “porto sicuro”, il 2 luglio, un raid aereo dell’Esercito Nazionale Libico, al comando del generale Haftar, ha fatto strage di richiedenti asilo provenienti dal corno d’Africa, rinchiusi in uno dei lager controllato dal Governo di Accordo Nazionale.

40 persone uccise e 80 ferite, tutti uomini adulti, è il risultato di un raid aereo in un campo di detenzione per migranti a Tripoli, controllato dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Sarraj, nei pressi di un campo militare, nel sobborgo orientale di Tajoura.

Il centro di detenzione, o per meglio dire il lager, era occupato da 600 persone, l’ala colpita dal raid aereo ne conteneva 150 circa, provenienti da Sudan, Somalia ed Eritrea, paesi dove i diritti umani sono calpestati e la sicurezza delle persone è messa in serio rischio, tra dittatori, instabilità e guerre jihadiste…

La scena che si  presentava ai soccorritori era quella di una montagna di macerie dove le persone detenute rimanevano sepolte. I militari di Serraj accusavano Haftar di crimini contro l’umanità, poiché già da aprile colpivano coscientemente aree residenziali.

C’è da dire che, certo, in fatto di crimini contro l’umanità, il governo di Serraj, non è che possa deresponsabilizzarsi, dato che per anni nei suoi lager, ci sono stati richiedenti asilo provenienti da aree instabili e pericolose per i civili: dall’Africa sub sahariana al corno d’Africa. Questi rappresentavano la carne da macello: umiliati, torturati, taglieggiati, stuprati, regolarmente…

Ancora 150 morti ‘ammazzati’ nel Mediterraneo

Morti-nel-mediterraneo-meteoweek.com_La tragedia del mare del 25 luglio, ha  raccontato di 150 morti tra uomini, donne e bambini. La particolarità di questa strage è segnalata dal fatto che mentre accadeva, i governi europei giocavano a rimpiattino con il governo sovranista  italiano, che continuava a negare i cadaveri nel Mediterraneo.

I numeri e le immagini su questo eccidio del mare nel Mediterraneo sono impietosi: due barche che trasportavano circa 300 persone sono affondate a 120 km a est di Tripoli; di questi 150, compresi donne e bambini, sono annegati, mentre altre  145 sono riusciti a salvarsi, secondo il triste conteggio dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM).

I sopravvissuti, venivano soccorsi dai pescatori locali, poi raccolti dalla Guardia Costiera libica, che li ha riportati nei centri di detenzione.

La maggior parte di questa gente proveniva da paesi ad alto rischio per guerre, instabilità e dittature come Sudan, Eritrea, Etiopia, Palestina.

Sono stati, fino ad agosto, quasi un migliaio i morti nel Mediterraneo nel solo 2019. Secondo le stime dell’Unhcr. Ma il governo sovranista italiano ha continuato a negare che si muore nel Mediterraneo

Quei migranti calpestati in tutto il mondo

Il centro di detenzione per profughi e migranti colpito da un raid aereo nella capitale libica _Ismail Zitouny_ Reuters

Dalla Libia al Messico migranti e rifugiati sono stati trattenuti, in stato di detenzione, in condizioni disumane. La crisi umanitaria libica, determinata dalla guerra civile in corso, paese considerato dall’Italia sovranista un “porto sicuro”, è stata praticamente ignorata dal governo italiano, per questo il parlamento ha rifinanziato l’addestramento alla guardia costiera di Tripoli, principale artefice del business degli sbarchi, insieme ai clan e alle milizie che controllano la città e l’area. Mentre, subdolamente, il governo sovranista accusava le Ong di tenere accordi con le bande di scafisti legate al governo Serraj.

Intanto in Messico, l’accordo liberticida con gli Stati Uniti, ha nascosto una terrificante realtà: i migranti tenuti in veri e propri lager, in condizioni miserevoli…

La carovana dei migranti sul ponte che segna il confine tra Guatemala e Messico_Ciudad Hidalgo_ 20 ottobre 2018_Pedro Pardo_Afp

Le deportazioni Usa innescano lo scontro nel paese

Migranti guatemaltechi espulsi_Foto apL’operazione del presidente americano Trump di deportare un milione di immigrati ha fatto da specchio agli insulti nei confronti delle quattro parlamentari democratiche che hanno stigmatizzato l’anticostituzionalità della sua azione.

Sempre nella logica dell’anticostituzionalità si è inserito il provvedimento che impedisce di chiedere l’asilo politico al governo a stelle e strisce se prima si è attraversato un altro paese, cioè il Messico. In tal senso tre organizzazioni a difesa dei valori costituzionali hanno avviato una denuncia alla Corte Federale della California.

