Bologna Italia

Reato di povertà a Bologna: attivati i primi Daspo urbani

Con le sanzioni ai senza dimora, Bologna entra a pieno titolo tra le città che, attraverso una legge dello Stato italiano, hanno avviato la lotta ai poveri e non alla povertà.

di Marco Marano

Con le sanzioni ai senza dimora, Bologna entra a pieno titolo tra le città che, attraverso una legge dello Stato italiano, hanno avviato la lotta ai poveri e non alla povertà.

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Bologna, 23 novembre 2017 –  Anche a Bologna è stata inaugurata martedì scorso la cultura dell’emergenza sicurezza contro i senza dimora. In base all’applicazione della legge 48 del 18 aprile 2017, nota come legge Minniti-Orlando, sono stati notificati dieci ordini di allontanamento a persone che dormivano in viale Masini, nei pressi della stazione centrale. Si tratta del Daspo urbano, prassi ripresa  dai reati di violenza negli stadi. Questo tipo di provvedimento rientra nelle “disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, della suddetta legge. La motivazione dell’allontanamento dei  senza dimora prodotta dal Comune di Bologna, che ricordiamo secondo la legge ha la titolarietà di attivazione dell’ordinanza, è stata espressa in un comunicato stampa: “Le persone sanzionate e cui è stato notificato il Daspo urbano erano sdraiate su materassi e accerchiate da numerose masserizie, impedendo di fatto la fruizione del passaggio pedonale nelle vicinanze di infrastrutture ferroviarie”. Non ci sono dunque possibilità di fraintendimenti: impedire il passaggio pedonale  è un reato come quello di esercitare la violenza negli stadi. Cioè a dire: il decoro urbano rientra a pieno titolo nel concetto di ordine pubblico…

In nome dell’ordine pubblico

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Ci sono volute quattro volanti della polizia e un paio di vigili urbani per evacuare da viale Masini, poco lontano dalla stazione centrale, otto romeni, un marocchino e un italiano. Tra l’altro, uno dei romeni di 25 anni aveva ricevuto già un foglio di via dalla città, per cui è stato denunciato a piede libero per non aver rispettato la sanzione subita nel luglio scorso. Nel comunicato stampa del Comune viene così fotografata la situazione di martedì notte:  gli operatori di Hera, hanno potuto pulirel’area in questione. Se questa è stata la prima volta che a Bologna la povertà viene rubricata ad azione deviante, c’è anche da dire che nel rischio di compromettere la sicurezza della città rientra il concetto di decoro urbano.

La politica benpensante

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Un provvedimento come questo non solo inaugura un nuovo quadro sociale, non di lotta alla povertà ma di persecuzione dei poveri, ma è anche il segno di un periodo storico in cui la classe politica italiana insegue le parole d’ordine del nuovo fascismo. Quello travestito da cultura borghese benpensante, quello che porta i voti di una maggioranza silenziosa, la quale non si pone il problema di votare inquisiti e corrotti, vedi gli sviluppi delle ultime regionali in Sicilia, ma è preoccupata dei poveri che “offendono” il loro decoro di cittadini.

Così, a Bologna, la classe politica locale si spacca in tre grandi tronconi. Da un lato vi è il PD, cioè il partito di governo del sindaco Merola, che ha emesso il Daspo urbano. Poi vi sono i leghisti, che vorrebbero di più, come spiega  la capogruppo Paola Francesca Scarano: “…se Merola vuole fare qualcosa di veramente utile, dovrebbe farsi portavoce presso il governo centrale per porre fine alla immigrazione incontrollata e clandestina che ci flagella”. Questa frase è la sintesi più efficace della politica benpensante: il problema diventa il flagello dell’immigrazione clandestina. Considerato che la Romania è nell’Unione Europea, 8 erano di quel paese, e uno era italiano, forse il tema dell’immigrazione clandestina non è proprio centrato. Infine vi è la sinistra più o meno radicale, con Sinistra italiana e Coalizione civica, presenti in consiglio comunale, i quali hanno stigmatizzato l’accaduto.

