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Verso la rifondazione del femminismo italiano

Con l’Assemblea nazionale del movimento “Non una di meno”, svoltosi a Bologna, si apre una nuova fase storica.

 

di Marco Marano

Bologna, 7 febbraio 2017 – «Da marea a oceano: siamo tempesta e nessuno scoglio ci potrà fermare». Con questo slogan si è chiusa domenica scorsa l’Assemblea nazionale del nascituro movimento femminista italiano Non una di menoche si è svolto tra il 4 e 5 febbraio nella città universitaria di Bologna, in una sede dell’Alma Mater. Un’assemblea partecipata da molte parti d’Italia, anche se prevalentemente dal centro-nord, nata dall’esigenza di dare corpo, anima e piano d’azione alla manifestazione romana del 26 novembre, quando ventimila donne sfilarono per urlare la loro protesta contro il femminicidio.

Un programma femminista per cambiare le coseBologna_non_una_di_meno_1_tris

L’assemblea nazionale si è sviluppata nella logica di individuare otto punti programmatici su cui costruire il “Piano femminista antiviolenza”, da proporre alle istituzioni e alle forze della società che possano condividere tale percorso. In tal senso il numero 8 diventa centrale nella simbologia della manifestazione, perché è proprio attraverso gli 8 tavoli di lavoro che i punti verranno individuati e tracciati, per portarli allo sciopero globale dell‘8 marzo, festa della donna. Si perché quel giorno il concetto di festa verrà ribaltato con la proposta di astensione a tutte le donne italiane  da ogni attività produttiva e riproduttiva, come da ogni attività di consumo, in tutti i luoghi e rispetto a tutte le posizioni sociali. Una iniziativa come quella svoltasi in Bulgaria che ha avuto l’adesione già di oltre trenta paesi. I tavoli che si sono costituiti sono: Lavoro e Welfare, Salute, Educazione alle differenze, Sessismo nei movimenti, Legislativo-Giuridico, Narrazione della violenza attraverso i media, Femminismo migrante, Fuoriuscita dalla violenza. Elisa Coco, attivista del movimento ci dice: «Il nostro intento, come movimento politico, non è quello di soffermarsi solo sul tema del femminicidio, ma collegare tutte le forme di violenza sociale sulla donna. C’è l’ambito legato al mondo del lavoro, c’è quello legato alle carenze del welfare… E poi c’è tutto il tema dei media, cioè sul tipo di visione della donna che esce fuori dal sistema mainstream».

La nuova fase storica del femminismo italianoBologna_non_una_di_meno_4_tris

Il femminismo italiano riprende il suo cammino attraverso questa nuova fase storica, raccogliendo al suo interno tre generazioni di donne: dal mondo studentesco alle quarantenni attiviste in varie organizzazioni di base, fino alla generazione degli anni settanta. Associazioni antirazziste, centri anti-violenza, sindacati di base, collettivi studenteschi, ed una costellazione di organismi della società civile hanno aderito, cercando un confronto tra sensibilità e prassi di lavoro e di lotta, senza appiattimenti politici di nessun genere. «Il nostro è un movimento che nasce dal basso, – spiega Elisa Coco – intrecciando esperienze legate all’attivismo ma non assimilabili all’interno di un processo istituzionale. Non siamo interessati a legarci a questo o quel partito poiché lavoriamo sui contenuti, innescando un conflitto, se è necessario, con chiunque. Noi agiamo dall’esterno della politica istituzionale, con una forte carica conflittuale»In questo nuovo movimento femminista italiano, che unisce tre generazioni, c’è una forte componente ideologica. Sono donne queste schierate contre le politiche neoliberiste, che combattono contro i muri, il razzismo e la xenofobia. Vogliono una società aperta, una società dei diritti, dove i più deboli siano salvaguardati, dove si intervenga sulle diseguaglianze…

Le onde dell‘oceanoBologna_non_una_di_meno_7

Il percorso che ha portato all’appuntamento di Bologna è stato implementato da assemblee locali in molte città, dove sono stati dibattuti i temi e le diverse prassi di lavoro dei singoli contesti locali: «Prima dell’Assemblea nazionale di Bologna, – sottolinea Elisa Coco –  in molte città come Milano, Firenze, Padova, Roma, Napoli e altre ancora sono state fatte delle assemblee dove si è discusso dei temi relativi ai tavoli»E certo che lo sciopero globale dell‘8 marzo può rappresentare il momento in cui il movimento potrà essere lanciato con una sua struttura programmatica. A Roma è fissata a  un nuova fase a partire dal 22 e 23 aprile, quando il Piano Femminista Antiviolenza verrà chiuso, per presentarlo ufficialmente alle istituzioni. Da lì in poi le onde delll’oceano cercheranno di “investire” l’intera società italiana…

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