Situazione paradossale se si osserva l’esaltazione con cui lo stesso Trump ha salutato le migliaia di soldati schierati sul confine messicano, dando del “fedele” al presidente López Obrador, ricordandogli sempre di essere sotto ricatto.

A caccia degli immigrati Usa

328b0232-c822-474d-8daf-92032d80e811L’azione del presidente Usa contro un milione di immigrati che avevano ricevuto un ordine giudiziario di espulsione è stata contestata dalle istituzioni territoriali. Le città coinvolte sono: Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco, New Orleans.

Tutti o quasi, i governi locali, insieme agli attivisti di Ong e associazioni comunitarie, si sono apertamente schierati contro i raid pianificati casa per casa. Forse per questo, inizialmente, l’operazione è andata a rilento per spedire nei lager del Texas i migranti intercettati…

Quelle notti e quei giorni passavano nel delirio più assoluto, con le famiglie che facevano incetta di viveri o si nascondevano dentro i loro appartamenti.

La paura correva tra i quartieri per il timore che l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), la contestata agenzia federale nata all’uopo per rastrellare i migranti per le strade, potesse far man bassa…

In quei giorni la notizia più terribile proveniva sempre dalla Casa Bianca: una nuova norma, che molti definivano anticostituzionale, impedisce la richiesta di asilo politico a chi arriva negli Usa passando da un altro paese…

I diritti lesi dei migranti latinoamericani

328b0232-c822-474d-8daf-92032d80e811C’è una fotografia sui confini latinoamericani che ci porta in El Salvador e in Messico. Da un lato troviamo il rafforzamento delle forze dell’ordine attraverso l’apparato militare, che, solo dal punto di vista visivo, hanno terrorizzato i migranti, al punto che i vecchi valichi di frontiera sono stati abbandonati. Se il Messico ha condotto, in sintonia col governo americano, la militarizzazione dei suoi confini, al tempo stesso, nel paese a stelle e strisce, ha organizzato Task force di avvocati, nelle sedi consolari, per supportare i migranti messicani.

Il caos centroamericano voluto da Trump

downloadMa le vicende legate alle nuove disposizioni statunitensi sull’immigrazione, avviate ad inizio giugno, generavano il caos nei paesi da cui i rifugiati fuggono: Guatemala, Honduras, El Salvador.

In Guatemala, paese estremamente corrotto, il presidente Morales ha bypassato la censura della Corte Costituzionale, imponendo l’accordo con Trump che riconosce il paese come “sicuro”, al fine di poter accogliere le richieste di asilo che gli States non vogliono.

Ma la crudeltà dell’inquilino della Casa Bianca, viene definita dal modo in cui i bambini migranti continuano ad essere separati dai genitori, subendo violenze nei centri di detenzione americani.

Migrazione e sicurezza parole d’ordine latinoamericane

La Guardia Nazionale controlla le sponde del fiume Suchiate a Ciudad Hidalgo_ nello stato del Chiapas_ in Messico_il 20 luglio_ ALFREDO ESTRELLA _AFPSe da un lato le condizioni interne di Messico, El Salvador, Guatemala e Hoduras, sono assolutamente disastrose, dal punto di vista della sicurezza interna, questi territori continuano ad essere controllati dalle organizzazioni criminali che rendono impossibile la vita quotidiana.

Faceva venire i brividi la proposta di Trump, di dichiarare Messico, Guatemala, El Salvador paesi terzi sicuri, dove poter accogliere le richieste di asilo politico. Richieste stoppate dai governi, ma anche dalla Corte Costituzionale, nel caso del Guatemala, poiché il suo presidente, aprendo un contenzioso con il sistema giudiziario, ha deciso a tutti i costi di accontentare il suo “sponsor” a stelle e strisce.

Anche perché, continua la narrazione malata sugli interventi economici per creare sviluppo nei paesi suddetti, trasformandosi in una sorta di ricatto politico come nel caso del Messico, che ha completamente stravolto la sua politica migratoria per accontentare l’inquilino della Casa Bianca. Impensabile l’aiutiamoli in casa loro, di italiana memoria, con governi super corrotti e con le gang che fanno il bello ed il cattivo tempo. Così Trump, per il Guatemala, ha uscito un coniglio dal cilindro, promettendo migliaia di visti per lavorare nel settore agricolo statunitense…

 

FONTI: El Salto Diario, Open Democracy, Al Jazeera, il manifesto, internazionale, Le Monde, The Guardian, La Jornada, el salvador.com, proceso.com, Prensa Libre, La Hora

Immagine in evidenza: Nigel Dickinson-WWF

Credits: AP, Reuters, Ismail Zitouny, AFP, Mahmud Turkia, Alfredo Domínguez

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