Referendum, odio e potere nell’illusione della democrazia

di Marco Marano

Più che una soap opera è stata una real opera la campagna referendaria italiana, con le oligarchie che si sono accusate reciprocamente di appartenere alla casta

Bologna – Il parossismo dello scenario politico italiano, determinato dalla lotta intestina sul referendum costituzionale, ha raggiunto livelli così melodrammatici da trasformarsi in una soap opera di vecchio stampo, riadattata alla realtà, tra colpi bassi, tradimenti, accuse, aggressioni da una parte e dall’altra.

La nuova real opera: Odio e Potere

Grillo a Renzi, confronto in tv? Mi trovi tra genteL’abbiamo chiamata “Odio e potere”, e ormai va in onda da parecchie settimane, con uno share da fare invidia a Beautiful. La vicenda è incentrata sulla faida tra il nuovo sistema di potere di cui il premier Renzi è l’artefice, con la sua rottamazione, e quella che lui stesso ha definito l’accozzaglia, cioè un rassemblement di destra, sinistra, centro, di lato e di sbieco, tutti insieme appassionatamente per fare la pelle al rottamatore.

Nella settimana tra il 20 ed il 27 novembre dall’informazione televisiva italiana, che predilige questo tipo di “real opera” e sembra non riuscire a farne a meno, escono fuori i temi centrali di questo scontro di tipo orizzontale, cioè tra gruppi di potere posizionati all’interno del sistema politico. E qui si crea il paradosso comunicativo poiché ambedue, reciprocamente, si accusano di fare parte della casta…

In realtà questa definizione è un po’ folcloristica, anche se serve a capire di cosa stiamo parlando, poiché la definizione esatta è quella di oligarchie. Ambedue gli schieramenti, e se lo dicono chiaramente, appartengono al sistema oligarchico italiano, che ha abbondantemente esautorato lo statuto del sistema politico di tipo democratico: la salvaguardia del bene pubblico. E’ l’interesse privato che definisce la mission di questa classe politica ecco perché la distanza che c’è tra le oligarchie e i bisogni della gente, del popolo, è abissale.

>>>ANSA/LA MOGLIE DI BRUNETTA, 'BEATRICE DI MAIO SONO IO'Nel momento in cui una classe politica diventa funzionale a se stessa la democrazia perde del suo contenuto di senso.  L’idea che esista una democrazia perché c’è la possibilità di andare a votare è un’idea illusoria, nel momento in cui chiunque riceva il consenso diventa portatore di interessi particolari o di consorterie economico-finanziarie. Perché poi, alla base di ogni sistema oligarchico, vi è il Potere, inteso come capacità di controllare rendite di posizione materiali.

Deturpare una costituzione nata secondo principi democratici, come quella italiana, nel contesto di un sistema oligarchico, non trasforma automaticamente in democratici gli oligarchi oppositori a quella deturpazione, poiché lo scontro tra i due gruppi di potere è legato a quanto quella costituzione possa garantire agli uni o agli altri le loro rendite di posizione… Non è certo un referendum a poter cambiare le cose in un siffatto sistema, ma la capacità del popolo di mobilitarsi, nelle strade, nelle piazze, riappropriandosi di quella dimensione pubblica che le oligarchie hanno privatizzato…

Colpi bassi in nome dell’anti-casta

Referendum: Renzi, domenica si vota contro la burocraziaNella penultima settimana di campagna referendaria, quindi, lo scontro tra le “fazioni” del SI e del NO diventa a dir poco rovente. Colpi bassi e accuse reciproche sono i principali vettori della comunicazione registrati dall’informazione televisiva, fino ad arrivare al paradosso del premier che accusa gli avversari di fare il gioco della casta e gli avversari del primo ministro che gli rivolgono la stessa accusa, dato l’appoggio a lui ricevuto dalle grandi consorterie politiche e finanziarie.

