Israele Palestina

Gerusalemme Est: eliminare gli insediamenti palestinesi

di Marco Marano

Rimandata ieri l’approvazione del disegno di legge sull’estensione dei confini metropolitani di Gerusalemme finalizzata a cambiare i connotati urbani della città, per ampliare la maggioranza di residenti israeliani e la fuoriuscita dei cittadini palestinesi.

Bologna, 31 ottobre 2017 –  Doveva essere approvato ieri dal Consiglio ministeriale il  “disegno di legge su Gerusalemme”, per poi passare al voto parlamentare della Knesset. Ma ieri il primo ministro israeliano Netanyahu lo ha bloccato. Non sono state comunicate dal governo le motivazioni ufficiali ma dai corridoi del potere ebraico delle voci sono trapelate. Sembra che essendo questo provvedimento discutibile sotto il profilo internazionale, prima di farlo passare, il premier abbia sentito l’esigenza di consultarsi con il capo della Casa Bianca Trump. Non è sicuramente una marcia indietro ma soltanto un rinvio.

Il sogno e l’incubo della Grande Gerusalemme

Il provvedimento rappresenta semplicemente l’ultimo passaggio di un percorso avviato nel 1967, all’indomani della guerra arabo-israeliana dei sei giorni. Un conflitto che ridefinì i confini in quel pezzo di Medio Oriente, poiché Israele tolse il Sinai e la striscia di Gaza all’Egitto, le alture del Golan alla Siria, Gisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania. Da allora il sogno israelitico della Grande Gerusalemme, capitale unica della nazione ebraica, non s’interruppe. Nel 1980 venne ratificata infatti l’annessione di Gerusalemme Est, attraverso un voto parlamentare.

Oggi, con questo nuovo piano urbano della città, presentato da due esponenti del Likud, il ministro Israel Katz e il deputato Yoav Kish, quell’idea partita dalla guerra dei sei giorni,  raggiunge un altro obiettivo. E questo non potrebbe che essere a discapito del popolo palestinese residente in Gerusalemme Est.

I comuni indipendenti palestinesi

L’idea dei due esponenti israeliani è infatti quella di ridisegnare i confini della città al fine di inglobare tre cittadine limitrofeMaale AdumimGivat Zeev e Gush Etzion, popolate da ebrei, in tutto 140 mila. Questo permetterebbe alle suddette località di poter partecipare alle elezioni amministrative. Al tempo stesso alcuni quartieri palestinesi, dove vi abitano circa 100 mila persone, verrebbero eliminati dalla planimetria della città per essere trasformati in “comuni indipendenti”. Sono quei quartieri già tagliati fuori dal muro che separa la città.

Consolidare l’occupazione contro il diritto internazionale

L’intento è quello di riuscire a ridefinire una città capitale a forte maggioranza ebraica almeno da arrivare al 70 per cento, considerato che ad oggi la presenza palestinese si aggira intorno al 40 per cento. E qui entra in scena il tema forte di tutta la questione e cioè quel diritto internazionale che Israele ha potuto aggirare, cosa stigmatizzata dall’ONU, grazie al laissez-faire, della comunità internazionale. Accusa che in queste ore l’Olp sta muovendo ai governi democratici del mondo. Un suo esponente, Hanan Ashrawi, come riportato da Al-Jazeera, ha dichiarato: “Attraverso le sue politiche di insediamento, Israele sta lavorando per consolidare l’occupazione, prolungarla e mantenerla ampliando la legittimità alla presenza di coloni estremisti nei territori palestinesi e continuando ad isolare Gerusalemme, secondo la soluzione a due stati, nostra capitale occupata, “. In realtà tutta la storia che in questi anni hanno visto i coloni ebrei insediarsi nei territori occupati, vanno contro i trattati internazionali.

Le terre di nessuno

Questa nuova azione del governo israeliano mette anche l’accento sulle modalità isolazioniste della gestione amministrativa della Cisgiordania, per ciò che concerne i residenti palestinesi. I cittadini arabi a Gerusalemme Est non hanno documenti regolari ma posseggono una sorta di permesso di soggiorno, cioè una carta di residenza permanente che consente loro di vivere in città. A ciò si aggiunga che proprio in quei sobborghi che dovrebbero diventare comuni indipendenti, staccati dalla città, la vita è resa problematiche dalle assenze: dai servizi socio-sanitari, alla gestione delle strade, dallo smaltimento dei rifiuti, all’assenza di ordine pubblico. Considerato che l’Autorità palestinese non ha nessuna legittimità giuridica in queste aree, i sobborghi palestinesi sembrano più terre di nessuno che altro…

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