Firenze

Cresce un fiore nel deserto: la sinistra da basso di Antonella Bundu

di Marco Marano

Con il suo 7 e passa per cento, guadagnato alla elezioni a sindaco di Firenze, la candidata della sinistra antiliberista, inverte la tendenza nazionale delle europee, dimostrando che un’altra via è possibile, anche rispetto alle dinamiche del consenso.

 

AB 2Bologna, 28 maggio 2019 – Nel contesto di una tornata elettorale cannibalizzata dal PD, il cui sindaco uscente Dario Nardella vince al primo turno con il 57 per cento, la candidata sindaca Antonella Bundu, sostenuta dall’associazione Firenze Città aperta e dalle organizzazioni politiche Potere al Popolo e Sinistra italiana, riesce a guadagnare il 7,3 per cento dei consensi e due seggi in consiglio comunale, uno dei quali è il suo.

Nel disastro tutto italiano, che vede scomparire definitivamente la vecchia classe politica della sinistra cosiddetta radicale, anche se li ritroveremo presto a qualche altra elezione magari con ancora una nuova denominazione, l’affermazione di Antonella Bundu, rappresenta uno scenario inaspettato…

Una cittadina del mondo italiana

AB 3“Firenze Città aperta”, nasce come associazione per mettere insieme, in questa tornata elettorale, quelle forze politiche che promuovono i valori costituzionali, nati dalla resistenza: antifascismo, non violenza, solidarietà, uguaglianza, giustizia sociale, antirazzismo, valorizzazione delle differenze. Valori questi declinati attraverso la logica della democrazia partecipativa. La mission diventa dunque il lavoro sul territorio giorno per giorno, la stessa di Potere al Popolo che l’ha sostenuta, insieme a Sinistra italiana, più legata alla dimensione istituzionale.

Nata 49 anni fa a Firenze, da madre fiorentina e padre della Sierra Leone, Antonella Bundu ha girato il mondo con la sua famiglia per ritornare nella sua città natale, dove si è impegnata in varie battaglie sui diritti.

Quella sinistra che non c’è, ma potrebbe esserci…

AB 11La sua campagna, il suo programma sono la raffigurazione di una sinistra che attualmente in Italia non esiste, dal punto di vista elettorale, ma è viva e vegeta nel lavoro quotidiano sui territori. Un lavoro portato avanti da centinaia di associazioni, gruppi e progetti solidali, organizzazioni sindacali di base, ritrovatisi probabilmente in quasi quella metà di cittadini italiani che non sono andati a votare. Una sinistra che non c’è ma che potrebbe esserci. L’immagine di questa visione laica del futuro, l’abbiamo intercettata in quella foto poco definita dove i sorrisi di Antonella Bundu e di Mimmo Lucano si incontrano.

AB 5Se il modello di Riace ha conquistato il mondo e pure il cuore della Bundu, nel momento in cui vi è stato il “tradimento” della sua popolazione che ha scelto un sindaco leghista, questa situazione oltre a lasciare sgomenti, potrebbe aprire uno scenario. Quello di una sinistra antiliberista, in cui i nuovi volti potrebbero  essere proprio quelli di Mimmo Lucano, Antonella Bundu, Aboubakar Soumahoro

Per esorcizzare il neoliberismo dem

AB 6I temi della campagna di Antonella Bundu, in realtà sono i temi delle organizzazioni di base della sinistra diffusa, affrontati ogni giorno attraverso il loro attivismo… Scontrandosi spesso con le politiche neoliberiste promosse dal partito democratico, che, è bene ricordarlo, si allineano agli interessi delle grandi consorterie economiche e finanziarie.

In una città come Bologna, ad esempio, governata da sempre dal Pd, l’esperienza di FICO, il grande mercato della gastronomia, si è posto l’obiettivo di  attrarre milioni di persone da tutta Europa, ma lascia fuori i cittadini del quartiere Pilastro, adiacente allo spazio espositivo, che per i costi esorbitanti non possono nemmeno avvicinarsi.

La sinistra da basso di Antonella

AB 10Ma la cugina Firenze non è da meno. Così Antonella Bundu si è posta l’obiettivo di denudare le politiche per pochi di stampo dem: i temi neoliberisti più importanti sono il sottoattraversamento TAV e l’aereoporto intercontinentale di Peretola… Poi ci sono gli altri temi forti, quelli della politica da basso, appunto, che si contraddistingue per dare forza e valore al protagonismo della gente, nei quartieri, nei luoghi della cultura.

AB 7La realizzazione in ogni quartiere della città almeno di una Casa delle cultura. Le Case della cultura sono spazi, ricavati in immobili pubblici o comunque in disuso, che il Comune recupera coinvolgendo le realtà del quartiere (artigiani, anziani, associazioni, gruppi), aperti alle esigenze culturali degli abitanti: spazi per corsi, per studio, cineforum, studi di registrazione per giovani, spazi per concerti o per mostre, area per l’incontro di culture, divulgazione della cultura scientifica. In esse deve prevedersi necessariamente un Progetto Porto franco finalizzato al dialogo tra le culture ed i popoli. La gestione è svolta obbligatoriamente con il coinvolgimento della cittadinanza”

Un nuovo modello è possibile

AB 8L’iniziativa della Bundu indirizzata al Prefetto di Firenze è la chiave di lettura di questo nuovo personaggio che si affaccia sulle scene della politica italiana. La sua proposta: “il blocco per un anno delle esecuzioni, per avere il tempo di trovare, con tutti i soggetti della partita, i meccanismi per dare soluzioni concrete alle famiglie sotto sfratto”.

 

AB 4L’idea è quella di un censimento delle strutture pubbliche per trasformarli in alloggi popolari. Questo in un contesto dove gli Airbnb, nel centro storico la fanno da padrone… In tal senso la candidata sindaca ha proposto di impedire la svendita, neoliberista appunto, del patrimonio pubblico, ma anche le limitazioni agli Airbnb per ogni singolo cittadino, così come avviene a Berlino. E’ dalle sue esperienze cosmopolite che la Bundu ha saputo individuare l’idea di un modello sociale alternativo a quello neoliberista, in uso in molte città europee, come il potenziamento dell’autorecupero…

AB 1Una idea basica da cui poter partire per de-criminalizzare le occupazioni di grandi edifici pubblici lasciati in balia di se stessi, dove famiglie senza niente e di varie nazionalità si sono ritrovate a condividere le difficoltà. Una situazione questa presente in tutte le città italiane, che rappresenta la più grande occasione perduta dei governi locali dem: anziché reprimere, valorizzare e legalizzare queste esperienze che esprimono un nuovo modello di società solidale…

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