In poche parole la gente, non schierata ideologicamente o politicamente, non ha capito non solo chi sono i buoni e i cattivi della real opera, ma cosa determinerà la vittoria dell’uno o dell’altro…

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Personaggi e interpreti in ordine di apparizione settimanale 

Renzi, primo ministro

Landini, sindacalista della prima ora

Napolitano, Presidente emerito

Grillo, alterego del potere

I mercati, Potere supremo

Guerini, vice premier in incognito

La sinistra PD, oppositori interfamiliari

La segreteria PD, Potere reggente

Berlusconi, vecchio potente

Economist, giornale progressista anglosassone

I movimenti per il NO, l’accozzaglia

Madia, ministra triste nel guado

La consulta, organo supremo

De Luca, governatore malandrino

Bindi, passionaria dell’antimafia

Gli indagati 5 stelle, giovani inconsapevoli

 

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La trama

La storia ha inizio in uno studio televisivo nel quale il premier in carica accusa un vecchio sindacalista, il  Landini, che si è sempre battuto per la giustizia sociale, di far parte di quella accozzaglia che difende la Casta. Non si capisce bene di quale Casta si tratti dato che lo stesso Landini lascia intendere che la nuova costituzione personifica nel rottamatore la Casta stessa.

Poi in scena entra Napolitano, il vecchio presidente della Repubblica, che ha adottato il rottamatore, spingendolo a riformare il paese. E’ lui che definisce “una sfida aberrante” questo scontro di potere, ed esorta il pupillo a non dimettersi se dovesse perdere la partita.

La madre di tutte le risse

Elezioni comunali: urneTra i due si fa strada Grillo, l’alterego del potere, che affonda una coltellata sul ventre del primo ministro, chiamandolo prima “scrofa ferita” e poi “serial killer del futuro”. Ma Grillo ha parecchi problemi da dover gestire, perché i suoi giovani inconsapevoli, che dicono di essere senza macchia e senza paura, vengono accusati di aver falsificato le firme per varie tornate elettorali.

Non solo. Esce un nuovo scaldaletto legato al suo esperto della comunicazione, una vecchia star di un reality show, accusato di scialacquare il denaro per la sua residenza romana. Così, il premier accusa l’alterego Grillo di essere in difficoltà per i guai dei suoi ragazzotti…

Mentre sui mercati cresce l’allarme per un eventuale vittoria del No al referendum, con l’arrivo dell’apocalisse sociale, terremoti, cavallette e varie, il giornale l’Economist, che ha un grande peso sullo scenario internazionale, si schiera con l’accozzaglia e propone la sostituzione di Renzi con un governo tecnico.

A tal punto, il referendum diventa la madre di tutte le risse… L’accozzaglia organizza i comitati per il NO, preparando i ricorsi per i voti all’estero. Guerini, in incognito, evoca il voto anticipato entro l’estate, però poi ritratta. La sinistra PD chiede un congresso subito, ma gli risponde la segreteria che è già stato fissato nel 2017.

Colpo di scena: arriva il Cavaliere

++ Referendum: Berlusconi, Renzi resterà al governo ++Ma ecco il colpo di scena. Si fa largo in questo baillame uno che certo quando c’è da menare le mani non si tira indietro: Berlusconi! Si proprio lui, quello del bunga bunga, che, con chili di fard sul viso, rilascia interviste a destra e sinistra e annuncia che lui è un assiduo sostenitore del NO, ma le sue aziende si schierano per il SI, per paura di ritorsioni da parte del primo ministro… Ma udite udite sostiene pure che il premier è l’unico vero leader che in questo momento esiste nel paese.

Da questo momento si susseguono una serie di colpi di scena “da paura”… Inizia la Ministra triste Madia che annuncia una straordinaria riforma della pubblica amministrazione con ben 85 euro lorde in più per gli statali. Grande battage pubblicitario per il governo. Poi però la Consulta gli boccia un pezzo della riforma poiché deve passare dalle regioni e Renzi grida: “vedete, questo sistema costituzionale, ci impedisce di lavorare…” Un brivido corre nella schiena dei più avveduti spettatori: ma queste cose non le diceva qualche tempo addietro pure Berlusconi…?

Il Governatore che vuole uccidere la passionaria

Campania:De Luca,Caldoro presidente a sua insaputa, turistaDulcis in fundo, scoppia il caso del governatore della Campania De Luca, il quale annuncia di auspicare l’uccisione della passionaria della Commissione parlamentare antimafia Bindi, la quale vuole avocare a sé questa affermazione, trasformandola in fascicolo, ma poi la cosa passa alla magistratura. Il punto è che De Luca è uno dei maggiori portatori di voti per il Si, quindi la cosa viene superata in men che non si dica…

Credits ANSA

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