L’assessore alla sicurezza del Comune di Bologna, Riccardo Malagoli sottolinea: “Mi prendo ovviamente la responsabilità politica di questa decisione. Quelle persone erano già state contattate dai servizi sociali e non hanno accettato le nostre offerte di aiuto. Altri Daspo arriveranno in futuro? Se sarà necessario”. Ora, l’assessore in questione, nel marzo di quest’anno, in una intervista a Radio Città del Capo, aveva dichiarato le sue perplessità sul Daspo urbano: “Bisogna evitare una guerra fra poveri e, rispetto alla questione della lotta al degrado, mi chiedo come si possa far davvero funzionare un provvedimento di questo tipo”. Addirittura Malagoli aveva paragonato questo provvedimento della legge Minniti al Piano Casa Lupi, quello dell’obbligo per le amministrazioni di vietare l’allaccio dell’acqua agli occupanti di edifici vuoti. Occorre ricordare che a questo divieto il sindaco di Bologna Merola si oppose.

Certo, la politica benpensante cambia ottica e strategia a seconda di come soffia il vento. Ma l’ipocrisia attraverso cui questi cambi di passo avvengono sono un’altra chiave di lettura. Infatti, sempre dal PD, arrivano i distinguo, come quello del consigliere comunale Francesco Errani: “Una decisione grave e sbagliata, non solo non risolve i problemi ma colpisce chi è in una situazione di difficoltà. Quella dei senzatetto è un’emergenza straordinaria, parliamo di persone con problematiche legate alle dipendenze ma anche donne e uomini in situazione di povertà relazionale ed economica, senza un lavoro. Serve invece solidarietà e un vero sistema di accoglienza”. Mentre il suo collega Vinicio Zanetti prima dice di voler restare umano e poi: “Sono favorevole ma deve essere attuato verso tutti quelli che delinquono, imbrattano, occupano biblioteche e provocano guerriglia in Piazza Verdi, verso tutti coloro che non hanno rispetto per Bologna”.

Sempre più vicini all’Ungheria di Orban

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Era il dicembre del 2011 quando il parlamento ungherese, a maggioranza nazionalista, tra Fidez, il partito del premier Victor Orban e i neonazisti di Jobbik, votava una legge che imponeva un’ammenda massima di 500 euro o il carcere per i senza dimora che nell’arco di sei mesi venivano trovati due volte a dormire in luoghi pubblici. A Budapest, in quell’inverno, dove stazionavano circa 7000 senza dimora, sembrava ci fosse una sorta di caccia all’uomo. Anziché fornire la città di centri di accoglienza Orban pensò di nascondere la problematica sociale della povertà agli occhi del mondo. I senza tetto che vivevano nella metropolitana della capitale venivano minacciati e inseguiti, bastava fermarsi per fumare una sigaretta che la polizia interveniva immediatamente. Interessante la dichiarazione rilasciata ad Euronews di un senza dimora: “Come si può multare qualcuno che dorme per strada?”

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“E’ di questa mattina l’operazione del Gruppo Centro volta a contrastare il commercio abusivo su area pubblica su Ponte Fabricio #municipio1. Sei i sequestri amministrativi, per un totale di circa trentamila euro di sanzioni. La vendita di borse e portafogli veniva effettuata su lenzuola distese in terra che, oltre a rappresentare un illecito per assenza di titoli autorizzativi, risultava dannosa anche dal punto di vista del decoro urbano in un sito sottoposto a vincolo paesaggistico. L’intervento, svolto da agenti in borghese, ha consentito di ripristinare l’ordine in un’area in cui abitualmente avviene un commercio illegale di merce di vario genere.”

Accadeva nell’agosto di quest’anno a Roma, che in tema di “decoro urbano” è sicuramente all’avanguardia. Stessa cultura dell’emergenza contro i poveri e non la povertà. Stessa classe politica benpensante, questa volta proveniente dagli “onesti” del Movimento 5 Stelle. Stessa ipocrisia nella manipolazione della realtà. In questo caso però l’intervento dei vigili urbani costò la vita ad un ragazzo senegalese, nel corso dell’inseguimento tra le strade romane.

Non c’è che dire, è vera crisi del modello sociale a cui fanno riferimento le nostre città.

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